Settimana della 1 domenica dopo il martirio – martedì
La spiritualità di questa settimana
Oggi ricordiamo San Gregorio Magno, Papa e dottore della Chiesa. È anche con la forza del suo insegnamento che possiamo rileggere le due Scritture di oggi.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Pt 1, 13-21
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo. E se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
SALMO Sal 102 (103)
Benedici il Signore, anima mia.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità. R
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R
VANGELO Lc 16, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Vangelo
Per stare al tema della speranza che ieri abbiamo cercato di introdurre, direi che il Vangelo ci presenta una storia di speranza. Abbiamo un uomo, un uomo che ha una certa importanza. È amministratore di tutti i beni di una persona benestante. Ovviamente egli sa bene che dallo stare bene del suo padrone dipende anche il suo stare bene, il suo avere una vita agiata e tranquilla. Evidentemente, nella speranza di non essere scoperto, quest’uomo aveva agito in modo tale che le cose fossero a suo favore e aveva cercato di intascarsi qualcosa per un futuro tranquillo.
Tutte le sue speranze umane, concrete, vengono meno quando egli si vede scoperto. Egli è, però, un uomo che non vuole perdere la speranza. Ovviamente, conoscendosi molto bene e sapendo di non essere adatto al lavoro manuale, egli concedette grandi sconti ai creditori del padrone, perché sperava di poterne ottenere un giorno, qualche favore. Gesù parla di comportamento scaltro. Noi diremmo che è quasi al limite della disonestà. Eppure quest’uomo viene lodato dal Signore perché è un uomo concreto, un uomo che non si perde in un bicchiere d’acqua, un uomo che riesce ad ottenere quello che voleva, proprio grazie alla sua incrollabile speranza.
Il Vangelo ci insegna che la speranza è un cammino da compiere con fede e con dedizione, in una libertà che sa consegnarsi a Dio.
1 Petri
Il cammino di speranza ci viene offerto anche dalla prima lettura. Pietro ci ricorda che un vero cammino di speranza procede sempre in un altrettanto vero itinerario penitenziale. Cosa si oppone alla speranza? Se facessimo questa domanda a Pietro egli ci risponderebbe così: il peccato. È il peccato che rovina la speranza dell’uomo. È il peccato che trascina l’uomo alla disperazione. Ma da ogni peccato ci ha salvato Gesù Cristo nella sua Pasqua. Ecco perché un vero itinerario di liberazione è necessariamente un itinerario di purificazione, un itinerario di penitenza. Quando si rimette con fiducia il proprio peccato nelle mani di Dio, qualsiasi sia il peccato in questione, si risorge con Cristo, si impara a stare alla sua scuola, si riesce a camminare alla luce del suo volto.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che anche oggi queste indicazioni ci facciano bene.
Anzitutto sapere che la speranza è un cammino ci giova e non poco. Nel cammino ci sono varie fasi. Anche noi dobbiamo percorrerle. Non possiamo pensare che la speranza abiti in noi senza la fatica di un cammino. Nel cammino ci si ferma, si cade, ci si rialza, ci si riprende… il cammino della speranza comporta tutte queste fasi o tappe.
In secondo luogo, credo che ci faccia bene sapere che anche noi possiamo essere peccatori, magari anche grandi peccatori, ma sempre sotto lo sguardo della misericordia di Dio. Nemmeno il nostro peccato ci chiude alla speranza. La speranza va oltre qualsiasi mancanza della vita, perché noi sappiamo che Dio Padre ha già perdonato qualsiasi mancanza degli uomini nel mistero pasquale di Suo Figlio. Il che non ci deve portare a prendere sottogamba la questione, anzi, con viva responsabilità noi dobbiamo sempre fare memoria del cammino penitenziale a cui siamo chiamati. Non dobbiamo però diventare privi di speranza a causa del nostro peccato. Come Papa Francesco ha più volte detto ed insegnato, non lasciamoci rubare la speranza!
Qualche provocazione
- A che punto siamo del nostro personale cammino di speranza?
- All’inizio di questo anno pastorale, come potremmo vivere una sosta penitenziale per non lasciarci rubare la speranza?