Lunedì 03 novembre

Settimana della 2 domenica dopo la dedicazione – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

Entriamo nei giorni feriali di questo mese di novembre. In questa settimana festeggeremo San Carlo, nostro patrono insieme a Sant’Ambrogio. Per il resto non abbiamo celebrazioni di santi di grande rilievo, così che la settimana ci farà leggere i testi previsti per questo tempo nella loro continuazione.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 10, 1-11
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

In quel giorno. Vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l’arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che diceva: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo». Allora l’angelo, che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: «Non vi sarà più tempo! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti». Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

SALMO Sal 17 (18)

Canterò le tue lodi, Signore, tra le genti.

Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.
Abbassò i cieli e discese,
una nube oscura sotto i suoi piedi. R

Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.
Si avvolgeva di tenebre come di un velo,
di acque oscure e di nubi come di una tenda.
Davanti al suo fulgore passarono le nubi,
con grandine e carboni ardenti. R

Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato come un empio il mio Dio.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome. R

VANGELO Gv 14, 12-15
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

Apocalisse

Una nuova visione prende campo nel testo che abbiamo letto. È una visione che ripete i temi classici di questo libro. Mi sembra giusto che ci concentriamo sulle parole dell’angelo che dice: “Non vi sarà più tempo! Nei giorni in cui il suo angelo farà udire la sua voce e suonerà la sua tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli aveva preannunciato ai profeti”. San Giovanni, con questa visione e con questa frase, intende ricordare che anche il tempo fa parte delle cose create da Dio. La separazione tra la luce e le tenebre che è nelle prime parole del libro della Genesi, ha introdotto nel cosmo il tema del tempo. Creatura che, anch’essa, dovrà cedere il passo al tempo di Dio, che è l’eternità. Ecco perché ci sarà un giorno in cui il tempo non fluirà più secondo il suo ordine, ma si fermerà. Sarà l’instaurarsi dell’eternità. Questo annuncio non è colmo di paura e di terrore e non intende mettere nessuno in questo stato. Piuttosto è un invito ad un buon e saggio uso del tempo, perché sia utile per introdurci nella visione di Dio e nell’instaurarsi della sua gloria. Il tempo, come dono che accompagna la creazione, terminerà con il creato stesso, quando Dio sarà tutto in tutti.

Vangelo

Così Gesù ha vissuto il “suo” tempo. Gesù ha avuto la consapevolezza che la sua vita era soggetta al tempo ed ha preso coscienza del fluire del tempo della sua vita. Nell’approssimarsi della fine della sua permanenza sulla terra, il Signore con molta chiarezza ha introdotto il tema del suo ritorno al Padre. È il ritorno all’eternità, è il ritorno al tempo di Dio. Gesù ha quindi usato “bene” il suo tempo, ovvero ha fatto del suo tempo un esercizio di amore e un esercizio di desiderio. Esercizio di amore verso gli uomini, nei confronti dei quali ha portato a termine la rivelazione di Dio, esercizio di desiderio del Padre, del ritorno pieno a Lui, del ritorno a quella comunione mai interrotta ma vissuta in modo diverso nel mistero dell’Incarnazione. Gesù testimonia, dunque, che il tempo può essere vissuto così, come un’utile dedizione all’uomo mentre si fa crescere il desiderio di vedere il volto di Dio. È questo il desiderio santo che deve accompagnare l’uomo nella sua uscita dal tempo per essere immerso nell’eternità dell’amore di Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Il tempo è, per noi tutti, qualcosa che genera in noi diverse sensazioni, emozioni, pensieri. Per molti di noi, in molte cose della vita, il tempo sembra non passare mai. Produce in noi noia, difficoltà di vario genere e tipo, senso di appesantimento e sopraffazione. Al contrario per molti, o in molte altre occasioni, il tempo è percepito come amico, come tempo buono per molte cose, tempo utile per tante situazioni belle della vita. Qualche volta vorremmo che queste percezioni si dilatassero all’infinito e non finissero mai. Tante altre volte il tempo sembra sfuggirci, sembra proprio che noi non lo possediamo e non possiamo fare nulla per possederlo. Altre volte ne usiamo a nostro piacimento, proprio come se fosse qualcosa di nostro… qualche volta lo subiamo, perché capitano cose che non possiamo governare e che perdurano per il loro tempo. Insomma, davvero tante le percezioni diverse che possiamo avere di esso. Credo che, dopo queste letture, si imponga per noi la domanda:

  • Viviamo il tempo come modo per servire l’uomo e desiderare il mistero di Dio?

Forse, dobbiamo proprio ammetterlo, noi abbiamo un’idea più “economica” del tempo. Forse siamo più attenti a come lo spendiamo, forse siamo più attenti a come viverlo per le nostre cose personali, ma non sempre siamo pronti a fare del tempo un atto di donazione all’uomo e, insieme, uno strumento per imparare a desiderare di vedere il volto di Dio. Quante volte noi non siamo affatto capaci di desiderare Dio! Quante volte pensiamo a noi stessi e non siamo capaci nemmeno di vedere i bisogni dell’uomo per renderci conto di quello che succede intorno a noi.

Credo che questa lectio divina ci aiuti bene a vivere il tempo di questa giornata che ci viene donata. Al tempo stesso ci può aiutare anche a vedere già il prossimo Avvento come un tempo nel quale imparare a desiderare Dio. L’Avvento serve proprio a questo. È un tempo liturgico che, mentre ci prepara al Natale, ci ricorda anche l’ultimo Avvento, quello che immetterà la nostra anima nel mistero di Dio. Cerchiamo di prepararci già fin d’ora, per non percepire il tempo che finisce come una minaccia, essendo consapevoli che il tempo è un dono da usare bene per crescere continuamente nel desiderio di Dio.

2025-11-01T18:14:14+01:00