Sabato 05 luglio

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Sabato 

La spiritualità di questo giorno

Concludiamo anche questa settimana liturgica con questo invito molto importante a vivere bene il proprio comportamento come figli di Dio o, potremmo dire, la nostra vita cristiana in senso generale.

La Parola di questo giorno

LETTURA Lv 19, 1-6. 9-18
Lettura del libro del Levitico

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Ognuno di voi rispetti sua madre e suo padre; osservate i miei sabati. Io sono il Signore, vostro Dio. Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso. Io sono il Signore, vostro Dio. Quando immolerete al Signore una vittima in sacrificio di comunione, offritela in modo da essergli graditi. La si mangerà il giorno stesso che l’avrete immolata o il giorno dopo; ciò che avanzerà ancora al terzo giorno, lo brucerete nel fuoco. Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

SALMO Sal 96 (97)

Il Signore regna: esulti la terra.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R

Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e trema la terra. R

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R

EPISTOLA 1Tt 4, 1-8
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi

Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.

VANGELO Lc 6, 20a. 27-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi».

Levitico

Il tema della coerenza della vita rispetto alla fede è centrale anche per Israele e non solo certamente per noi! Ovviamente è un tema centrale in ogni riflessione di fede. Anche nella riflessione di Mosè questo tema ha occupato un posto unico. Ecco, allora, il richiamo del Levitico che invita a vivere bene lo spirito dei comandamenti. Già la legge di Mosè chiede, infatti, di saper mostrare attraverso i propri comportamenti la fede che si professa. L’attenzione alla famiglia, il rispetto per il prossimo, l’attenzione al debole, che sono tutti temi cari anche alla nostra riflessione, erano già tutti contenuti nella liturgia di Israele.

Vangelo

In questo clima di fede si inserisce anche la riflessione di Gesù. La domanda centrale è provocatoria: “Se fate come i pagani che merito ne avrete?”. Che è come dire: se non c’è differenza tra il comportamento di chi non ha fede e quello di chi, invece, si professa credente, a cosa serve avere fede? Così, a maggior ragione, chi si dice cristiano! Gesù intende provocare chi vuole seguirlo per dire a tutti che occorre grande coerenza nel proprio percorso. Chi poi vuole seguirlo, non solo deve mostrare coerenza, ma, addirittura, deve essere esagerato nell’amore come esagerato nell’amore è il Padre. Gesù non ha paura di proporre un atteggiamento altissimo, irraggiungibile con le proprie forze. Gesù non teme di fare questo perché la forza per vivere questo atteggiamento impossibile per gli uomini, non viene appunto dalla buona volontà o dalla disposizione dell’animo, ma dalla grazia dei Sacramenti. La tradizione della Chiesa insegnerà presto a saper valutare bene la grazia del Battesimo e quella che si riceve ogni volta che ci si accosta alla Santa Comunione. Ecco perché il Vangelo diventa possibile, nonostante proponga qualcosa di assolutamente alto e, a prima vista, irraggiungibile.

Tessalonicesi

San Paolo è erede di queste tradizioni. Conosce molto bene la tradizione ebraica da cui lui stesso proviene e conosce il Vangelo che gli è stato trasmesso dagli apostoli. San Paolo tira le conseguenze morali di questo percorso e aggiunge alle parole già dette anche una raccomandazione circa il corpo. Se era già chiaro che il corpo è cosa buona perché creata da Dio, con la rivelazione del Signore diventa ancora più chiaro che il corpo è preziosissimo, perché tempio dello Spirito Santo. Ecco perché occorre fare buon uso anche del proprio corpo ed occorre vigilare anche sui propri sentimenti. Anche dal modo di vivere la propria affettività si capisce la propria fede e il cammino che si sta facendo. La frase finale è poi chiarissima: “Dio non ci ha chiamati all’impurità…”. Se è vero che il mondo richiama a molte forme di impurità diverse, è altrettanto vero che il cristiano ha già la forza di risolverle tutte. Lo spirito di Dio che abita dentro il suo cuore è già forza sufficiente per vivere qualsiasi tentazione di impurità.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa sappiamo della morale della Chiesa?
  • Come vivere queste parole e raccomandazioni?

Mi pare che, se in passato potevamo dare per conosciuta la morale della Chiesa, oggi non siamo più in questa situazione. Se, anche solo qualche anno fa, si poteva dire che era abbastanza riconosciuto il modo di comportarsi dei cristiani e il modo di impostare talune questioni, oggi dobbiamo dire che non è così anche tra i battezzati. Spesso, parlando specie con i giovani, scopro che alcune attenzioni e anche alcuni richiami che la Chiesa coraggiosamente è in grado di fare, non sono per nulla conosciuti o scontati. Credo che sia bene che oggi tutti ci soffermiamo su questo tema, per capire cosa pensiamo ma anche cosa facciamo noi personalmente. Anche per noi la coerenza della vita rispetto alla fede è un richiamo che non possiamo ignorare. Nemmeno possiamo dire di “essere a posto”, perché, in verità, credo davvero che tutti abbiamo qualche difficoltà o qualche incoerenza che non sono ancora risolte. È un tema che non ci deve spaventare, ma che ci deve appassionare. Soprattutto deve appassionarci il sapere che tutti abbiamo già a disposizione i mezzi che ci servono: la preghiera e la grazia dei sacramenti. Così come vorrei che tutti ci ricordassimo che la vita cristiana è davvero una lotta, una guerra. Il nemico è uno solo: il demonio che insidia le nostre anime. Non è il caso di vedere il demonio dappertutto, ma nemmeno di ignorare la sua presenza e le sue tentazioni. Il cristiano vive tutto questo con vivo senso di affidamento a Dio, nel quale confida sempre. Ecco perché non dobbiamo avere paura e nemmeno dobbiamo temere chissà che cosa: Dio ci è vicino e ci sostiene con la forza del suo Santo Spirito. Affidiamoci a Lui per vivere con coerenza la nostra fede.

2025-06-27T08:31:09+02:00