2° Domenica dopo Pentecoste
Introduzione
- Ci vergogniamo forse del vangelo?
- Per che cosa ci affanniamo?
- Sapremmo distinguere i benefici che Dio ci dona e sapremmo dirli?
Sono tre e sono precise le provocazioni delle letture di oggi. A partire da una sintesi che è mirabilmente suggerita dal Vangelo, appare chiaro, oggi, che sono molti, differenti e preoccupanti i modi con cui ci si affanna nella vita. Ci si affanna per il lavoro e per lo studio, per una posizione più avanzata di un’altra; ci si affanna per ciò che si deve a tutti i costi possedere; ci si affanna di fronte ai normali ostacoli della vita che, anche per i più giovani, rischiano di essere, oggi, montagne insormontabili. Così, a causa dell’educazione oggi di moda, si affannano anche i bambini, già alle prese, nonostante la loro età, non solo con una serie di impegni che sarebbe tipica della vita adulta, ma anche con un’ansia da risultato che non ha pari.
La Parola di Dio
LETTURA Sir 16, 24-30
Lettura del libro del Siracide
Ascoltami, figlio, e impara la scienza, e nel tuo cuore tieni conto delle mie parole. Manifesterò con ponderazione la dottrina, con cura annuncerò la scienza. Quando il Signore da principio creò le sue opere, dopo averle fatte ne distinse le parti. Ordinò per sempre le sue opere e il loro dominio per le generazioni future. Non soffrono né fame né stanchezza e non interrompono il loro lavoro. Nessuna di loro urta la sua vicina, mai disubbidiranno alla sua parola. Dopo ciò il Signore guardò alla terra e la riempì dei suoi beni. Ne coprì la superficie con ogni specie di viventi e questi ad essa faranno ritorno.
SALMO Sal 148
Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
Lodatelo, sole e luna
lodatelo, voi tutte, fulgide stelle. R
Lodatelo, cieli dei cieli,
voi, acque al di sopra dei cieli.
Lodino il nome del Signore,
perché al suo comando sono stati creati. R
Lodate il Signore dalla terra,
mostri marini e voi tutti, abissi,
fuoco e grandine, neve e nebbia,
vento di bufera che esegue la sua parola. R
Monti e voi tutte, colline,
alberi da frutto e voi tutti, cedri,
voi, bestie e animali domestici,
rettili e uccelli alati. R
EPISTOLA Rm 1, 16-21
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: «Il giusto per fede vivrà». Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata.
VANGELO Lc 12, 22-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta».
Vangelo
Gesù vede le medesime cose nel suo tempo. Certo non con le modalità o con gli eccessi di oggi, ogni epoca ha la sua modalità di affannarsi e i suoi eccessi. Partendo da quello che vede, Gesù descrive l’atteggiamento di fede che, invece, deve avere il credente.
“Non preoccupatevi di ciò che mangerete e indosserete. La vita non vale più del vestito?”. Ovviamente il Signore sa bene che la vita di ogni uomo ha queste necessità, ma smaschera l’atteggiamento di chi fa di queste cose oggetto di ricerca spasmodica. Un conto è la programmazione, un conto è la gestione ordinata della vita, altra cosa è l’affanno, la ricerca di qualcosa sempre un poco più in là e spasmodica. Gesù richiama l’atteggiamento del credente. Egli partecipa a tutte le cose della vita degli uomini, ma in modo ordinato, evitando di creare preoccupazione per le cose della vita che certamente hanno un loro valore, ma non devono avere il primo posto. Così il Signore richiama che l’oggetto della cura e della preoccupazione dell’uomo che crede in Dio, dovrebbe essere proprio la vita e la difesa della dignità della vita. Realtà che, evidentemente già allora, non era così diffusa.
“Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la vita”. È una seconda provocazione. Da sempre l’uomo vive la morte come un nemico e questo è tipico anche dell’uomo di fede. Tuttavia l’uomo di fede vive la vita come un dono, sa che i giorni di ogni esistenza sono fissati, sa anche di non poter fare molto per allungare la propria esistenza. La professione di fede del credente consiste proprio in questo: la vita è un dono, va riconosciuta come dono, va vissuta come tale. Non è tipico di chi ha fede darsi da fare e magari rovinarsi per fare ciò che non è possibile fare: allungare, di poco anche la vita. Il credente si pone come punto di riferimento, perché insegna anche ad altri ad accettare non solo che ciascuno abbia una sua misura di vita, ma anche che essa trascorra non al riparo da tutte quelle difficoltà e pensieri che la possono turbare.
“Certate prima il regno di Dio, tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”. Dopo due paragoni in negativo, che dicono cosa non bisogna fare, ecco la proposta del Signore: cosa significa cercare il regno di Dio? molto spesso il Signore ne ha parlato, ricordando che il regno di Dio è la sua stessa persona. È come se Gesù avesse detto: in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni condizione, cercate prima la mia presenza, tutto il resto viene dopo. È l’insegnamento di chi vive con fede. Quando uno vive con fede, quando uno cerca il Signore, vive in modo interiormente ordinato tutte le cose. Sa accettare le sconfitte, sa dare il giusto ordine ad ogni cosa, non vive di esagerazioni, non sovverte l’ordine delle cose. Il credente è un uomo esemplare proprio per questo e in questo si differenzia da “pagani” che vivono di esagerazioni, senza un ordine interiore, appassionandosi spasmodicamente a molte cose ma perdendo l’essenziale.
Epistola
È la proposta che Paolo riassume con la sua predicazione. “Io non mi vergogno del Vangelo…”. di fronte ad un mondo e a più culture diverse, Paolo ripropone lo stile di vita evangelico, appunto lo stile di chi ha un ordine interiore, lo stile di chi sa dare il giusto peso ad ogni cosa, lo stile di chi non vive di esagerazioni. Per Paolo non vergognarsi del Vangelo è acquisire uno stile di vita diverso che, in qualsiasi cultura e in qualsiasi tempo sappia dire a tutti che da credere in Dio e dal cercare dove Dio si rende presente nel proprio tempo, dipende un modo di vivere. Paolo insegna anche che i benefici di Dio sono presenti nel mondo in generale e nella vita di ciascuno in particolare. È per questo che invita i credenti a ricercare e a scoprire come Dio si rende presente nelle loro esistenze, con quali benefici concreti, con quale attenzione pratica.
Siracide
Questo contenuto è quello predicato dal Siracide. Partendo dal presupposto che tutto, nella creazione dipende da Dio, il sapiente invogliava i suoi ascoltatori a cercare quali benefici di Dio si irradiano sulla vita di ciascuno. Senza questa consapevolezza, senza questa ricerca continua di come Dio si rende presente nella vita di ciascuno, si perde la fede. È per questo che anche il sapiente stigmatizzava come privo di fede l’atteggiamento di chi pensa che le cose abbiano una loro sussistenza e non un’unica origine di amore, come anche l’uomo che ragiona solo in base a sé stesso senza aprirsi al gusto della trascendenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Riprendiamo le domande originarie.
Ci vergogniamo, forse del Vangelo?
Si vergogna del vangelo chi vive di esagerazioni, chi passa da un’ansia all’altra, chi insegue le cose, chi non difende la vita, chi non sa riconoscere i benefici di Dio per la propria esistenza. La definizione è oltremodo chiara, ma non è forse vero che a volte siamo noi a vivere così? Non è forse vero che lo stile del pagano contagia quello del cristiano? Quanti di noi, infatti, vivono di esagerazioni. Quanti di noi vivono istante per istante, senza nessun progetto, senza nessuna domanda esistenziale sulla propria origine, sulla direzione da prendere nella propria vita. Quanti di noi vivono male perché non liberi, non riconciliati con sé stessi, soprattutto senza quell’ordine interiore che permette di dare un senso alle cose. L’ordine interiore è frutto della fede. Quando un uomo prega, quando si interroga di fronte al mistero di Dio, l’uomo diventa capace di ascolto e sa vivere la fede con questo ordine interiore per cui ogni cosa acquista la giusta visione e il giusto posto. Vergognarsi del Vangelo non consiste, quindi, nel vergognarsi di partecipare ad un liturgia o ad un proposta cristiana. Piuttosto è vivere senza uno stile di vita propriamente riconciliato, vivere inseguendo le cose, vivere presi dall’ansia.
Per che cosa ci affanniamo?
Così possiamo riprendere la seconda domanda. Premesso che credo vero in generale che ci lasciamo prendere da uno stile di vita pagano, sarebbe bello verificare per che cosa ci affanniamo, cosa ci attira così tanto da mettere a repentaglio l’rodine interiore della vita. Sono le cose? È l’apparire? È il mostrarsi a tutti i costi all’altezza delle situazioni? È l’inseguire un’eterna giovinezza? È l’ambizione per la carriera? La cura spasmodica della salute? È l’accumulo dei beni? Le domande potrebbero essere tante altre, perché sono molti i “capitoli” sui quali proviamo ansie e difficoltà grandi.
- Sapremmo dire come Dio si prende cura della nostra vita?
Credo che manchi un po’ a tutti un vero sguardo di contemplazione, anche rispetto al creato. Noi siamo più fruitori delle cose e del creato stesso che non gente capace di contemplare ciò che il Signore fa ogni giorno per noi e rinnova ogni giorno per noi. Papa Francesco ha speso parole mirabili su questo tema, invitando ciascuno di noi a non essere preso dalle cose, ma a contemplare la presenza di Dio in ogni cosa. Realtà che ci vede sempre meno partecipi.
Forse, oggi, tutti dobbiamo sentirci un po’ pagani. Forse, oggi, tutti dobbiamo comprendere che lo spirito del paganesimo contagia anche noi e non solo quelli che sono intorno a noi. Chiediamo al Signore questa grazia: la grazia di cercare, anzitutto, il regno di Dio, forse tutto potrebbe ripartire proprio dalla riscoperta della centralità della domenica e dalla presenza eucaristica nelle nostre vite. Cercare prima il regno di Dio è anzitutto questo!
Ringraziamo il Signore per la parola ricevuta e cerchiamo di vivere ricercando e rimotivando continuamente la ricerca di Dio nelle nostre vita. È solo questo che ci può rendere riconciliati con noi stessi, felici, unificati, sereni.