giovedì 07 maggio

Settimana della 5 domenica di Pasqua – giovedì

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi abbiamo due desideri opposti al centro della Parola di Dio.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 24, 27 – 25, 12
Lettura degli Atti degli Apostoli

Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo. Volendo fare cosa gradita ai Giudei, Felice lasciò Paolo in prigione. Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme. I capi dei sacerdoti e i notabili dei Giudei si presentarono a lui per accusare Paolo, e lo pregavano, chiedendolo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto preparavano un agguato per ucciderlo lungo il percorso. Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe partito di lì a poco. «Quelli dunque tra voi – disse – che hanno autorità, scendano con me e, se vi è qualche colpa in quell’uomo, lo accusino». Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, scese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo. Appena egli giunse, lo attorniarono i Giudei scesi da Gerusalemme, portando molte gravi accuse, senza però riuscire a provarle. Paolo disse a propria difesa: «Non ho commesso colpa alcuna, né contro la Legge dei Giudei né contro il tempio né contro Cesare». Ma Festo, volendo fare un favore ai Giudei, si rivolse a Paolo e disse: «Vuoi salire a Gerusalemme per essere giudicato là di queste cose, davanti a me?». Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare: qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare». Allora Festo, dopo aver discusso con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».

SALMO Sal 113B (115)

A te la gloria, Signore, nei secoli.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà. R

Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto ciò che vuole, egli lo compie. R

Benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi.
Siate benedetti dal Signore,
che ha fatto cielo e terra. R

VANGELO Gv 12, 37-43
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Atti

Rimango stupito non tanto di fronte alla lentezza della giustizia, ma al comportamento di Paolo e dei suoi accusatori. Sono trascorsi due anni e Paolo ha passato tutto questo tempo in prigione. Possiamo capire la difficoltà di Paolo. Lui predicatore itinerante deve stare fermo. Lui abituato all’incontro con la gente ha perso la sua libertà. Una situazione oggettivamente difficile. Da un lato la Scrittura mi fa pensare alle difficoltà di Paolo che rimane solo e in questa condizione per un periodo così lungo. Dall’altro lato mi stupisce che, nemmeno in due anni, è passata l’idea di aggredire Paolo, di attentare alla sua vita, di cercare di metterlo a morte. Paolo sa anche questo. È proprio per questo motivo che rifiuta di salire a Gerusalemme per essere giudicato dal procuratore ed appella a Roma, come era suo diritto. Il che significa altro tempo prigioniero, altro tempo senza sapere cosa succederà della propria vita. Una situazione difficilissima da sopportare. In Paolo deve essere stato presente davvero un grande amore per Cristo e per la Chiesa per sopportare tutto questo. Paolo non ha perso il suo desiderio di giustizia, non ha perso il suo desiderio di vedere il volto di Dio, non ha perso il suo desiderio di stare presso il Signore.

Vangelo

Così mi pare che si adempia il Vangelo. Ci sono, ci sono stati, ci saranno sempre uomini, donne, che l’odio ha reso ciechi. Gesù cita il profeta che aveva capito molto bene che lontani dall’amore, regnano solo l’odio, la divisione, il desiderio di mettere in crisi l’altro. Quando non c’è Dio c’è spazio per tutte queste cose. Lo sapeva il profeta e il Signore lo ribadisce in modo molto netto e chiaro. Facendo capire che, in ogni tempo, ci sarà una bella differenza tra credenti e non credenti, tra uomini di fede e uomini senza fede. Chi ha fede, infatti, ha solo il desiderio di vedere il volto di Dio e, per questo, lascia da parte ogni odio, ogni divisione, ogni ostacolo per giungere a quella visione di pace, di bene, di salvezza che è nel cuore di chi ama. Il Vangelo registra, peraltro, il desiderio buono di molti Giudei. Non è l’appartenenza ad un popolo o a una religione a dire se si è chiusi rispetto alla rivelazione di Dio o se la si accoglie. È una grazia del cuore, è una grazia che lo Spirito produce nell’intimo di ogni uomo, indipendentemente da appartenenze e categorizzazioni. Così il Vangelo ci ricorda di guardare sempre al cuore dell’uomo. È qui che nasce il desiderio di vedere Dio e di rispettare ogni uomo, il resto ha poco valore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Guardiamo non solo lontano da noi, ma anche vicino a noi. Quanto odio c’è nel cuore delle persone! Se conosciamo qualche storia di divisione, di odio, di rivalità, sappiamo molto bene che questi odi non passano. Chi vive un odio radicato per qualcuno, non lascia passare giorno senza covare propositi di male, di odio, di divisione. Addirittura, nei casi estremi, di attentato alla vita degli altri. Non è solo questione di qualche uomo appartenente a culture lontane da quella cristiana o a popolazioni differenti da quella occidentale. Anche tra noi, anche tra i cristiani, anche tra i battezzati, purtroppo, qualcuno entra in questa spirale di odio che non sa produrre altro che odio. Cosa fare? Io credo che tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore. Sapendo che a tutti è possibile cadere, tutti dobbiamo vigilare su quello che avviene nel nostro cuore. Quand’anche avvenissero fatti della vita che ci spingessero nella direzione di odiare qualcuno, di dividerci da qualcun altro, di portare male tra persone, cerchiamo di fare un esame di quello che avviene in noi. Cerchiamo, soprattutto, di fermarci prima. Non è in questo modo che impareremo a desiderare il volto di Dio. È solo deponendo il male, è solo deponendo l’odio, è solo deponendo i propositi cattivi che sono dentro di noi che potremo continuare la nostra personale ricerca del volto di Dio, diventando esempio e richiamo per altri. Cerchiamo di fare anche noi come i capi del popolo di cui si parlava nel Vangelo. Essi, da uomini onesti e responsabili, hanno cercato di vivere bene la loro fede e, per questo, hanno avuto la grazia della conversione. Non accecati dall’odio, non si sono persi nelle cose della vita, ma hanno saputo sempre cercare di piacere al Signore, pur in mezzo a tutto quello che capitava. È questa la realtà che dovrebbe coinvolgere anche noi! È questa la realtà che tutti dovremmo desiderare di vivere, di vedere, di possedere.

Anche oggi affidiamoci a Maria, la Madre del bell’Amore, perché ci aiuti a non covare mai desideri di odio dentro di noi, ma sempre desideri di pace, di verità, di bellezza, di bontà. Questo è ciò che ci deve riguardare in primissima persona.

2026-05-02T14:17:09+02:00