Domenica 01 ottobre 2023

5° Domenica dopo il martirio

Per introdurci

  • Come intendere la libertà?
  • In che cosa consiste la libertà del credente?

Credo che, su questo tema, tutti abbiamo un nostro pensiero e un nostro modo di vivere e di interpretare la domanda che si impone ad ogni coscienza credente. La religione, di per sé, appare proprio come il contrario della libertà. Lo dice la parola stessa: “re-ligo”, da cui religione, vuol dire legare insieme e, difatti, l’insieme dei credenti è l’insieme di coloro che si sono legati insieme e che hanno accettato una visione della vita, delle cose, della stessa libertà. Come si coniuga, dunque, la religione con il tema della libertà del credente?

La Parola di Dio 

LETTURA Dt 6, 4-12
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile».

SALMO Sal 17 (18)

Amo il Signore e ascolto la sua parola.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. R

Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura. R

Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R

EPISTOLA Gal 5, 1-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia. Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità. Correvate così bene! Chi vi ha tagliato la strada, voi che non obbedite più alla verità? Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama! Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta. Io sono fiducioso per voi, nel Signore, che non penserete diversamente; ma chi vi turba subirà la condanna, chiunque egli sia. Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della croce. Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

VANGELO Mt 22, 34-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Vangelo

È la domanda che spesso hanno posto a Gesù, in vario modo, in momenti diversi del suo ministero. Comprendiamo così il vangelo. Un maestro, una persona non solo che sa, che ha studiato ma, diremmo, una coscienza fine, una coscienza capace di farsi domande, si presenta a Gesù per porre la questione: “qual è il grande comandamento?” a quest’uomo non sfugge la verità delle cose: egli, come uomo, sente forte il richiamo della libertà e, d’altronde, come fedele e come uomo che ha una posizione particolare in Israele, conosce bene la legge di Mosè e tutti i suoi precetti. Ecco il perché della domanda che noi potremmo porre anche così: c’è un modo per armonizzare ciò che sente l’animo umano, e cioè la chiamata alla libertà, con ciò che propone la fede e che si esprime nella “regola” che la fede stessa si dà? Esiste un modo per salvaguardare ciò che l’animo umano avverte e, al tempo stesso, non perdere quella visione di fede sulla vita, sulle cose, sul mondo stesso che rende più veri e belli i giorni? Gesù accoglie la domanda perché vede tutta l’intelligenza e la finezza di quest’uomo. Come solo lui sa fare, risponde. Risponde rimandando quest’uomo a ciò che sa già, a ciò che era già contenuto nel primo testamento, ovvero la sintesi dei comandamenti che Mosè aveva insegnato: l’amore. Gesù fa appello a questa forza dell’uomo che è l’unica che permette di tenere insieme i due poli della questione. È l’amore che spinge a fare opere, a giocarsi, a impegnarsi nelle cose più disparate della vita. Questo medesimo amore è ciò che avvicina a Dio. Dunque tutto ciò che proviene dal cuore, tutto ciò che l’uomo fa per amore è buono e risolve qualsiasi dilemma: ciò che l’amore è in grado di fare è sempre sintesi di ciò che si prova e di ciò in cui si crede. La libertà, quando è vera, quando è piena, quando vuole essere autentica, deve essere libertà che ama. Quando la coscienza di un uomo si determina in questo modo, non sbaglia mai. Quando la coscienza, invece, è motivata da altro o ricerca altro, quando si sottrae a quel compito di amore per il quale è stata creata, ecco sorgere il problema. Ed ecco il perché della legge antica, lascia intendere Gesù. Essa doveva avere il ruolo di maestro, il ruolo di condurre l’uomo ad una piena affermazione della sua libertà, la cui essenza è l’amore. Poiché il peccato rovina questa possibilità dell’uomo e lo porta lontano da quell’amore per il quale è stato creato, ecco i comandamenti. Indicazione preziosa perché l’uomo ritorni a quell’agire per amare per il quale è stato creato. Non legge austera, non legge estrinseca all’uomo stesso, ma espressione di quel benevolo e paterno richiamo di Dio che, facendo ritornare l’uomo a sé, lo rende grande proprio nella capacità di amare. Chi si accosta all’amore di Dio ne viene, in qualche modo, trasformato. Chi va lontano dall’amore di Dio, mortifica sé stesso, la sua capacità di amare, la sua libertà e, quindi, la sua umanità.

Deuteronomio

Lo aveva capito molto bene Mosè, un uomo libero. Libero di fare molte cose, libero di decidere di sé stesso, libero anche nella sua fede. La storia di quest’uomo parla forte. Un ebreo, che cresce nella casa di faraone e che assume usi e costumi degli egiziani. Un uomo onesto, libero, appunto, che interviene in favore di un uomo quando vede un’ingiustizia grande e, tuttavia, uccidendo un altro uomo. Fatto che lo manda in crisi, fatto che sta all’origine di quella fuga che diventa, per Mosè, anche il momento del recupero della sua fede e della sua libertà. Sarà proprio per il recupero di questa sua fede e di questa sua libertà che egli diventerà colui che riporta tutto il popolo di Israele nella terra della libertà o, se vogliamo, colui che ridona a tutto il popolo la libertà in quanto tale. Non per niente è chiamato anche il liberatore. Memore di questa sua vicenda, Mosè insegnerà ad avere la fede come criterio, come punto di riferimento delle proprie azioni. Quei piccoli rotoli della scrittura che gli ebrei effettivamente portano sulla fronte, sul braccio, sugli occhi, sul cuore, indicano che solo la fede, solo la parola di Dio, quando è custodita con attenzione ed interpretata con verità, porta l’uomo verso il compimento della sua libertà. La Parola di Dio, poiché è fonte di amore, diventa criterio guida per le scelte di ogni giorno. Il ricordo della fede, se vissuto con questa intensità, diventa occasione per una libertà che, sempre, si educa a tendere al vero, al bello, al buono.

Galati

San Paolo è cresciuto in questa fede, è cresciuto in questa regola di vita, eppure, al pari di moltissimi ebrei, ha perso il gusto per la libertà riducendo la sua fede ad una legge, un insieme di regole da seguire e da far seguire con qualsiasi mezzo, anche con la forza. È solo l’incontro con Cristo, che insegna il comandamento dell’amore come sintesi della legge mosaica, che San Paolo ritorna al cuore della sua fede e comprende che la religione, quando è vera, quando è profonda, diventa incontro con l’Amore di Dio e, per questo, non può far altro che insegnare ad amare. Così interpretata, la legge non è più un peso sotto il quale stare, ma una forza dirompente di amore che illumina tutta la vita e che rende ogni atto libero, generoso, gratuito, attestazione di quell’amore che si è ricevuto e che può diventare la ragione di ogni vita. Ecco perché Paolo non capisce la posizione di chi, essendo diventato cristiano ed avendo imparato questa legge di amore, vive dimentico di essa. Per Paolo è inaccettabile sia la posizione di chi torna ad una logica di legge simile a quella ebraica, sia la posizione di coloro che fanno della propria libertà il pretesto per fare ciò che si vuole. Le due posizioni sono entrambe inconciliabili e inammissibili. Per San Paolo il cristiano, il battezzato, vive in Cristo, è chiamato a vivere come Cristo, è chiamato a diventare strumento del suo stesso amore. Rinunciare a questo, in fondo, equivale ad un rinunciare a vivere. Il cristiano, liberato dal peccato in forza dell’amore di Cristo, non può che vivere amando Dio e, in Lui, l’uomo. Esattamente come Mosè aveva intuito ed insegnato.

Per il nostro cammino

Credo che anche noi abbiamo elementi sufficienti per riflettere e per impostare bene la questione. Noi viviamo in un mondo dove certamente la libertà è a servizio “delle opere della carne”, per dirla con san Paolo, cioè è a servizio completo dell’egoismo dell’uomo che porta a soddisfare qualsivoglia ricerca di piacere personale ma a non essere altrettanto attenti alle esigenze degli altri. O, se vogliamo dirla con Mosè, non facciamo della Parola di Dio il punto di riferimento per capire come guardare le cose, come giudicare le cose, come interpretarle alla luce di quella intelligenza della fede che, invece, dovrebbe essere per tutti i credenti e per tutti i fedeli punto di riferimento imprescindibile. Siamo cioè anche noi nella posizione di chi vede i comandamenti – che però neppure ricordiamo –  come una sorta di legge che “rilega”, che obbliga, che chiude. Siamo molto lontano dal vivere quella parola evangelica che abbiamo ascoltato, che conosciamo bene e che non mettiamo in pratica. Ecco perché la settimana che si apre, la settimana della Madonna del Rosario, potrebbe essere, per noi tutti, una settimana di richiamo a quell’amore di Dio che, poi, apre i confini a quell’amore del prossimo che è la testimonianza più bella, più vera, più incisiva dell’autenticità della nostra fede. In questa settimana tutti siamo chiamati a vivere con più attenzione quel rapporto con la Parola di Dio che è liberazione – ecco il percorso degli esercizi. Siamo chiamati ad un incontro con Gesù Cristo che rende libero il cuore dell’uomo – è l’invito pressante a Messa che vi continuo a fare.

Siamo chiamati ad un confronto costante con la fede di Maria, che ci guida verso il Signore. Perché Maria è così grande? Perché la onoriamo in diversi modi, con diversi titoli e, soprattutto, con questo amare per il rosario? Perché Maria ha amato, ha molto amato e, per questo, è stata profondamente libera. Libera di accogliere, libera di generare, libera di vivere, libera di accompagnare altri alla medesima scoperta di amore che aveva guidato i suoi giorni. Ci aiuti, allora, Maria, ci aiuti la Vergine del Rosario a capire che siamo tutti chiamati ad un itinerario di libertà che è anche un itinerario di amore. Scopriremo così che essere dentro uan religione, “rilegarsi” non è altro che essere chiamati ad onorare Dio con amore, per diventare uomini capaci di amare, nel suo nome, altri uomini.

2023-09-29T12:38:48+02:00