Lunedì 07 aprile

Settimana della quinta domenica di quaresima – Lunedì

La spiritualità della settimana

Inizia quella che potremmo chiamare l’ultima settimana di Quaresima. Settimana prossima sarà la settimana santa e quindi saremo proprio nell’imminenza della celebrazione della S. Pasqua. Questa settimana ci farà leggere diversi annunci della passione del Signore, uniti alla storia di Giuseppe, che sarà il filo conduttore della Genesi. Anche questa settimana ne traiamo alcune meditazioni quaresimali.

Rifletteremo su questi temi:

lunedì: le colpe nascoste

martedì: seguire una rotta

mercoledì: benedire e capire

giovedì: un invito alla prudenza

venerdì: il ricordo dei segni della fede genera speranza per l’oggi

sabato: il Credo

Buona quinta settimana di Quaresima a tutti!

La Parola di questo giorno

GENESI 37, 2-28
Lettura del libro della Genesi

Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i suoi fratelli. Essendo ancora giovane, stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. [Ora Giuseppe riferì al padre di chiacchiere maligne su di loro. Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.] Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancora di più. Disse dunque loro: «Ascoltate il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni si posero attorno e si prostrarono davanti al mio». Gli dissero i suoi fratelli: «Vuoi forse regnare su di noi o ci vuoi dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. [Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò ai fratelli e disse: «Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me». Lo narrò dunque al padre e ai fratelli. Ma il padre lo rimproverò e gli disse: «Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io, tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?». I suoi fratelli perciò divennero invidiosi di lui, mentre il padre tenne per sé la cosa.] I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!». Gli disse: «Va’ a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a darmi notizie». [Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem. Mentre egli si aggirava per la campagna, lo trovò un uomo, che gli domandò: «Che cosa cerchi?». Rispose: «Sono in cerca dei miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare». Quell’uomo disse: «Hanno tolto le tende di qui; li ho sentiti dire: “Andiamo a Dotan!”».] Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!». Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita». Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua. Poi sedettero per prendere cibo. [Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di resina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto.] Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto. Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

SALMO Sal 118 (119), 121-128

Beato chi cammina nella legge del Signore.

Ho agito secondo giudizio e giustizia;
non abbandonarmi ai miei oppressori.
Assicura il bene al tuo servo;
non mi opprimano gli orgogliosi. R

I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza
e per la promessa della tua giustizia.
Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore
e insegnami i tuoi decreti. R

Io sono tuo servo: fammi comprendere
e conoscerò i tuoi insegnamenti.
È tempo che tu agisca, Signore:
hanno infranto la tua legge. R

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R

PROVERBI 28, 7-13
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, osserva la legge il figlio intelligente, chi frequenta gli ingordi disonora suo padre. Chi accresce il patrimonio con l’usura e l’interesse, lo accumula per chi ha pietà dei miseri. Chi allontana l’orecchio per non ascoltare la legge, persino la sua preghiera è spregevole. Chi fa deviare i giusti per la via del male, nel suo tranello lui stesso cadrà, mentre gli integri erediteranno il bene. Il ricco si crede saggio, ma il povero intelligente lo valuta per quello che è. Grande è l’onore quando esultano i giusti, ma se prevalgono gli empi ognuno si dilegua. Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo, chi le confessa e le abbandona troverà misericordia.

VANGELO Mc 8, 27-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Meditazione

Ruben intendeva salvarlo dalla mano dei fratelli e ricondurlo a suo padre

Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo

Va’ dietro di me, Satana!

Una bellissima antifona che leggiamo in Quaresima dice proprio così: “Ho nascosto la mia colpa come se fosse un tesoro”. In effetti, spesso, facciamo così. Nascondiamo le nostre colpe, quasi che fossero davvero un tesoro. Non permettiamo che la coscienza si illumini, non lasciamo che la Parola di Dio rischiari quello che realmente è successo all’interno della nostra anima, non lasciamo che ci siano passi sinceri di conversione.

Un po’ come accade nella storia di Giuseppe. I fratelli, invidiosi di Giuseppe, il preferito di Giacobbe, nascondono i loro sentimenti, non lasciano che vengano alla luce, cercano di reprimerli dentro di loro, ma non ce la fanno. Il risentimento che nasce contro Giuseppe è troppo forte. Si potrebbe dire che, davvero, essi aspettano l’occasione propizia. Occasione che giunge quando Giuseppe viene inviato a trovarli. Temendo forse che egli spii il loro lavoro, temendo che egli possa raccontare al padre le nefandezze di ciascuno, preferiscono togliere di mezzo il fratello piuttosto che ritornare sui loro passi. Il progetto è proprio omicida: essi vorrebbero toglierlo di mezzo fisicamente e una volta per tutte. Progetto che solo grazie all’intervento di Ruben viene mitigato, ma sarà comunque tremendo. Essi venderanno il fratello come schiavo, guadagnando sulla sua pelle e condannandolo ad essere lontano da casa, a perdere la sua dignità di figlio, ad un destino incerto: il destino degli schiavi. Se è vero che da un lato Ruben ha il merito di aver introdotto un pensiero non omicida nei confronti del fratello, è anche vero che avrebbe potuto fare molto di più, è vero anche che egli avrebbe potuto fare qualcosa per ricondurlo al padre, come era sua intenzione. C’è una debolezza in Ruben che diventa complicità. Complicità totale, perché anch’egli reciterà la parte inventata dai fratelli presso il padre e per anni terrà nascosto nella sua coscienza il segreto di cosa accadde quel giorno, il segreto di cosa accadde al povero Giuseppe. Ruben è esempio di come si può nascondere, per anni, la propria colpa dentro di sé, tentare di reprimerla, lasciare che essa cada nel nulla.

Progetto che, in qualche modo, anche Pietro aveva in sé. Pietro non sopporta che Gesù parli di sé in riferimento alla sua morte, soprattutto al suo dolore e alla sua sofferenza. È generoso, è attento, è uomo che ama profondamente il Signore Gesù e, per questo, non vorrebbe mai che nulla di negativo, nulla di tremendo si abbattesse su di lui. Pietro cerca di togliere questo pensiero di Gesù dalla sua bocca e, per fare questo, cerca di staccarsi dal gruppo dei discepoli. Tira in disparte Gesù, gli suggerisce le parole che dovrebbe dire, quelle che, a suo dire, sarebbero più convenienti. La colpa di Pietro è quella messa in luce da Gesù: egli pensa secondo gli uomini e non secondo Dio. Il suo modo di fare, il suo modo di pensare, il suo modo di condurre la vita sono distanti dai criteri di Gesù, eppure Pietro, che da tempo ormai vive la sequela, non si preoccupa. È solo la parola dura di Gesù che lo costringerà a pensare. A pensare, ma non a cambiare. Sarà così fino all’ultimo. Solo dopo la morte del Signore si ravvedrà. Anche Pietro, a suo modo, cerca di nascondere la sua colpa e la tiene nascosta in sé, fino a quando non arriverà il momento di lasciarsi guardare con tenerezza e misericordia dal Signore.

Così capiamo perché si può passare da storie concrete, da storie di uomini alla regola generale esposta dal libro dei Proverbi: chi cerca di nascondere le proprie colpe non avrà successo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Nascondo anche io qualche colpa?
  • Le mie confessioni sono sincere?
  • Quale timore è dentro di me?

In effetti potrebbe accadere anche a noi di tenere le nostre colpe nascoste per molto tempo dentro di noi. Conosco molte persone che hanno lasciato emergere ciò che era nel profondo della loro coscienza trenta, quarant’anni dopo che le cose erano accadute. Per un tempo lunghissimo hanno cercato di nascondere alcune cose dentro di loro, ma poi alla fine non ci sono riuscite e, con vero spirito provvidenziale, hanno capito che l’unica strada era quella di lasciare che il Signore illuminasse il loro tratto di strada, la loro fede. Il luogo dove lasciare che il Signore ci illumini, il luogo dove fare in modo che ci sia una luce di verità che illumina la coscienza e mostra le colpe, è la confessione. È qui, in questo Sacramento che noi tutti siamo invitati a lasciare che la luce della fede ci illumini, ci guidi, ci doni forza e anche coraggio per riconoscere quello che siamo, partendo da quello che è successo. Forse non sempre mettiamo al centro della confessione questa luce di misericordia, questa luce di verità che, invece, potrebbe illuminare anche noi. Poiché ci avviciniamo alla Pasqua del Giubileo, che, ovviamente, è sempre speciale, vi inviterei a lasciare che la luce della Parola di Dio illumini la vostra vita e vi doni la grazia di una confessione sincera e liberatoria. Per questo vi propongo, ogni giorno della settimana, di vivere un serio esame di coscienza, che vi sappia condurre verso la capacità di non nascondere le colpe, ma di lasciare che la luce di Dio illumini ogni aspetto della vita, anche passata. Così giungeremo ad una Pasqua di vero rinnovamento.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

In un momento di silenzio invito a fare un serio esame di coscienza. Oggi si potrebbe partire da una seria verifica della vita di fede, della vita di preghiera. Proviamo anche ad interrogarci su come si è evoluta la nostra fede e la nostra vita interiore, per cercare di comprendere cosa il Signore ci ha suggerito

2025-04-04T22:21:47+02:00