giovedì 04 giugno

Settimana della 1 domenica dopo Pentecoste – giovedì – Corpus Domini

La spiritualità di questo giorno

La festa solenne del Corpus Domini è una sosta che facciamo, subito dopo il tempo pasquale, per onorare l’Eucarestia, l’unico, vero e santo Corpo e Sangue del Signore. I testi biblici che vengono letti in questo anno ci aiutano a riflettere su tre temi diversi legati a questa festa.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 8, 2-3. 14b-16a
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

SALMO Sal 147

Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R

EPISTOLA 1Cor 10, 16-17
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

VANGELO Gv 6, 51-58
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Deuteronomio

Ovviamente la prima lettura è stata scelta perché la manna è il grande prodigio a cui ci si richiama nel Primo Testamento per avere un parallelo di quello che sarà, poi, la S. Eucarestia. Il tema che ci viene presentato è quello del cammino e della manna che diventa sostegno del cammino. Ovviamente ci si riferisce al cammino dell’Esodo e alle difficoltà del cammino dell’Esodo. La manna viene data come sostegno perché il cammino difficile diventi più accessibile. Israele dovette avventurarsi per un deserto, dovette affrontare momenti di reale difficoltà e anche animali pericolosi che attentarono alla vita di molti. La manna fu rifugio, sostegno, incentivo al cammino.

Così è per il popolo cristiano. Ogni uomo ha da affrontare le sue difficoltà della vita. Possono essere difficoltà personali, possono essere difficoltà comuni a molti e addirittura ad un intero popolo. L’Eucarestia è l’aiuto che viene dato da Dio perché le difficoltà possano essere oltrepassate, perché gli ostacoli possano essere superati, le solitudini, in qualche modo colmate.

Tutti dovremmo “abituarci” a vedere nella Santa Eucarestia una compagna di viaggio per i nostri giorni. Perché raccomandiamo così spesso la celebrazione più frequente possibile del Sacramento? Appunto per questo motivo: se l’Eucarestia è sostegno nei momenti difficili dell’esistenza, perché non ricevere il più spesso possibile il pane che sostiene il cammino? Perché non affidarsi al pane che sostiene la vita, non solo la vita spirituale, ma anche la vita sotto ogni profilo, da ogni punto di vista? Avere per compagna di viaggio la Santa Eucarestia significa trovare aiuto, forza, sostegno in ogni realtà dell’esistenza. Con una compagna di viaggio così potente, può davvero essere affrontato qualsiasi deserto della vita.

Ecco, dunque, il primo tema di riflessione: l’Eucarestia è il pane del cammino.

  • È così anche per me?
  • Lascio che la mia vita si senta sostenuta da questo pane del cammino?
  • In questo momento particolare della mia esistenza, per cosa chiedo a Dio di essere sostenuto?

Corinti

Nell’Epistola abbiamo la presentazione del secondo tema. Come la manna nel Primo Testamento non era un cibo per i singoli, ma era cibo comunitario, cibo di un popolo, così anche la Santa Eucarestia. Se è vero che essa viene data per essere il sostegno di ogni credente, è altrettanto vero che l’Eucarestia non è mai solo per i singoli. Il Signore Gesù, nel cenacolo, nel momento stesso in cui la Santa Eucarestia è stata istituita, ha condiviso questo pane con tutti i suoi discepoli ed ha chiesto loro di portare a tutti questo cibo che era dato per la vita del mondo. È dunque nella stessa natura della Santa Eucarestia che è iscritto il suo essere cibo di un popolo, il popolo dei credenti. Ne consegue che chi mangia con fede di questo pane si sente unito, legato, in comunione con tutti coloro che mangiano di questo pane. Chi si nutre di Eucarestia non può rimanere da solo. Necessariamente si sente legato a tutti coloro che sperano nel nome di Cristo e che desiderano essere sostenuti dalla sua forte ed amabile presenza. L’Eucarestia crea comunione, crea legami.

In questo anno pastorale che abbiamo trascorso, abbiamo dato molto risalto alle relazioni, ai legami che nascono anche all’interno della comunità cristiana. Su che cosa si fondano i legami tra noi credenti? Cosa ci deve tenere insieme come comunità? Nient’altro che l’Eucarestia. Noi siamo “fratelli”, uniti da un legame intensissimo, proprio a motivo del medesimo pane di vita che riceviamo e che condividiamo. L’appartenenza alla medesima comunità non è data da altro che questo. È a motivo della Santa Eucarestia che noi ci sentiamo uniti nel cammino, compagni di viaggio e compagni in umanità uniti nel medesimo legame con Cristo. Se vogliamo che la nostra partecipazione all’Eucarestia non sia solo rito, dobbiamo accedere a questo livello della riflessione. Lasciamo che l’Eucarestia generi legami veri, profondi, unici con tutti coloro che si radunano insieme per celebrare l’unica e vera presenza di Cristo. Lasciamo che l’Eucarestia sia l’unico canale che rende veri i legami tra tutti coloro che si riconoscono figli dello stesso Padre.

  • L’Eucarestia è per me generatrice di legami?
  • Mi sento unito a tutti coloro che celebrano il medesimo sacramento?
  • Sento che la forza della Santa Eucarestia discende su di me proprio grazie a questo pane che sostiene il cammino?

Vangelo

Infine il Vangelo ci presenta il terzo tema legato all’Eucarestia, in discontinuità con il Primo Testamento. Come sappiamo il prodigio della manna fu temporale. Venne dato in un certo tempo ed ebbe valore per un certo tempo. Non venne dato per sempre, non sostenne il popolo di Dio per l’eternità. Fu un fatto storico, precisamente collocabile, dato solo per quel momento.

L’Eucarestia apre un altro orizzonte: quello della vita eterna. L’Eucarestia non solo sostiene il cammino presente, ma sostiene il cammino verso l’eternità. Il frutto interiore di chi si nutre di questo pane è la comunione con Dio. Quel cibo spirituale che sostiene il cammino nel tempo presente e che permette a Cristo di entrare nella nostra anima nel tempo che viviamo, è anche il cibo che produrrà, come frutto finale, il nostro essere, per sempre, presenti nel mistero di Do. Il frutto santo dell’Eucarestia è la vita eterna. Essa è pegno di vita eterna, per tutti coloro che se ne nutrono. Il suo effetto, se è già presente nel tempo che viviamo, sarà presente anche nel tempo futuro.

Se l’Eucarestia sostiene il cammino del presente, essa è chiamata ed è data anche per sostenere l’ingresso dell’anima nella vita eterna. Chi si ciba di questo pane non vede solo l’orizzonte presente come orizzonte di vita, ma colloca la sua esistenza dentro lo stesso orizzonte dell’eternità.

Il Vangelo ci chiede di vedere nell’Eucarestia anche il prezioso viatico che ci immette nella comunione finale con Dio. Dunque il cibarci dell’Eucarestia non è solo per le cose del tempo presente. È anche in vista delle realtà future alle quali tutti noi siamo indirizzati e alle quali siamo stati chiamati fin dal nostro Battesimo.

  • Ho questa certezza?
  • Lascio che l’Eucarestia sia, per me, occasione per questa fondata speranza?

Mettiamoci tutti in serio atteggiamento di adorazione.

L’Eucarestia che veneriamo sosterrà il nostro cammino, cementerà i nostri rapporti di comunità cristiana, ci aprirà l’orizzonte della vita eterna.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come ci immaginiamo la voce di Dio?
  • Come ci immaginiamo la voce di Cristo?

Certo anche noi ci immaginiamo quella voce che, un giorno, noi udiremo. Può essere che immaginiamo la voce imperiosa di chi giudica, può essere che immaginiamo la voce dolce di chi salva, può essere che immaginiamo la voce di chi ci chiama per nome per essere per sempre con lui… la nostra immaginazione dipende proprio da come leggiamo le Scritture e da come le facciamo nostre. Io credo che oggi la Scrittura ci aiuti a pensare alla voce di Cristo come alla voce gentile di chi ci parla nel cuore, di chi ci chiama per nome, di chi ci ama da sempre.

Proprio per questo, se immaginiamo così la sua voce, non ci sarà difficile capire che la voce del Padre è la voce di chi ci chiama a sé, la voce che illumina tutta un’esistenza, la voce che rende possibile ogni esperienza di bene. Non credo che la voce di Dio Padre debba farci paura. Piuttosto dovrebbe essere dentro di noi il desiderio di sentire questa voce. Chi abitualmente legge la Parola di Dio, credo possa far nascere dentro di sé questo unico desiderio. Il desiderio di conoscere Dio, che si esprime con le due caratteristiche di cui parla la Scrittura: il desiderio di vedere il suo mistero con i nostri occhi; il desiderio di sentire la voce di Dio con le nostre orecchie. Le due cose sono collegate. Se la Scrittura ci parla in questo modo, se la Scrittura ci suggerisce queste due cose, è per dirci che di Dio noi faremo un’esperienza vera, che passa attraverso i nostri sensi, attraverso il nostro corpo. Come l’esperienza di chi ha conosciuto Gesù o come fu l’esperienza stessa di Mosè.

Siamo pronti a far crescere dentro di noi questo desiderio?

Oggi potremmo chiedere questo dono, perché l’esperienza della Pentecoste è anche questo: fare, nel tempo, esperienza di Dio perché un giorno questa esperienza possa essere piena, definitiva, vera.

2026-05-29T15:11:58+02:00