Mercoledì dopo l’Epifania
La spiritualità di questo giorno
Dopo la solennità dell’Epifania, riprende la vita “normale” contrassegnata dalle opere a cui ci dedichiamo abitualmente. Fino a domenica, festa del Battesimo del Signore, viviamo, liturgicamente, le ferie dopo l’Epifania che ci portano a leggere, come testo che continua nei giorni, il Cantico dei Cantici. Come sempre siamo un po’ in difficoltà di fronte a questi testi, per questo cerchiamo insieme una linea di lettura che ci aiuti non solo a capirli ma anche ad applicarli a noi.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ct 1, 1; 3, 6-11
Lettura del Cantico dei Cantici
Cantico dei Cantici, di Salomone. Chi sta salendo dal deserto come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d’incenso e d’ogni polvere di mercanti? Ecco, la lettiga di Salomone: sessanta uomini prodi le stanno intorno, tra i più valorosi d’Israele. Tutti sanno maneggiare la spada, esperti nella guerra; ognuno porta la spada al fianco contro il terrore della notte. Un baldacchino si è fatto il re Salomone con legno del Libano. Le sue colonne le ha fatte d’argento, d’oro la sua spalliera; il suo seggio è di porpora, il suo interno è un ricamo d’amore delle figlie di Gerusalemme. Uscite, figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona di cui lo cinse sua madre nel giorno delle sue nozze, giorno di letizia del suo cuore.
SALMO Sal 44 (45)
Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
o Figlio di Davide.
Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce. R
Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre. R
O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto,
e avanza trionfante.
Cavalca per la causa della verità,
della mitezza e della giustizia. R
VANGELO Lc 12, 34-44
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi».
Cantico
La descrizione che abbiamo letto oggi, nella Bibbia, viene intitolata: “il corteo dello sposo”. In effetti si capisce bene che si parla di un corteo nobile, imponente, ricco, pieno di lusso. Si parla dello sposo che procede sulla sua lettiga, scortata da molti uomini armati pronti alla difesa. La lettiga, peraltro, è sormontata da un baldacchino prezioso, tipico dei re. È una descrizione molto lontana dal nostro modo di sentire e di vedere le cose, ma credo sia importante capirne il senso spirituale. Come lo sposo brama di stare con la sposa, così la sposa brama l’incontro con lo sposo. L’arrivo dello sposo, che è segnalato da questo corteo così imponente, è ciò che la sposa attende fremendo e anticipandone quasi il tempo.
Vangelo
Gesù fa riferimento anche a questa pagina e anche a questa immagine nella sua predicazione. Così si serve di questa immagine per dire che, come una sposa brama l’incontro con il suo sposo, così l’anima brama l’incontro con Cristo o, per lo meno, così dovrebbe essere. Il consiglio del Signore è quello di vivere tutta una vita nell’attesa dell’incontro con il mistero di Dio, esattamente come una sposa attende e brama il ritorno del suo amato.
Gesù precisa anche, grazie alla domanda di Pietro, che tutti dovrebbero vivere in questa dimensione di attesa. Non c’è anima che possa sottrarsi a questa dinamica, nemmeno quella degli apostoli, anzi proprio loro, dal momento che hanno maggiormente condiviso con il Signore, dovrebbero anelare con ancora maggiore forza a questo incontro.
Si capisce la massima sapienziale tratta da Gesù: “Dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Come dire: quando il tesoro di una vita consiste nella ricerca dell’incontro con Dio, allora può accadere ogni cosa, ma si rimane saldi dentro quella dimensione di attesa che rende pieni i giorni. Quando uno colloca altrove il suo tesoro, allora vivrà per quel tesoro. Ovviamente più limitato sarà il tesoro, più limitata sarà anche la sua attesa.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Trovo molto bello e molto significativo che la Chiesa, all’indomani delle grandi feste celebrate e mentre la gente riprende i ritmi consueti della vita, ci faccia leggere questa pagina. L’intento è chiaro: si vuole evitare che, passate le feste, si ritorni un po’ alla vita di sempre come se nulla fosse stato, come se le feste fossero state una parentesi, anche bella e significativa, ma che, pur sempre si chiude. Non è questo il modo cristiano di vivere le feste. Se noi abbiamo vissuto bene l’incontro con Cristo che ci è stato proposto dalla celebrazione dei misteri legati al Natale e all’Epifania, allora ora torniamo sì alle incombenze di sempre, ma carichi di quello che abbiamo celebrato e facendo in modo che quanto abbiamo vissuto sia davvero luce per i giorni che ci vengono donati, così che non ci sia un banale “ricominciare le cose di sempre” ma ci sia un più profondo e più producente vivere le cose che la vita ci riserva illuminati dalla Parola che tutto rischiara e che tutto sostiene. Se poi ricordiamo che solo ieri è stata annunciata la data della Pasqua, comprendiamo che l’invito è ancora più chiaro: forti di quello che abbiamo celebrato, ora dirigiamo il cammino di fede verso l’annuale memoria della Pasqua di Cristo perché la sua donazione continui ad illuminare ciascuno di noi e ci guidi a una comprensione sempre più profonda del suo gesto. Potremmo chiederci:
- Qual è il nostro tesoro?
- Dov’è il nostro cuore?
Se il nostro cuore sarà con Cristo, allora queste feste non saranno trascorse invano. Se il nostro cuore è altrove, meglio per noi preoccuparci di ritrovarlo in fretta! Senza una costante ricerca del tesoro, perderemo anche quel cuore che dovrebbe alimentare ogni cosa che viviamo nella nostra esistenza.