Lunedì 01 gennaio 2024

Ottava del Natale nella circoncisione del Signore

Per introdurci

Iniziando il nuovo anno, come è tradizione per volontà di San Paolo VI, celebriamo anche la giornata mondiale di preghiera per la pace. Volentieri aderiamo a questa iniziativa, ricordando che già nella notte abbiamo vegliato pregando per la pace e che altre iniziative seguiranno questo momento. Credo che la preghiera per la pace sia da tenere sempre in massima considerazione. Invito tutti a leggere con attenzione e a meditare il discorso che il Santo padre ha voluto dedicare, quest’anno, ad un tema attualissimo e dalla portata enorme: l’intelligenza artificiale relazionata al mondo della pace. Il tema è molto complesso, perché nemmeno la definizione di intelligenza artificiale è univoca: sono molte le definizioni che si possono dare anche in base al diverso utilizzo che se ne prevede. Nel passo centrale del discorso troverete l’affermazione cardine: occorre coltivare “il senso del limite” se non vogliamo che anche questo argomento ci travolga e ci schiacci. Così cerchiamo di rileggere anche da questo punto di vista le scritture di questo primo giorno dell’anno.

Leggi la Parola di Dio

LETTURA Nm 6, 22-27
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

SALMO Sal 66 (67)

Dio ci benedica con la luce del suo volto.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
e lo temano tutti i confini della terra. R

EPISTOLA Fil 2, 5-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

VANGELO Lc 2, 18-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Una benedizione

Il primo testo biblico, quello dei Numeri, contiene una bellissima benedizione che il popolo di Dio riceve da Mosè. Una benedizione per dire all’uomo che non è solo, ma ogni istante della sua vita è accompagnato da Dio, che fa risplendere il suo volto su di lui, lo protegge con la sua mano, continua a camminare con lui, nei diversi sentieri della storia. Perché un uomo chiede una benedizione? Perché anche noi chiediamo una benedizione per noi, per le nostre persone, per gli ambienti che frequentiamo, nei quali viviamo, lavoriamo, ci divertiamo? Perché riconosciamo il nostro limite. Chiedere una benedizione è come dire a Dio: riconosco il mio limite, so che senza di te non posso farcela, so che arrivo solo ad un certo punto, so che senza di te io non riesco a fare nulla e, per questo, chiedo la tua benedizione. Richiedere una benedizione non è, quindi, atto scaramantico: prendiamo la benedizione perché non si sa mai come va a finire! Chiedere una benedizione è chiedere a Dio di accompagnarci nelle cose della vita, nelle realtà di ogni giorno, nel lavoro come negli affetti. Riconoscendoci poveri, riconoscendoci piccoli, noi chiediamo a Dio la benedizione su di noi, sui nostri cari, per i nostri ambienti. È per questo che, proprio oggi, primo giorno dell’anno nuovo, la chiesa ci dice che anche questo tempo che ci viene donato inizia con una benedizione. Benedizione che ha raggiunto la maggior parte di noi in avvento, mentre altri la riceveranno in quaresima, proprio per dire che noi ci sentiamo accompagnati dalla presenza del Signore.

Un rito antico

Realtà che ha coinvolto la stessa santa famiglia di Nazareth. Come abbiamo sentito nel vangelo – in realtà non solo in questo passo – la Santa Famiglia ha sempre onorato e rispettato la legge antica, vivendo con rispetto tutte le tradizioni e tutte le sue prescrizioni. Certamente il Signore non ne aveva bisogno, ma accettando di vivere tutte queste cose, professa il suo rispettare il senso del limite umano. Il Signore che ah abbracciato l’umanità, Maria e Giuseppe che condividono, con tutti gli uomini il dono della vita e la responsabilità di essa, pur sentendosi benedetti in forma singolare dalla scelta di Dio, continuano a sperimentare il senso del limite e, per questo, cercano quella benedizione di Dio che rende la vita bella, buona, santa. Nelle tradizioni della fede, nelle tradizioni di un popolo, si sperimenta anche questo: l’affidare il proprio limite a Dio. Dio, infinito e illimitato per definizione, sceglie la finitudine e sceglie di sperimentare lo stesso senso del limite che provano tutti gli uomini per salvare tutta l’umanità e per portare a termine il processo di redenzione dell’uomo. Tutta la vita e l’esperienza della Santa famiglia saranno segnate da questo senso del limite, come anche la stessa esperienza del Signore Gesù che accetterà fino all’ultimo quel limite umano liberamente assunto e volontariamente redento.

I sentimenti

Questo sentimento di Cristo, insieme, ovviamente, agli altri sentimenti di Cristo, è quello che siamo invitati a sperimentare e a provare nel nostro percorso di vita e proprio in nome della nostra fede. Tutti i sentimenti ma, come ricorda anche il Papa nel suo discorso, soprattutto la comunione, la condivisione, la vicinanza, la fratellanza, il perdono, la compassione, la vicinanza… non possono essere che sentimenti provati dall’uomo nell’intimo della sua coscienza. Nessuna realtà artificiale – che è realtà di calcolo –  potrà provare questi sentimenti che sono il prodotto di molte cose: il sentire personale, le situazioni che si creano, la cultura e l’ambiente che ha formato una persona e che l’ha resa più o meno sensibile ad alcuni valori…  Queste realtà importantissime non sono certo il calcolo di un algoritmo, o di una intelligenza artificiale che, per quanto possa fare, è sempre realtà artificiale, creata dall’uomo, in grado di sostituirlo in molte cose, ma lontana da quel cuore, da quei sentimenti che sono la vera ricchezza dell’umano. Ricchezza che imprime in ciascuno anche un limite: i sentimenti, lo sappiamo bene, sono anche causa di grande sofferenza. Fu così anche per Gesù. Così è anche per noi.

Per noi e per il nostro cammino

Sostenuti da queste scritture, torniamo al discorso del Papa: il santo Padre invita, certo, ad utilizzare l’intelligenza e a continuare quella ricerca che è connaturata alla stessa natura umana: da che mondo è mondo l’uomo studia e ricerca per migliorare la sua vita. Se tutto questo è non solo legittimo ma, soprattutto buono, è però giusto che l’uomo sperimenti un “senso del limite”. L’uomo, come tale, non si scopre infinito, ma finito; non illimitato, ma limitato; non eterno ma temporale. È questo senso del limite che deve far riflettere l’uomo per capire anche dove, in campo di intelligenza artificiale, è bene porre un limite.

Alcune questioni aperte, per ora.

È bene lasciare che l’intelligenza artificiale non abbia regole e spazi ovunque? Questo come si rapporta ad alcuni temi etici fondamentali? Per esempio rispetto all’educazione, per esempio rispetto alla discriminazione sul lavoro per esempio rispetto ad alcuni temi economici. È bene che acceda all’istruzione, all’educazione, ad alcune possibilità di cura o ad alcune realtà economiche solo chi viene giudicato degno da una macchina? Non si rischia di creare ancora più divario, di escludere ancora più gente da quelle realtà che di fatto, garantiscono la vita? Che dire poi di una possibilità di recupero, di riedificazione per chi avesse sbagliato e sprecato già alcune possibilità? È giusto che sia impedito in questo cammino di riscatto chi non rientra in alcuni parametri fissati da un’intelligenza artificiale? Ecco perché il tema è delicatissimo e porre un limite all’utilizzo delle intelligenze artificiali, pare doveroso. Che dire poi in relazione alla pace, sapendo che un’intelligenza artificiale potrebbe anche rispondere comportandosi come in caso di guerra di fronte ad una minaccia solo presunta ma scambiata per reale? Una cosa è la capacità di calcolo, altra cosa è la capacità di discernimento. L’uomo possiede entrambe queste realtà, ma trasferirle ad una macchina è altra cosa. Se si tratta di calcolo, se si tratta di comparazione, se si tratta di studio dei comportamenti che diventano prevedibili in base al modo con cui una persona agisce, è un conto, ma se si travalica nel campo delle riflessioni, delle interpretazioni, è, evidentemente molto più complesso e molto più difficile. Ecco il primo richiamo del papa che credo tutti dobbiamo fare nostro: impariamo a coltivare il senso del limite a livello personale e cerchiamo di trasferirlo anche alle realtà che abitiamo. Tutte buone ed importanti, eppure tutte limitate, tutte parziali.

Un secondo richiamo dal santo Padre. Tutti i popoli e gli stati ricorrono a sistemi di armamento sempre più sofisticati e tecnologici, con un investimento economico enorme che sottrae risorse ad altri interventi. Il papa pone una domanda: è giusto costruire armamenti e macchine alle quali delegare la difesa? Certe che queste non saranno mai in grado di avere quei sentimenti preziosi che abbiamo citato, ma solo calcolare ed agire in base al risultato di un calcolo. Certamente questi strumenti sono  avanzatissimi, ma esisteranno mai “armi intelligenti” come spesso si dice? Sarano mai in grado di “difendere” senza attaccare? Ovviamente l’uso non potrà essere lasciato in balia del calcolo dell’intelligenza artificiale.

Credo che queste questioni siano davvero molto complesse e meritino attenzione nei prossimi anni.

Preghiamo il Dio della pace perché venga al suo popolo  che, senza di Lui, si smarrisce. Preghiamo il Dio di ogni pace perché tutti noi possiamo davvero convertirci e capire che non è la possibilità creata a dire la bontà di una realtà, ma l’uso che di essa ne viene fatto.

Chiediamo a Dio, datore di pace, di donare a noi la sua Pace.

2024-01-23T03:24:07+01:00