Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – Lunedì
La spiritualità di questo giorno
La festa liturgica di San Benedetto sarà il grande faro della settimana; la memoria dei santi Nabore e Felice concluderà poi questi giorni che ci vengono donati anche perché possiamo rendere più saldo il nostro cammino di fede.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 4, 21-31
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Il Signore si adirò contro di me per causa vostra e giurò che io non avrei attraversato il Giordano e non sarei entrato nella buona terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti in eredità. Difatti io morirò in questa terra, senza attraversare il Giordano; ma voi lo attraverserete e possederete quella buona terra. Guardatevi dal dimenticare l’alleanza che il Signore, vostro Dio, ha stabilito con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di qualunque cosa, riguardo alla quale il Signore, tuo Dio, ti ha dato un comando, perché il Signore, tuo Dio, è fuoco divoratore, un Dio geloso. Quando avrete generato figli e nipoti e sarete invecchiati nella terra, se vi corromperete, se vi farete un’immagine scolpita di qualunque cosa, se farete ciò che è male agli occhi del Signore, tuo Dio, per irritarlo, io chiamo oggi a testimone contro di voi il cielo e la terra: voi certo scomparirete presto dalla terra in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati. Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete che un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano. Ma di là cercherai il Signore, tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. Nella tua disperazione tutte queste cose ti accadranno; negli ultimi giorni però tornerai al Signore, tuo Dio, e ascolterai la sua voce, poiché il Signore, tuo Dio, è un Dio misericordioso, non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurato ai tuoi padri».
SALMO Sal 88 (89)
Il tuo amore, Signore, rimane per sempre.
Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R
Se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi,
punirò con la verga la loro ribellione
e con flagelli la loro colpa. R
Ma non annullerò il mio amore
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.
Non profanerò la mia alleanza,
non muterò la mia promessa. R
VANGELO Lc 6, 39-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
Deuteronomio
Uno sguardo vero e disincantato. Mi pare che la parola di Mosè ci offra questo. Del resto Mosè ha sempre uno sguardo molto attento alle cose ma anche, potremmo dire, uno sguardo pieno di amore e di verità. Mosè intende benissimo cosa accadrà dopo le fatiche dell’Esodo, dopo l’insediamento nella terra della promessa. Accadrà che tutti si dimenticheranno di Dio. Mosè sa benissimo che l’uomo, fino a quando è in situazione di precarietà, cerca il Signore ma, quando tutto va bene, ecco che tende a dimenticare il suo rapporto con l’Altissimo. Mosè però va oltre tutto questo. Sa bene che, poi, quando cambia nuovamente la stagione di vita e si invecchia, si incomincia a sentire la precarietà della vita, si incomincia a sentire il peso dei giorni, si lasciano riemergere tutte le domande che, quando si era troppo presi dalle cose dell’esistenza, si è cercato di mettere da parte. Con vivo senso di misericordia Dio attende questo momento. Lo attende per accogliere di nuovo chi si è allontanato nel turbinio delle cose di altri tempi. Dio sa attendere il ritorno dell’uomo. Mosè ne è assolutamente convinto. Ecco perché invita il suo popolo a non disperare mai. Certo, lo invita a non dimenticare mai Dio, rimproverando come colpevole l’atteggiamento di chi dimentica il Signore. Ma, se questo accadesse, non deve esserci motivo di disperazione. Dio attende anche questo momento per fare grazia a coloro che si affidano a Lui. Una lettura bellissima, uno sguardo disincantato sulle realtà della vita. Mosè sa bene come vanno le cose e non se lo nasconde. Come non lo nasconde a chi lo ascolta, volendo far ricordare a tutti che ci sarà sempre un tempo per un ritorno a Dio. Questo tempo è già custodito dal Signore che attende solo che il cuore dell’uomo si volga di nuovo a Lui.
Vangelo
Il modo di vivere fa emergere però ciò che c’è nel cuore. Ecco che chi ha nel cuore un tesoro buono, dice il Signore, lo fa emergere in molti modi. Chi ha nel cuore un tesoro cattivo, invece, non può fare altro che far emergere il cattivo tesoro che ha dentro di sé. Questa è un po’ una legge spirituale che riguarda tutti e alla quale non si può sfuggire. Cosa permette di porre rimedio a questa legge? L’attenzione costante a ciò che si porta nel cuore. Ecco, allora, il richiamo alla bontà, alla capacità di non giudicare se non con misericordia; ecco il richiamo per ricordare che tutti abbiamo come una trave nell’occhio, che ci fa vedere solo quello che vogliamo, ma non ci permette di vedere bene ciò che è presente nella vita degli altri. Se volete il richiamo di oggi è un richiamo alla prudenza. Sapendo di non vedere bene che quello che ci piace, il Signore richiama tutti ad essere molto prudenti nel giudizio. Non è detto che vediamo bene, non è detto che vediamo le cose nell’unica maniera possibile. Ecco perché occorre essere molto attenti nel giudizio, e ancor più prudenti nel voler correggere sempre gli altri. Il richiamo è prima a correggere sé stessi, perché il cuore è sempre pronto ad allontanarsi da Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa ci dicono le due Scritture?
- Come le applico alla mia vita?
Certamente la maggior parte di noi ha già vissuto a lungo e sa bene che c’è un’epoca della vita in cui molte cose della fede vanno in crisi. Non è che vengono dimenticate ma, per lo meno, vanno in secondo ordine rispetto a tante cose che sembrano essere primarie. Poi, però, arriva un’altra epoca, un altro momento, nel quale, invece, si recuperano tutte le cose che si erano scartate. Forse siamo già in questa epoca, forse, addirittura, l’abbiamo già superata. Se abbiamo fatto questa esperienza, credo che abbiamo capito la prima lettura! Credo che tutti abbiamo capito il senso della grande pazienza di Dio che aspetta il tempo giusto per farci dono della sua misericordia. Se ancora non abbiamo fatto questa esperienza, allora, possiamo considerare la lettura un invito alla speranza. Ci sarà anche per noi un tempo nel quale tutto questo avverrà. Nostro compito è quello di attendere questo tempo con spirito di vera fede. Intanto, però, cerchiamo di astenerci da quelle forme di giudizio che inquinano la vita. Cerchiamo di astenerci da quelle forme di giudizio che ci fanno sempre vedere il male che c’è negli altri e non quello che è dentro di noi. Chiediamo questo dono al Signore, perché possiamo vivere questa giornata pensando a come rendere migliore la nostra esistenza, cercando sempre di migliorare il nostro modo di essere cristiani. Il cammino di fede e la pazienza di Dio ci spronano, infatti, a questa meta.