Giovedì 06 marzo

Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Ci dirigiamo verso la fine della settimana. Forse questi sono i giorni del carnevale, giorni di allegria, ma suggerirei a tutti di non perdere il richiamo che la Parola di Dio ci offre e ci dona.

La Parola di questo giorno

LETTURA Qo 9, 7-12
Lettura del libro del Qoèlet

Su, mangia con gioia il tuo pane e bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha già gradito le tue opere. In ogni tempo siano candide le tue vesti e il profumo non manchi sul tuo capo. Godi la vita con la donna che ami per tutti i giorni della tua fugace esistenza che Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua parte nella vita e nelle fatiche che sopporti sotto il sole. Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza, perché non ci sarà né attività né calcolo né scienza né sapienza nel regno dei morti, dove stai per andare. Tornai a considerare un’altra cosa sotto il sole: che non è degli agili la corsa né dei forti la guerra, e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza, e nemmeno degli intelligenti riscuotere stima, perché il tempo e il caso raggiungono tutti. Infatti l’uomo non conosce neppure la sua ora: simile ai pesci che sono presi dalla rete fatale e agli uccelli presi al laccio, l’uomo è sorpreso dalla sventura che improvvisa si abbatte su di lui.

SALMO Sal 5

Tu benedici il giusto, Signore.

Al mattino ascolta la mia voce;
al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa.
Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo. R

Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.
Io, invece, per il tuo grande amore, entro nella tua casa;
mi prostro verso il tuo tempio santo nel tuo timore. R

Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome,
poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza. R

VANGELO Mc 13, 9b-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Qoelet

Il Qoelet ci dona due riflessioni importanti. La prima: nella vita può succedere di tutto, quando le cose andassero anche bene, quando anche sembra che tutto sia a posto, non è mai possibile godere senza vigilare. Il credente, per lo meno, non fa questo. Perché sa che, da un momento all’altro, le cose potrebbero cambiare. Certo il credente ama il tempo in cui tutte le cose vanno bene, cerca di vivere appieno i suoi giorni, gusta la bellezza e la dolcezza delle cose che capitano. Eppure rimane vigilante, non si attacca ad esse e, soprattutto, non si perde in esse. Il credente rimette ogni cosa nelle mani di Dio, ringrazia per le cose buone, attende che Dio stesso gli mostri su quale via camminare. Così che, quando capita qualche realtà difficile da vivere e da sopportare, il credente non impreca, non si spazientisce, non vive da stolto prendendosela con Dio. Quando il cuore è vigilante, tutto acquista senso, anche il tempo difficile della sventura.

In secondo luogo, diceva il sapiente, non si sa mai quanto si sta al mondo. Così, anche quando uno è all’apice della sua vita, non smette mai di pensare che, da un momento all’altro, potrebbe essergli chiesto di rendere conto di quello che è, di quello che fa, in una parola di come vive. Anche qui, non è il saggio triste a parlare, ma il sapiente. Nessuno sa quanto sia lunga la propria vita, ecco perché a tutti è chiesto di vivere santamente.

Vangelo

Così il Vangelo insegnava che è sempre il tempo utile, è sempre il tempo buono, per dare testimonianza. Testimonianza di sé, della propria identità, della propria fede, delle opere buone che si sanno compiere. Il credente vive così il tempo, come un’occasione che lo Spirito offre per dire della propria identità, del proprio progetto di vita, del proprio aver aderito a Cristo. Il credente vive le occasioni che il tempo riserva con questo spirito, con questa logica, con questa speranza nel cuore. Proprio perché il cuore del credente è abitato da questa speranza, egli accetta quello che il tempo offre, senza preparare nessuna parola da dire, nessuna difesa da mettere in campo quando le cose vanno male. Il credente, infatti, si affida allo Spirito di Dio, che ispira, sostiene, promuove, indica quale direzione prendere, quale esperienza di vita sostenere, quale realtà integrare nei propri giorni. Egli non è uno sprovveduto! È uno che crede e, per questo, si affida a Dio tutti i giorni della sua vita, senza temere niente, senza lasciarsi condizionare da niente.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche oggi credo che la lezione biblica sia importantissima per ciascuno di noi. È davvero sapiente non legare la propria vita a nulla. È davvero sapiente essere sempre vigili, desti, come il Vangelo ci domanda. Così si rimane pronti anche nel momento delle angustie, anche nel momento delle difficoltà, anche nel momento in cui tutte le cose sembrano andare storte. Anche a noi è chiesta questa vigilanza, anche a noi è chiesto questo atteggiamento di distacco dalle cose per vivere bene quello che ci capita nell’esistenza. Direbbe Sant’Ignazio: senza desiderare più le cose belle di quelle brutte! Lavoro difficilissimo da fare, perché implica che, davvero, noi tutti diventiamo capaci di essere distaccati da ogni cosa. Realtà spirituale non sempre possibile.

In secondo luogo credo che questa Parola di Dio richiami anche ciascuno di noi a capire che la vita è sempre e solo nelle mani di Dio. Noi non possiamo determinare nulla di essa, nemmeno la sua lunghezza. Tutto è nelle mani di Dio e noi non possiamo certamente decidere nulla riguardo alla lunghezza dell’esistenza e al modo di vivere. Possiamo avere pensieri, desideri, sogni.  Ma, poi, come ogni uomo, siamo chiamati ad accettare quello che capita e a fare in modo che sia un’offerta gradita a Dio. Anche oggi il Signore ci guidi a comprendere queste verità e, soprattutto, ci doni di pensare alla vita come un dono. Un dono del quale essere responsabili, un dono da rimettere nelle mani di Dio, dopo aver fatto fruttare i talenti che abbiamo a disposizione.

Provocazioni

  • Come guardo ai miei giorni?
  • Come vivo in tempo di difficoltà e angustie?
  • Come vedo il compimento dei miei giorni?
2025-02-28T23:00:55+01:00