Giovedì 05 ottobre

Settimana della 5° domenica dopo il martirio – giovedì

La Parola di questo giorno

EPISTOLA Fm 1, 8-25
Lettera di san Paolo apostolo a Filemone

Carissimo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da’ questo sollievo al mio cuore, in Cristo! Ti ho scritto fiducioso nella tua docilità, sapendo che farai anche più di quanto ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché, grazie alle vostre preghiere, spero di essere restituito a voi. Ti saluta Èpafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, insieme con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.

SALMO Sal 111 (112)

Dio ama chi dona con gioia.

Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta.
Prosperità e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre. R

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R

Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché non vedrà la rovina dei suoi nemici.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R

VANGELO Lc 20, 41-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».

Filemone

Oggi viviamo una grande preghiera di intercessione a Santa Faustina Kowalska. È a lei che chiedo di intercedere per noi mentre riflettiamo sulla nuova domanda che ci poniamo in questa settimana di esercizi spirituali. La domanda è: quale servizio in una comunità cristiana?

Da questo punto di vista la lettura più interessante della S. Messa di oggi è la lettera a Filemone. Paolo ha riflettuto molte volte sul tema del servizio in una comunità. Lo ha fatto già dai tempi di Corinto, per via di quella comunità bella ma vivace che gli è stato dato di servire e di custodire nel cuore. È lì che Paolo ha imparato molte cose che gli sono poi servite nel resto della vita. Come nel caso che ci viene proposto. Onesimo è uno schiavo, uno che serve per abitudine, uno che deve fare quello che dice il suo padrone, nel caso, Filemone. Ma quest’uomo è diventato cristiano, esattamente come è cristiano il suo padrone. Nella Chiesa antica non scandalizza che ci siano degli schiavi nella società. Anzi, si dà come dato scontato, come modo che gli uomini hanno di vivere. Se è scontato il fatto, ci si domanda però: alla luce della fraternità che si realizza in Cristo, come deve essere il rapporto con loro? Paolo ha l’idea geniale. Al di là della posizione sociale che si occupa, al di là di quello che si fa nella vita, al di là del benessere che uno sa costruire o del nulla che uno possiede, tutti si deve lavorare per la vita e la vitalità della Chiesa. Ecco perché Paolo presenta, anzitutto, il proprio esempio. Paolo ha sempre avuto molti collaboratori. Nessuna missione di Paolo è stata svolta in solitaria. Ci sono sempre persone, talvolta anche gruppi numerosi, che hanno accompagnato Paolo nei suoi viaggi apostolici, vuoi perché se li era scelti lui come compagni di viaggio, vuoi perché le diverse comunità cristiane da cui si partiva eleggevano o sceglievano uomini che prendessero parte ai viaggi apostolici che erano sempre evento ecclesiale importante. Paolo ha avuto collaboratori anche nella parte finale della vita, persone che, dal carcere in cui aveva eletto la propria residenza domiciliare, andavano e venivano, organizzavano incontri e predicazioni, portavano materiali e riportavano gli scritti di Paolo nelle comunità a cui erano indirizzati. Paolo ha sempre molto valorizzato i collaboratori, ha sempre insegnato che un credente non può rimanere inerte ma deve sentirsi, in qualche modo, parte e responsabile del cammino comune. Non conta tanto né cosa uno sa fare, né cosa ad uno venga chiesto di fare in una comunità. Ciò che conta è che ciascuno faccia qualcosa, che non si rimanga ai margini, che ci si sproni a vicenda per la costruzione vicendevole di una comunità fraterna, come dicevamo anche ieri. Il servizio in una comunità è sempre da tenere in primissimo ordine.

Vangelo

Anche il Vangelo ci offre qualche spunto di meditazione, anche se è più complesso. Si parla, come avete sentito, di Davide e si cita il salmo 1, preghiera antichissima di Israele. Come ha vissuto Davide il suo compito? Anche se era divenuto re di Israele e, quindi personaggio politico, pubblico, sempre al centro di tutto, ha sempre ritenuto il suo ruolo come un servizio. Un servizio da rendere agli altri, un servizio per piacere a Dio, un servizio utile per il bene comune. Davide, pur con tutto il fasto della sua corte e tutta la potenza del suo ruolo, non ha mai pensato che tutto dipendesse da lui, ma ha sempre fatto, anche del suo ruolo, un modo per domandarsi cosa Dio chiedeva a lui nei diversi periodi della sua vita. Davide ha sempre pensato che il suo fosse un servizio da rendere a Dio e che il popolo tutto fosse il suo prossimo da servire. Non senza errori, non senza fraintendimenti, non senza sconfitte. Eppure sempre consapevole del servizio a cui era chiamato.

Provocazioni di fede per il cammino

Anche il nostro essere cristiani è fatto di servizio. A Cassano sono moltissimi gli uomini e le donne che vivono servizi molto generosi, da servizi molto semplici a ruoli molto complessi, da servizi piccoli per quantità di tempo e di energie da donare a servizi molto estesi nel tempo e per i quali è richiesta moltissima responsabilità. Il bello di una comunità cristiana è questo! La bellezza di una comunità è quella nella quale tutti sanno fare qualcosa e, per questo, tutti godono dei benefici che si sanno creare in un luogo dove tutto è vissuto come servizio generoso. Ci sono però due “ma”.

Il primo “ma”. Ma ci sono persone che si approfittano del servizio per crearne un ruolo, si ritengono poi indispensabili, bloccano l’accesso di altri, rendono privato quello che dovrebbe essere di tutti, perché all’interno di una comunità. Ci sono persone che godono nel rendersi insostituibili, ci sono persone che godono nel sentirsi dire, quando si cessa un servizio, “non è più come quando c’eri tu!”. Aberrazioni grandissime, perché se è vero servizio, uno non cerca niente di tutto questo.

Un secondo “ma”. Ma nella comunità ci sono anche molte persone disimpegnate, molte persone che non fanno niente per il bene della propria Chiesa, molti che chiedono anzi servizi, ma senza essere disposti a dare. Direi che la maggior parte della comunità è così. La maggior parte di quelli che vengono a Messa, non ha, poi, un servizio comunitario. Forse è bene che ci fermiamo a riflettere e che mettiamo al centro della preghiera di oggi quelle implicanze di servizio che il Vangelo porta con sé. È questa la grazia di riflessione e di preghiera che mettiamo al centro della giornata, perché possiamo continuare ad avere quei doni dello Spirito che sono il cuore della vita di comunità.

Invito alla preghiera

  • Che servizio vivo in comunità?
  • Cosa sono disposto a fare per gli altri? Cosa so donare con generosità?
  • Come vedo il servizio nella mia Chiesa?
2023-09-29T14:21:11+02:00