11° Domenica dopo Pentecoste
Introduzione
- Come interpretiamo il nostro tempo e cosa diciamo di esso?
Credo che l’esperienza di Elia, che è poi la medesima esperienza che ci viene proposta dal Vangelo, stiano interpellando noi, il nostro tempo, quello che viviamo.
La Parola di Dio
LETTURA 1Re 18, 16b-40a
Lettura del primo libro dei Re
In quei giorni. Acab si diresse verso Elia. Appena lo vide, Acab disse a Elia: «Sei tu colui che manda in rovina Israele? ». Egli rispose: «Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. Perciò fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele». Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. Elia disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!». Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto. Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione. Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito. Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: «Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!».
SALMO Sal 15 (16)
Sei tu, Signore, l’unico mio bene.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore:
«Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene». R
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R
EPISTOLA Rm 11, 1-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, io domando: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. «Dio non ha ripudiato il suo popolo», che egli ha scelto fin da principio. Non sapete ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? Signore, «hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita». Che cosa gli risponde però la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia. E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia. Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti. Gli altri invece sono stati resi ostinati, come sta scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchi per non sentire, fino al giorno d’oggi». E Davide dice: «Diventi la loro mensa un laccio, un tranello, un inciampo e un giusto castigo! Siano accecati i loro occhi in modo che non vedano e fa’ loro curvare la schiena per sempre!». Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità! A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
VANGELO Mt 21, 33-46
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
1 Re
In che cosa consiste, dunque, l’esperienza di Elia?
- Elia è un profeta che sta vivendo la sua vocazione con costanza e impegno, ma in un momento storico nel quale la fede in Dio del popolo di Israele non brilla. Anzi, molti hanno smesso di credere, molti hanno smesso di pregare e pare che il cuore del popolo stesso non sia più con Dio.
- Elia sta vivendo un momento di solitudine terribile. Sa che i profeti degli dei fenici sono molto più numerosi, come anche la gente che partecipa ai loro riti e alle loro adunanze.
- Elia sta vivendo, nel suo cuore, un momento di fedeltà grande. Egli non solo non ha abbandonato Dio ma vuole riportare i suoi fratelli alla fede. Ecco il cuore di questa “sfida” di cui abbiamo sentito nella prima lettura. Una sfida impari. Elia è solo i profeti di Balla sono più di 400. Elia non ha un popolo da seguire, i falsi profeti radunano un popolo numeroso. Tutto sembra essere contro di lui. Eppure Elia non smette di credere, non smette, soprattutto, di sperare. Elia vuole ridare a tutti il dono della presenza di Dio, il dono della speranza in Lui. Per questo Elia prega con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze.
- Il cuore della sfida si inserisce nella vicende del primo testamento. Il dono del fuoco dal cielo era uno dei segni con i quali, fin dalla Genesi, si era manifestato Dio, potremmo dire un prodigio volto a rassicurare il cuore dei credenti. È il prodigio che si ripete grazie alla preghiera di Elia, che dimostra come il Dio vero sia colui che si interessa dell’uomo, colui che scende nella storia, colui che parla al cuore di chi lo ricerca, accettando anche di non essere seguito. Dio, anche nel tempo della non fede, anche nel tempo in cui il cuore del suo popolo è altrove, non manca di mandare i suoi profeti, non cessa di dare segni di speranza, non smette di seguire, con amore appassionato il suo popolo.
- L’esperienza di Elia è, infine, l’esperienza di una ripresa. Il profeta si credeva solo e, al contrario, la rivelazione di Dio gli mostra che ci sono anche 7000 persone che non hanno smesso di credere, non hanno cessato di sperare, non hanno perduto il dono della fede. Il profeta non se ne era reso conto, eppure è così. Dio, nel suo popolo, non ha smesso di suscitare uomini e donne di buona volontà che lo seguano.
Vangelo
Gesù riprende da questa esperienza di Elia il suo modo di predicare. Più volte egli dimostra di essere vicino al grande profeta che è colui che appare anche nel momento fondamentale della sua vita, il momento della trasfigurazione che anche noi celebreremo dopodomani. La parabola che il Signore racconta vuole essere un riassunto di tutta la storia della salvezza. Così, senza mezzi termini, senza incolpare nessuno ma senza occultare nulla, il Signore Gesù spiega a chi lo vuole ascoltare con cuore sincero che la storia della salvezza è tutta un alternarsi di momenti di grande fervore spirituale e momenti di grande crisi; è tutta un alternarsi di grandi personaggi, come Elia, che hanno riportato il popolo di Israele a credere in Dio e momenti in cui la fede cade ai minimi termini. Quello che il Signore racconta, in realtà, non è solo un riassunto della storia della salvezza in generale, ma un richiamo a ciò che accade nella vita di ogni uomo. Capita così che ogni uomo abbia momenti di grande fervore e momenti di pochissima fede. Gesù richiama tutti alla fedeltà. Richiama il suo popolo ad essere il popolo della salvezza, il popolo fedele a Dio, ricorda così che la fede è al tempo stesso un dono ma anche una responsabilità. Se non c’è responsabilità nella fede, se non c’è responsabilità nel modo in cui si vive la fede, si rischia di rimanere soli, si rischia di rimanere senza fede. Ecco perché a chi pensava, con orgoglio, di essere il solo a salvarsi, ricorda che la salvezza è per tutti. Ad un popolo che si gloriava dei grandi della fede, Gesù ricorda che la fede è per tutti gli uomini e non per il solo popolo di Israele e che, soprattutto, prevede un’adesione personale e una risposta libera ma costante. Così Gesù insegna che Dio si fa sempre vicino a chi lo ascolta e a chi lo segue, sostenendo i passi di tutti. Anche di coloro che, quasi non mostrando la propria fede, continuano a credere e a sperare proprio nel nome del Signore. Come Elia. Come i 7000 ignoti del suo tempo fedeli a Dio. Insegnamento che suscita la rabbia di chi lo ascolta, ma che apre il cuore a coloro che vogliono credere in un Padre che non fa preferenze di nessuno e che si rivela a ciascuno.
Epistola
San Paolo, come sempre, riprende i due insegnamenti. Anche San Paolo è erede di Elia e della sua predicazione, che conosce molto bene. Ma Paolo ha nel cuore e nella mente anche il Vangelo, che egli stesso predica con fervore e con libertà. Paolo riflette sulla chiamata di Israele ad essere il popolo dell’alleanza e della rivelazione. Egli sa bene che tutti i suoi fratelli sono molto orgogliosi della fede che vivono e sa altrettanto bene che la vicenda di Gesù Cristo e la nascita del popolo cristiano possono indurre molti a credere che la prima alleanza donata al popolo di Israele sia finita con la venuta di Cristo e che il popolo cristiano abbia preso il posto dell’antico popolo di Israele. Paolo reagisce con forza a questa visione. Anzitutto precisando che le benedizioni di Dio sono eterne, come anche le alleanze dei padri. Israele è e continua ad essere e continuerà per sempre ad essere il popolo di Dio, senza ombra di dubbio. Senza nessuna possibilità di esclusione. Ovviamente il popolo cristiano, che è l’insieme di tutti i credenti, sono e saranno nella storia il richiamo di Dio alla fedeltà a Cristo e alla nuova alleanza, quella stipulata nel sangue di Gesù. Così Paolo comprende che se già la prima alleanza fu una benedizione, cosa non sarà mai l’adesione di Israele alla nuova alleanza in Cristo? Si comprende molto bene tutto il desiderio di Paolo perché questo avvenga, ma l’apostolo sa bene anche i tempi di Dio sono solo a lui noti. Paolo esprimere solo il suo desiderio e, come Elia, il suo zelo, il suo fervore, perché tutti possano avere fede in Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che tutti, oggi, possiamo metterci nei panni di Elia. Anche noi vediamo bene come la fede, oggi, sia trascurata. Anche noi vediamo come vengano sempre meno, nel numero, gli uomini, le donne che si consacrano a Dio, anche noi vediamo bene come ci siano idoli, con i loro falsi profeti che chiamano a raccolta e, di fatto, radunano moltissimi uomini che, abbandonando i riti che esprimono la fedeltà a Dio, vivono altre forme di ritualità che dicono ben altre dipendenze. Nasce, di fatto, in molti di noi un senso di rammarico per altri tempi, un senso di solitudine, perché si comprende bene che la fede è, di fatto, molto trascurata; un senso di desolazione. Nasce anche, nelle anime più generose, un senso di maggior disponibilità a Dio, uan preghiera di intercessione ancora più forte, dal momento che non si vedono i risultati di questa preghiera e sembra quasi di vivere in un tempo senza Dio o lontano da Dio. A livello personale, come singoli credenti, credo che tutti ci dobbiamo chiedere:
- Cosa voglio offrire io al Signore?
- La mia fedeltà è chiara?
- Diventa esempio e richiamo anche per altri?
A livello comunitario credo che sia per tutti molto provocatoria la riflessione di San Paolo. Le questioni del medio oriente ci appassionano e tuttavia credo che tutti facciamo grande fatica a comprenderle, ad interpretarle, a capirle. Credo che tutti siamo messi un po’ in grande difficoltà anche di fronte a Israele, alla sua vocazione e al suo comportamento nella storia attuale. Credo che i punti di San Paolo siano molto chiari: Israele è anche nell’oggi della storia il popolo dell’alleanza, il popolo, se vogliamo così dire, “eletto” da Dio, eppure anche ad Israele è richiamata la responsabilità della sua vocazione e del suo ruolo nella storia. Così che quello che vediamo, i fatti di cui siamo testimoni, ci richiamano questa verità e dicono anche a ciascuno di noi che è difficile vivere questa perseveranza e questa vocazione. Noi dovremmo pensarlo per noi cristiani. Anche noi popolo chiamato da Dio, anche noi chiamati a vivere l’alleanza con Lui, eppure così spesso soli, così spesso pochi, così spesso traditori di questa alleanza. Tutti, e non solo chi non ha più fede o chi ha perso la fede.
Così vorrei che queste letture fossero, per ciascuno di noi, un richiamo all’alleanza con Dio ma anche un richiamo alla speranza. Noi, di fatto, non siamo mai soli. C’è sempre un popolo numeroso che rimane fedele a Dio, anche se non lo si vede, anche se non se ne percepisce, quasi, l’esistenza. Guardiamo con speranza al futuro, mettiamo tutto nelle mani di Dio, specialmente le cose più difficili da capire, quelle che ci sfuggono, quelle che non riusciamo ad interpretare. Dio sia sorgente di speranza per ciascuno di noi.