Trasfigurazione del Signore
Per introdurci
Questa domenica ci consente di celebrare la festa della trasfigurazione del Signore, la memoria della morte di San Paolo VI ed è una sorta di sosta di contemplazione in mezzo all’estate.
La Parola di Dio
LETTURA 2Pt 1, 16-19
Lettura della seconda lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino.
SALMO Sal 96 (97)
Splende sul suo volto la gloria del Padre.
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R
I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R
Tu, Signore, sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Una luce è spuntata per il giusto,
della sua santità celebrate il ricordo. R
EPISTOLA Eb 1, 2b-9
Lettera agli Ebrei
Fratelli, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio». Mentre degli angeli dice: «Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco», al Figlio invece dice: «Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli»; e: «Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni».
VANGELO Mt 17, 1-9
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Il fatto in sè
Siamo sul monte Tabor, che è un piccolo monte e tuttavia è un luogo importante per il Vangelo. Gesù è arrivato “Sei giorni dopo”, come diceva il testo. Sei giorni dopo cosa? Dopo la sua rivelazione, quella in risposta alla domanda: “La gente chi dice che io sia? – Voi chi dite che io sia?”, ma anche sei giorni dopo la professione di fede di Pietro, che seguì quell’episodio, come pure sei giorni dopo la predizione della passione. Siamo quindi in un tempo profondo del ministero di Gesù, un tempo nel quale Gesù sta rivelando cose di sé particolari. Gesù sta dicendo chi è, cosa è venuto a fare sulla terra, qual è il senso della sua rivelazione, quale il senso di quel mandato unico e singolare del Padre. Cose importantissime, che, come abbiamo detto, sono il cuore del Vangelo. Ecco perché questo brano è collocato a metà dei sinottici.
Notiamo subito che questo mistero è mistero di comunione. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono tre discepoli spesso presenti in forma singolare alla manifestazione del Signore, della sua potenza, della sua identità. Comunione che, tra l’altro, poi sarà ribadita anche dall’apparire di Mosè e di Elia, come vedremo.
Al cuore dell’evento c’è una trasformazione del Signore, una trasfigurazione che è detta con i temi tipici di questo verbo: la luce, il biancore degli abiti, lo splendore del volto di Gesù. Sono segni tipici di qualcosa di particolare, di qualcosa di singolare. Gesù si trasforma per dire chi è, per dire il mistero della sua identità, per dire la sua rivelazione e la sua relazione con il Padre. Gesù manifesta la sua gloria, potremmo anche dire, quella gloria che sarà pienamente rivelata nel mistero pasquale di cui la Trasfigurazione è un anticipo. Poiché questa trasformazione del Signore è capibile anche in altri momenti di preghiera di Gesù, come il Vangelo ci insegna, capiamo che la trasfigurazione è stata un momento importantissimo di preghiera. Un momento in cui la comunione del Padre con Gesù nella potenza dello Spirito Santo è stata unica, eccezionale. Benché sempre presente, questa comunione ha dei momenti salienti di manifestazione, come al Battesimo del Signore, o come in questo luogo di trasfigurazione. Ecco perché poi il brano concluderà con una manifestazione che chiameremo trinitaria.
Mosè ed Elia
Eccoci alla manifestazione che ne segue, ovvero l’apparizione di Mosè e di Elia. Come è facilmente comprensibile essi rappresentano due tempi e due momenti non solo della storia di Israele, ma anche della stessa Sacra Scrittura. Mosè rappresenta tutto il tempo dell’Esodo e della formazione della Torah, i libri iniziali e fondamentali della Scrittura. Elia è il rappresentante di un altro tempo, quello dei profeti, di cui è massimo rappresentante. Anche in questo caso Elia rappresenta tutti gli scritti profetici della Scrittura. Che cosa dicono? Di che cosa discorrono? Propriamente della Pasqua, dell’Esodo di Gesù. Mosè ricorda il primo esodo, quello del popolo eletto verso la terra della promessa dopo i secoli della dura schiavitù in Egitto. Elia rappresenta tutti coloro che hanno in qualche modo “predetto” la passione, la morte, la risurrezione del Signore. In questo senso la mente e la memoria potrebbero andare ai carmi del servo, ovvero a quei testi del profeta Isaia che sono stati da sempre al centro dell’interpretazione del mistero della Pasqua del Signore. Abbiamo quindi una chiara attestazione della centralità e della fondamentalità della Sacra Scrittura per capire bene la passione e la risurrezione del Signore. Sembra quasi che il mistero della trasfigurazione ci stia dicendo che senza un ricorso profondo alla Scrittura diventa impossibile capire il mistero centrale della vita del Signore.
La reazione di Pietro
Anche in questo caso, come è in moltissimi altri casi del Vangelo, è Pietro che reagisce. È lui che prende la parola perché, colto dallo stupore, non sa cosa dire. In effetti Pietro, ma anche gli altri discepoli, saranno stati sopraffatti dallo stupore. Certo avevano sentito parlare di Mosè, conoscevano anche loro i fatti dell’Esodo, avevano celebrato anche loro e già molte volte la festa di Pasqua, ma incontrare Mosè, vederlo, sentire il suo timbro di voce, dev’essere stata esperienza sublime. La stessa cosa vale per Elia e per tutto il mondo profetico. Quelle parole che avevano ascoltato in sinagoga più e più volte, acquistano adesso un senso nuovo, un ruolo nuovo, una centralità nuova. Ecco perché l’idea di Pietro è quella di fissare l’istante, l’idea di non perdere il momento. Quella rivelazione di Cristo deve poter essere proseguita. L’idea della tenda è l’idea di un posto sacro, l’idea di un luogo dove la rivelazione diventa centralità dell’esistenza. È chiaro che, a noi cristiani, questa centralità rimanda all’Eucarestia, momento in cui noi vediamo il Signore presente realmente nel pane e nel vino. Momento nel quale noi, ricevendo quel pane e quel vino, siamo tutti invitati a quella comunione di fede che anche Pietro, Giacomo, Giovanni, sperimentarono sul Tabor.
La voce del Padre
Entriamo così nella sezione che abbiamo chiamato trinitaria. È il momento che porta alla conclusione dell’evento. Dopo le voci di Mosè, Elia, Gesù, si sente la voce del Padre che, come già al Battesimo del Signore, fa sentire la sua voce e rimanda al ministero di Gesù come via di accesso al mistero di Dio, al mistero della Trinità. Mentre l’apparizione va verso la sua conclusione, rimane quella voce del Padre che richiama i discepoli e attraverso di loro noi tutti, ad ascoltare la voce di Gesù, a fissare lo sguardo sulla sua persona e sulla sua opera, per avere accesso a quel mistero che noi chiamiamo eternità. È solo nell’eternità di Dio che noi potremo davvero comprendere ciò che ora contempliamo, studiamo, approfondiamo. Il mistero della Trinità sarà comprensibile e immediatamente chiaro solo nell’ora della nostra morte, ovvero nell’ora della nostra trasfigurazione, quando anche noi tutti potremo finalmente vedere quel mistero di grazia e di gloria che ci ha chiamato alla vita e ci ha dato in essa ogni altro bene, compresa la vocazione e la consacrazione.
La fine dell’evento
Eccoci alla fine del brano che termina con la solitudine di Gesù. Quella solitudine che è cercata dal Signore in molti momenti del suo ministero è la solitudine con la quale Gesù prende sempre più consapevolezza. Egli sa che nell’ora della morte sarà solo. Sa che dovrà affrontare tutto il male, tutto il dolore della passione nella più completa solitudine. Ma sa anche che quella solitudine non sarà mai totale. Egli sa che sarà sempre accompagnato dal Padre, dalla potenza dello Spirito e da tutta la corte celeste, per così dire, che lo sosterrà in quell’ora di buio, di sofferenza, di dolore che si prepara e che si avvicina sempre più. È un chiaro riferimento a come il Signore dovrà affrontare quella passione verso la quale volontariamente si incammina.
Per il nostro cammino
L’evento della trasfigurazione del Signore chiede a noi tutti di mettere al centro del nostro cammino umano lo sguardo di fede sulla storia, sul mondo, sulle cose. Questa festa di luce è un richiamo molto forte perché noi cristiani abbiamo a cuore il cammino di fede. In primo luogo, quindi, io chiederei a ciascuno di voi di fermarsi per domandarsi:
- In quale momento della mia vita di fede mi trovo?
- Come sto vivendo, in questa estate, il mio percorso di fede?
In secondo luogo io chiederei di fermarsi a riflettere sulla dimensione di comunione presente nella nostra vita. Ci sono diverse forme di comunione che possiamo attuare, non tutte della stessa importanza. Abbiamo la comunione delle nostre famiglie, che è sempre una grazia ma che è anche sempre molto difficoltosa. Abbiamo la comunione in comunità ecclesiale, che non è però sperimentata da tutti allo stesso modo e con la stessa intensità. Abbiamo altre forme di comunione, dipende da come viviamo, da cosa stiamo facendo. In questo momento della nostra vita… Il testo del Vangelo ci dice che non possiamo stare soli.
- Come viviamo la comunione? Con chi la sperimentiamo? Quali difficoltà troviamo in questo cammino?
Una terza riflessione ci spinge a parlare della fondamentalità della scrittura, come abbiamo ascoltato. Mi sembra un richiamo che vi rivolgo molto spesso, eppure non vedo che davvero la scrittura è fondamentale per il cammino di molti. Vedo che molti la lasciano anche come qualcosa di marginale persino in questo giorno, il giorno della domenica e che molti non avvertono l’importanza della scrittura nel proprio cammino di vita. Credo che questo richiamo estivo faccia bene a tutti noi e ci rimandi ad un costante rapporto con la Parola di Dio.
- Come vivo questo richiamo?
- In questa estate cosa posso fare per rendere la parola più familiare al mio percorso di vita?
Così come è centrale l’incontro con Cristo. Il che, anche nel cuore dell’estate, anche magari alla vigilia delle vacanze o comunque in un periodo più scarico di cose mi deve spingere a chiedermi
- Come celebro l’Eucarestia?
- Cosa potrei fare di più e di diverso in questo momento di fede?
Infine credo che tutti, oggi, dobbiamo ricordare papa Francesco che, proprio in queste ore, chiude la GMG di Lisbona alla quale è presente anche il gruppo dei nostri giovani. Preghiamo perché questo ritrovo non sia stato solo un evento, ma un momento determinante del cammino di fede di questi giovani. Preghiamo perché ci sia luce in questo raduno mondiale e perché ci sia forza di fede nel cuore di tutti questi giovani.
Mettiamoci in spirito di preghiera e di contemplazione di Gesù trasfigurato per tutte queste intenzioni.
Così sia.