Sabato 02 agosto

Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – Sabato 

La spiritualità di questo giorno

Le letture di oggi, come è facilmente capibile, ruotano tutte attorno all’istituto del nazireato.

La Parola di questo giorno

LETTURA Nm 6, 1-5. 13-21
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti, non berrà aceto di vino né aceto di bevanda inebriante, non berrà liquori tratti dall’uva e non mangerà uva, né fresca né secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vite, dai chicchi acerbi alle vinacce. Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è votato al Signore, sarà sacro: lascerà crescere liberamente la capigliatura del suo capo. [Questa è la legge per il nazireo: quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all’ingresso della tenda del convegno; egli presenterà l’offerta al Signore: un agnello dell’anno, senza difetto, per l’olocausto; una pecora dell’anno, senza difetto, per il sacrificio per il peccato; un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi di fior di farina, di focacce impastate con olio, di schiacciate senza lievito unte d’olio, insieme con la loro oblazione e le loro libagioni. Il sacerdote le offrirà davanti al Signore e compirà il suo sacrificio per il peccato e il suo olocausto; offrirà l’ariete come sacrificio di comunione al Signore, oltre al canestro degli azzimi. Il sacerdote offrirà anche l’oblazione e la sua libagione. Il nazireo raderà, all’ingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato, prenderà la capigliatura del suo capo consacrato e la metterà sul fuoco che è sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prenderà la spalla dell’ariete, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata azzima e le porrà nelle mani del nazireo, dopo che questi avrà rasato la capigliatura consacrata. Il sacerdote le presenterà con il rito di elevazione davanti al Signore; è cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto della vittima offerta con il rito di elevazione e la coscia della vittima offerta come tributo. Dopo, il nazireo potrà bere vino. Questa è la legge per il nazireo che ha promesso la sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che è in grado di fare in più, secondo il voto che avrà emesso. Così egli farà quanto alla legge del suo nazireato”».]

SALMO 95 (96)

Cantate al Signore e annunciate la sua salvezza.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi. R

Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

EPISTOLA Eb 12, 14-16
Lettera agli Ebrei

Fratelli, cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio. Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati. Non vi sia nessun fornicatore, o profanatore, come Esaù che, in cambio di una sola pietanza, vendette la sua primogenitura.

VANGELO Lc 1, 5-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Numeri

Il Nazireato è un’antichissima forma di voto. Come abbiamo sentito poteva anche essere un voto fatto fin dal seno materno: si poteva cioè consacrare un bimbo che ancora doveva nascere a Dio. Il voto consisteva nel non radersi mai il capo, come segno esteriore di consacrazione e nell’osservanza di strette norme morali, simboleggiate dall’attenzione all’alimentazione. Il nazireo non beve vino né liquori né bevande inebrianti. Il nazireo conserva così la purezza del suo cuore per consacrarsi totalmente a Dio. Sono segni. Segni che magari noi non comprendiamo ma che dicono il desiderio di consacrarsi al Signore in modo del tutto particolare. È la consacrazione che avviene attraverso l’emissione di un voto.

Vangelo

Il Vangelo mostra un altro aspetto di questa consacrazione. Giovanni il Battista viene consacrato a Dio in questo istituto ancora prima della sua nascita. Come era possibile già secondo la narrazione del Primo Testamento. Solo che qui a consigliare questa consacrazione non è solo il desiderio di un padre o di una madre, ma è la stessa parola dell’Angelo nel momento stesso della rivelazione a Zaccaria. Parola dell’Angelo ovvero parola di Dio, dal momento che l’Angelo è l’emissario di Dio, il rivelatore della Parola del Padre. Giovanni il Battista è, dunque, consacrato al Signore fin dal seno materno. La sua futura vita e missione di profeta passano proprio di qui.

Ebrei

La lettera agli Ebrei insiste su un altro concetto più generale, ovvero il concetto di piacere a Dio. Il battezzato è colui che deve piacere al Signore e, per questo, vive in modo da non dispiacere mai a Dio. La consacrazione battesimale comporta precise scelte che possono spingere anche nella direzione del voto. L’importante è sentirsi sempre consacrati a Dio e vivere una vita degna della vocazione ricevuta.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Mi sento consacrato a Dio?
  • Come vivo il mio cammino di appartenenza a Dio?

Vi invito a riflettere in due direzioni diverse.

La prima riguarda, di per sé, già il nostro Battesimo. Noi tutti siamo consacrati a Dio mediante il Battesimo. La stessa unzione che abbiamo ricevuto nel Battesimo dice che noi siamo consacrati a Dio per sempre. Credo che, a noi che siamo cristiani adulti, sia richiesta particolare coerenza per vivere bene questa consacrazione della nostra anima, della nostra persona. Consacrazione che dobbiamo portare avanti tutti i giorni della nostra vita, senza mai venire meno alla grazia battesimale che abbiamo tutti ricevuto. È un impegno, certamente, ma è anche una grazia da chiedere con insistenza. Preghiamo perché ci sia dato il dono della coerenza e della responsabilità per vivere bene questa consacrazione avvenuta un giorno lontano nel tempo.

Dall’altro lato vorrei che riflettessimo sul valore dei “voti”. Veniamo da una cultura di fede nella quale “fare un voto” era un modo certo popolare ma molto efficace di esprimere a Dio richieste estremamente serie per sé o per i propri cari. Abbiamo molte generazioni che, di fronte alle difficoltà della vita, hanno espresso un voto a Dio, alla Madonna, ai santi. Abbiamo luoghi di fede che sono nati proprio da un voto. Abbiamo la tradizione dei cosiddetti “ex-voto”. Ma che fine ha fatto tutto questo? Mi pare che non sia più molto “di moda” emettere un voto, legarsi a Dio per una richiesta di particolare intensità, dare a Dio qualcosa di nostro per rendere una preghiera più forte, più sentita, più intensa. Credo che questo orizzonte vada recuperato. Quante persone, anche oggi, avrebbero richieste di fede molto intense da fare a Dio, ma non sanno come fare. Quante persone, anche oggi, avrebbero cose da chiedere a Dio, ma non sanno come esprimersi. La forza di un voto non è qualcosa di passato, ma è qualcosa che deve essere ripreso con fede e con forza. Il consiglio che oggi posso esprimere è proprio quello di tornare anche a una tradizione di fede che, certamente, nel passato è servita molto ed ha istruito molti. Non che dobbiamo necessariamente emettere un voto! Possiamo però considerarlo come pratica di pietà estremamente utile, così pure come possiamo raccomandarlo a chi si trova, per qualche emotivo, in qualche momento di difficoltà particolare o di bisogno serio. Chiediamo al Signore la grazia di saper riprendere pratiche di fede umili, semplici, ma forti ed importanti davanti al suo santo nome.

2025-07-24T15:59:24+02:00