Venerdì 04 dicembre

Settimana della 3 domenica di Avvento – Venerdì

Vangelo

Mt 17, 10-13
✠ Lettura del vangeo secondo Matteo

In quel tempo. I discepoli domandarono al Signore Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

La sapienza di Elia.

Elia è uno dei grandi della fede di Israele. Il profeta maggiore per eccellenza. Il profeta che non era morto, secondo la tradizione, ma salito su un carro di fuoco e trascinato verso il cielo, quando ebbe compiuto il mistero dei suoi giorni. La sapienza di Elia è la sapienza dell’uomo tutto d’un pezzo, la sapienza di chi è capace di stare giorni e giorni ritirato con Dio, ma anche quella di chi sa sfidare i nemici di Dio. La sapienza di chi sfida re e sovrano, ma anche quella di chi sa stare accanto a poveri, vedove e orfani. Tutti attendevano “il ritorno di Elia”, come segno della fine dei tempi ed instaurazione dei tempi messianici.

Gesù insegna che Elia è già venuto, ovvero che la medesima sapienza di Elia, la sapienza dell’umile e, al tempo stesso del forte, la sapienza di chi sa quando è tempo di silenzio e quando è tempo di agire, la sapienza del testimone di fede, è già apparsa in Giovanni il Battista. Era a lui che bisognava guardare per capire che i tempi del Messia erano giunti. Era alla sua sapienza che occorreva pensare se si voleva essere in grado di capire “i segni dei tempi”. Gesù comprende, con vero rammarico, che tutto questo non è successo e che nessuno ha voluto ascoltare ed accogliere Giovanni. Così non si è compreso che il tempo che Dio donava di vivere agli uomini di quella generazione era davvero il tempo del Messia, il tempo della rivelazione, il tempo della piena presenza di Dio presso il suo popolo perché, attraverso di loro, fosse vicino a tutti i popoli della terra.

Geremia

7, 1. 21-28
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremia: «Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! Io però non parlai né diedi ordini sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dalla terra d’Egitto, ma ordinai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici”. Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola; anzi, procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e, invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle. Da quando i vostri padri sono usciti dall’Egitto fino ad oggi, io vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti; ma non mi hanno ascoltato né prestato orecchio, anzi hanno reso dura la loro cervìce, divenendo peggiori dei loro padri. Dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno. Allora dirai loro: Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio, né accetta la correzione. La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca».

La sapienza del profeta Geremia ci propone un insegnamento molto importante, che tutti dobbiamo ben comprendere. Dio non chiede tradizioni, impegni, fioretti, pellegrinaggi… Tutte queste cose hanno un senso se e solo se sono un modo per corrispondere a ciò che Dio chiede, e cioè che ogni uomo ascolti la sua Parola e si converta. Quando gli atteggiamenti diventano tradizioni c’è qualcosa che non va. Quando gli atteggiamenti si codificano e diventano “cosa da portare avanti” non hanno più senso. Senza la dimensione di ascolto nella quale un’anima si può nutrire, tutto perde il suo sapore, il suo senso, la sua capacità di condurre a Dio. Noi siamo molto simili dagli Ebrei: spesso le cose della fede che vengono introdotte in un tempo storico diventano tradizione inevitabile. Così, spesso, ci limitiamo a tenere in vita delle tradizioni senza tornare al cuore di ogni cosa che è l’ascolto della Parola di Dio. Possa l’ascolto attento della Parola essere il cuore del nostro cammino di fede non solo in questo tempo di Avvento, ma in ogni tempo della nostra vita!

Zaccaria

Zc 8, 18-23
Lettura del profeta Zaccaria

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore degli eserciti: «Così dice il Signore degli eserciti: Il digiuno del quarto, quinto, settimo e decimo mese si cambierà per la casa di Giuda in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purché amiate la verità e la pace. Così dice il Signore degli eserciti: Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno e si diranno l’un l’altro: “Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore degli eserciti. Anch’io voglio venire”. Così popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a cercare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore. Così dice il Signore degli eserciti: In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi”».

Quando questo accade si avvera quello che la sapienza del profeta Zaccaria descriveva. Accade cioè che quando si vede che un serio ascolto della Parola genera un atteggiamento di fede autentico, anche altri desiderano aderire alla medesima proposta di ascolto e dicono: “vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi”. Essere convincenti nella fede non dipende da chissà che cosa! Dipende solamente da come si vive la Parola di Dio. Solo questo è il cuore della fede. Solo un ascolto autentico genera quelle dimensioni di fede che fanno bene anche ad altri. La fede si diffonde quando è sincera. Dimostrare questo è un “diritto” che i non credenti hanno. A noi il “dovere” di testimoniare che siamo uomini e donne che hanno il gusto dell’ascolto della Parola di Dio.

La Sapienza ci invita a:

  • saper ammirare uomini e donne che, nei nostri giorni, incarnano la sapienza di Dio e trovare in loro un richiamo alla fede;
  • saper gustare la sapienza dell’ascolto della Parola;
  • crescere in una dimensione di testimonianza che nasce da un ascolto autentico e sincero della Parola.

Provocazioni di sapienza

  • So trovare nelle figure dei Santi un richiamo alla mia vita di fede? Qual è l’ultima vita di Santo che ho letto? (Ammesso che ne abbia letta una!)
  • Sento che il Signore mi chiama non a vivere tradizioni, ma a gustare la sua Parola e la profondità che da essa deriva?
  • Che testimonianza di fede sto dando in questo Avvento?

Preghiera alla Sapienza

Signore, noi siamo tuo popolo, eppure facciamo molta fatica ad ascoltare la tua Parola. Preferiamo una bella tradizione da vivere e con la quale pensare di salvarci l’anima, piuttosto che avere il gusto della fatica della ricerca. Insegnaci che solo dove c’è ascolto della tua Parola e amore per un cammino, c’è spirito di fede autentica.  Amen

2020-11-27T08:42:23+01:00