Settimana della 5 domenica dopo il martirio – Sabato – San Francesco d’Assisi
La spiritualità di questo giorno
Concludiamo la settimana con un’altra festa importante. San Francesco, infatti, è il patrono d’Italia. Non solo. Inizia un anno particolare perché entriamo nell’ottavo centenario della morte di San Francesco che avrà particolare rilievo anche nelle nostre chiese. Anche per San Francesco rischiamo di ridurre molto la sua vita ad una agiografia che mette in luce solo alcuni tratti della sua straordinaria esperienza spirituale. Così facciamo di San Francesco il santo del Cantico delle creature, il santo della difesa della natura, il santo della pace. Tutte cose che hanno anche un loro riscontro di verità, ma dentro un’esperienza spirituale molto ampia, molto forte e anche molto profonda. Esperienza che non tutti conosciamo, e che non tutti abbiamo la forza di condividere. Vale allora la pena sostare sulle Scritture per apprendere qualche raggio di questa straordinaria storia spirituale che ha molto da dire anche agli uomini di oggi.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sof 2, 3a-d; 3, 12-13a. 16a-b. 17a-b. 20a-c
Lettura del profeta Sofonia
Così dice il Signore Dio: «Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l’umiltà. Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore». In quel tempo io vi guiderò, in quel tempo vi radunerò e vi darò fama e lode fra tutti i popoli della terra».
Oppure:
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di san Francesco d’Assisi
Francesco nacque ad Assisi da un ricco mercante, e fu avviato all’esercizio della professione paterna. Un giorno, contro la sua abitudine, respinse un povero che gli chiedeva, per amore di Cristo, un po’ di denaro; ma subito si pentì del rifiuto, lo soccorse generosamente e promise a Dio che da quel giorno mai più avrebbe negato l’elemosina a chiunque la domandasse. Qualche tempo dopo si ammalò gravemente; e, dopo la guarigione, si dedicò con impegno ancora maggiore a opere di carità, tanto che, per seguire perfettamente il Vangelo, distribuiva ai poveri quello che aveva. Il padre, colmo d’ira, lo trascinò allora davanti al Vescovo di Assisi perché rinunziasse a ogni diritto nella proprietà familiare: Francesco, spogliatosi anche delle vesti, lasciò ogni ricchezza, affermando che da quel momento con più verità gli sarebbe consentito di ripetere: «Padre nostro, che sei nei cieli». La parola del Vangelo udita leggere un giorno: «Non procuratevi oro, né argento, né monete di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali» divenne la norma ispiratrice della sua vita. Scalzo, vestito solo di una tunica, diede inizio con dodici compagni, all’ordine dei Frati Minori, recandosi poi nel 1209 a Roma per ottenere dalla Santa Sede l’approvazione della regola. Papa Innocenzo III l’accolse con bontà e confermò oralmente la regola del suo Ordine. Così Francesco poté inviare i suoi frati a predicare il Vangelo di Cristo in tutte le parti del mondo e, bramando egli stesso di morire martire, raggiunse l’Oriente, ove fu trattato con ogni rispetto dal Sultano; ma non vedendo alcuna speranza di conversione tornò in Italia. Dopo aver provveduto il suo ordine di diverse case, si ritirò in solitudine sul monte della Verna: qui, dopo aver dato inizio a un digiuno di 40 giorni in onore di san Michele arcangelo, il giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, gli apparve un serafino recante fra le ali l’immagine del crocifisso, il quale gli impresse nelle mani, nei piedi e nel costato le stigmate delle ferite. Due anni dopo, sentendosi gravemente ammalato, volle essere trasportato nella chiesa di santa Maria degli Angeli per rendere a Dio l’ultimo soffio della vita, là dove da Dio aveva ricevuto l’impulso alla vita rinnovata. E lì, dopo aver esortato i frati alla povertà, alla mitezza, alla fede della santa Chiesa Romana, mentre recitava il salmo «Con la mia voce al Signore grido aiuto» alle parole «i giusti mi faranno corona, quando mi concederai la tua grazia» emise l’ultimo respiro. Era il 4 ottobre dell’anno 1226. Per i suoi insigni miracoli venne proclamato santo da papa Gregorio IX. Francesco, povero e umile, vero ritratto di Gesù Cristo, ha dato agli uomini disorientati e sconvolti del suo tempo esempi inesauribili di vita evangelica e ha mostrato nuove vie e audaci possibilità per riformare la vita pubblica e privata. Per questi aspetti della sua santità Pio XII lo ha proclamato patrono principale d’Italia.
SALMO Sal 56 (57)
A te, Signore, la lode, la gloria e l’onore.
Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà. R
Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, voglio inneggiare:
svégliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora. R
Ti loderò fra i popoli, Signore,
a te canterò inni fra le nazioni:
grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà. R
EPISTOLA Gal 6, 14-18
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
VANGELO Mt 11, 25-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Sofonia
Da Sofonia prenderei il richiamo che tornava con più costanza nella lettura: “Cercate il Signore”. San Francesco è stato maestro proprio di questa ricerca interiore. Una ricerca che non ha riguardato solo la sua giovinezza, ma tutta la sua vita. Una ricerca che ha saputo dire il tutto del suo cammino interiore, che è stato cammino di ricerca autentica del mistero di Dio, anzitutto la ricerca nel cuore. Una ricerca davvero importante, per San Francesco, una ricerca illuminante. Una ricerca interiore che lo ha portato a leggere il Vangelo. Come sappiamo nella sua epoca era cosa molto rara. Anzi, chi leggeva il Vangelo era guardato con sospetto anche dalla Chiesa. San Francesco ha fatto della lettura del Vangelo il primo luogo della sua ricerca interiore e insegna, ancora oggi, che non esiste cammino di pace e di attenzione alle cose della fede se non passando attraverso quella lettura della Parola di Dio che apre orizzonti di assoluta bellezza e di grande significato per la vita di ogni uomo.
Galati
L’epistola è stata scelta evidentemente perché ci parla delle stigmate che San Paolo dice di portare nel suo corpo come piena conformazione a Gesù Cristo. Come sappiamo, San Francesco è stato il primo santo dell’Occidente a ricevere questo segno assolutamente particolare dell’amore di Dio attraverso Cristo. Se questo è avvenuto nella vita di San Francesco è stato esattamente per il suo amore e la sua devozione al Crocifisso. Tutti possiamo ricordare che il percorso del santo inizia proprio con il dialogo con il Crocifisso detto di San Damiano. Quel Crocifisso che ancora è visibile ad Assisi. Tutta la vita di Francesco, al di là di quel momento e al di là di quell’episodio, è stata vita spesa per amare, conoscere, approfondire la sua relazione con il Crocifisso. Per San Francesco la conoscenza di Cristo che viene dalla Parola e l’amore espresso al Crocifisso con la sua preghiera, sono stati cardini di un’esperienza spirituale ineguagliabile.
Vangelo
Abbiamo poi il Vangelo, il noto canto di esultanza di Gesù che loda il Padre perché nasconde le cose della fede ai sapienti e agli intelligenti e le dona ai piccoli. San Francesco è certamente parte di questi piccoli e, con il suo modo di essere e di fare e il suo modo di vivere la fede lo ha dimostrato. Soprattutto occorrerebbe leggere le fonti francescane, per capire come davvero San Francesco è stato in grado di esultare nello Spirito come il Signore. Il Cantico delle creature è solo un’espressione di questo animo di Francesco in grado di vedere e di apprezzare la presenza di Dio in ogni cosa. Al di là di questo testo, è bene ricordare che Francesco ha vissuto così tutta la sua esperienza spirituale, in un dialogo con Dio unico, fitto, intenso, meraviglioso.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Non mancheranno, anche per noi, iniziative per vivere bene questo ottavo centenario della morte di Francesco. Vorrei però raccomandare a tutti di conoscere meglio la sua vita spirituale e il suo esempio, così da poterne seguire le orme con maggiore dedizione. Cosa è raccomandato a noi?
Io credo che San Francesco e la sua vita spirituale ci stiano dicendo di imparare a parlare sempre con Dio, con quel dialogo del cuore che si può e si deve avere con il Crocifisso. Impariamo a guardare la Croce. Impariamo a parlare con il Crocifisso, di noi, della nostra vita, delle cose che ci preoccupano, del nostro mondo, di tutto. Con il Crocifisso si può parlare di tutto, sapendo bene che il Crocifisso ci ama e, quindi, ci ascolta, ci illumina, ci sostiene. Ecco la prima cosa che raccomanderei a chi vuole imitare San Francesco. Così come ricorderei a tutti di imparare a leggere il Vangelo come San Francesco e con San Francesco. Quella lettura che guida il cammino, quella lettura che illumina i passi, quella lettura che è capace di dire a tutti la bellezza e la profondità di una luce che può brillare nel cuore. Perché se accoglieremo il Vangelo, accadrà questo a ciascuno di noi: il cuore si illuminerà della Verità che Dio rivela. Infine raccomanderei a chi volesse imitare San Francesco di imparare ad apprezzare le piccole cose della vita, in un rinnovato stile di contemplazione delle cose create da Dio o fatte dagli uomini, che possono portare ad avere un cuore più vicino al Signore Gesù.
A San Francesco, che protegge la nostra Italia, chiediamo un recupero della fede, perché impariamo a cercare il Signore con tutte le nostre forze.