Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – sabato
La spiritualità di questo giorno
Concludiamo la nostra settimana liturgica con una serie di testi molto difficili che riguardano la festa delle capanne.
La Parola di questo giorno
LETTURA Lv 23, 26. 39-43
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Inoltre il giorno quindici del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa del Signore per sette giorni; il primo giorno sarà di assoluto riposo e così l’ottavo giorno. Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori, rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente, e gioirete davanti al Signore, vostro Dio, per sette giorni. Celebrerete questa festa in onore del Signore, per sette giorni, ogni anno. Sarà per voi una legge perenne, di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese. Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti i cittadini d’Israele dimoreranno in capanne, perché le vostre generazioni sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti, quando li ho condotti fuori dalla terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio».
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome. R
Invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. R
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
EPISTOLA Eb 3, 4-6
Lettera agli Ebrei
Fratelli, ogni casa viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. In verità «Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa» come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.
VANGELO Gv 7, 1-6b
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto».
Levitico
Anzitutto la festa delle capanne che prende il suo nome dal fatto che gli ebrei, per ricordare che erano stati nomadi, senza casa, senza possedimenti, dovevano fisicamente lasciare le loro abitazioni e trasferirsi, per una settimana, in capanne, in ripari di fortuna, in luoghi nei quali era più facile capire la precarietà della vita e il totale dipendere da Dio.
Vangelo
Il Vangelo è molto particolare. Il contesto è proprio questo, quello della festa delle capanne. Abbiamo sentito ciò che annotava l’evangelista. Ci fu un tempo nel quale nemmeno i “suoi fratelli” credevano nel Signore Gesù. Il che significa nemmeno i suoi parenti più prossimi, le persone della sua stessa famiglia, i suoi cugini. Tutta gente di fede. Tutte persone che conoscevano bene ciò che la Scrittura diceva a proposito del Messia. Eppure ci fu un tempo nel quale nessuno credeva nel Signore Gesù, così che tutti lo consigliavano di mettersi in mostra, di farsi vedere, di fare qualcosa per dire a tutti la sua vera identità. Gesù – lo abbiamo sentito con chiarezza – rifiuta. Rifiuta non tanto perché non vuole dare “pubblicità” al suo ministero, ma perché conosce i tempi che il Padre ha riservato anche a questo. Gesù, potremmo dire, non ha fretta. Non pretende nulla. Non chiede nulla. Non vuole nulla. Si affida al Padre e lascia fare a lui. Sa che arriverà anche il tempo della sua piena manifestazione ma non lo affretta. Tutto è nelle mani di Dio, tutto dipende dalla sua vicinanza, dalla sua benevolenza, dal suo amore.
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Ebrei
Il testo più difficile è quello dell’Epistola, nella quale l’autore della lettera agli Ebrei ci ricordava che Cristo, il Figlio, comprese tutto ciò che noi possiamo solo intuire lontanamente, proprio nella sua identità di figlio. Così che la vita di Cristo è anche uno spartiacque. Chi viene prima, ovvero i figli del popolo ebraico, dicevano tutte le cose della fede con simboli, come anticipando la rivelazione ma senza poterla comprendere fino in fondo. Chi viene dopo, e cioè i cristiani, sono vera “casa di Dio”, se continuano ad avere nel cuore le cose che Cristo ha insegnato e, soprattutto, se continuano a viverle. Così che l’attesa dei tempi futuri, il senso della precarietà della vita abbiano un senso profondo. Quel senso di fede che ci fa mettere davanti a Dio e che ci aiuta a capire che ogni cosa dipende da lui perché nasce da lui e torna a lui. Quello che il popolo ebraico diceva anche con il simbolo delle capanne, noi lo comprendiamo alla luce della vera vicinanza di Dio che si è attuata in Cristo Gesù.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Al termine di questa settimana e prima che sia nuovamente domenica, lascerei per tutti una domanda molto provocatoria:
- noi abbiamo la consapevolezza di essere casa di Dio?
Perché tutti i segni della fede, quelli antichi e quelli nuovi, tutti gli insegnamenti che possiamo avere dalla fede, quelli che derivano dalla prima alleanza e quelli che sono propri della nuova alleanza, ci portano a questa consapevolezza. Noi tutti siamo chiamati a condividere l’essere figli di Dio, ma questo può avvenire solo quando siamo radicati in Dio attraverso Cristo. Se manca questa appartenenza, ci possono anche essere molti segni di fede, ma manca un cuore credente. Ora ciò che Dio cerca, non è avere gente che ripeta i segni del passato. Piuttosto Dio cerca gente che apra il suo cuore alla sua rivelazione e sia pronta ad ospitare il suo stesso mistero. Noi siamo questa gente? Noi siamo questa casa? Proviamo a chiedercelo oggi, proviamo a tornare su questo tema anche domani, nel giorno della risurrezione del Signore. Proviamo a fare di tutto perché possiamo davvero essere casa del Signore in ogni momento della vita.