Giovedì 08 maggio

Settimana della 3 domenica di Pasqua – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

La memoria di San Vittore ci mette in comunione con uno degli antichi martiri importanti della Chiesa. È proprio alla sua intercessione che noi vogliamo ricorrere per vivere bene questo giorno e per stare in compagnia del Signore sorretti dalla sua sicura protezione e dalla speranza che i martiri stessi generano in ciascuno di noi.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 6, 8-15
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

SALMO Sal 26 (27)

Tu sei la mia luce e la mia salvezza, Signore.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R

Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. R

E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore. R

VANGELO Gv 6, 16-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Atti

Partirei dagli Atti per la nostra quotidiana riflessione. Cosa mette in pericolo la vita degli uomini e soprattutto dei martiri? La falsa testimonianza. È quello che è accaduto nella vita di Stefano. Lo abbiamo sentito, c’è chi si mette contro Stefano, chi lo denuncia, chi non vuole udire la sua parola, chi lo mette in disparte, chi getta fango sul suo operato. La vicenda tragica di Stefano parte proprio da qui. Parte dalla parola di malafede, parte dalla parola di falsità di alcuni che mettono poi a repentaglio la vita stessa del testimone di Cristo. Cosa fa Stefano? Come reagisce? Con l’unico modo che la fede consente. Come tutti i martiri Stefano guarda a Cristo. Il martire, non solo Stefano, ma ogni martire e, quindi, anche Vittore, si mette dalla parte di chi contempla il volto di Cristo, di chi si mette a dimorare ancora più concretamente nella sua parola e, per questo, va avanti. Stefano è andato avanti e si è diretto alla sua passione accettando ciò che stava avvenendo contro di Lui non come un problema, non come il frutto solo dell’odio degli uomini, ma come la via di santificazione a lui offerta. Stefano ha capito che, anche in quanto gli uomini stavano facendo contro di lui, era scritto il valore della sua vita e il modo concreto della sua santificazione personale. Così anche il martire Vittore.

Vangelo

Così come credo sia bellissima l’immagine del Vangelo. Agli apostoli soli, alle prese con le difficoltà di una traversata sul lago, si offre la visione del Signore che viene verso di loro. Credo che la parola di Cristo “Sono io, non abbiate paura”, deve essere stata davvero rinfrancante per i discepoli che, dopo quella parola, hanno affrontato con animo diverso la traversata. Non solo perché era cessato ciò che li metteva in stato di scacco, ma anche per la convinzione interiore che Gesù non li aveva abbandonati. Gesù continuava ad essere con loro, secondo la sua promessa. Se provate a vedere questa è anche l’immagine degli Atti degli Apostoli. C’è una contemplazione che guida Stefano: la contemplazione dei cieli aperti. Stefano si avvia alla sua morte non con tristezza, ma nella gioia e nella pace che la fede genera nel cuore di chi sa contemplare il volto di Cristo. Stefano va verso il suo martirio sorretto da quella Parola che Egli ricorda nel cuore e che scalda il suo animo. Le due letture ci dicono che, quando un cuore si apre a Dio, tutto torna nella pace. Quando i cuori sono chiusi alla presenza del Signore, tutto diventa difficile, complesso, forse, addirittura, impossibile da vivere.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa mi insegnano i martiri?
  • Che genere di contemplazione vivo io?

La Chiesa antica era molto legata al culto dei martiri. Possiamo capire il perché. La Chiesa antica sapeva molto bene che ogni cosa viene da Cristo e ogni cosa a lui dirige. L’esempio del martire è l’esempio di colui che si fida di Dio, di chi si mette dalla parte del Signore, di chi sa stare a contemplare la propria vita in modo tale da poter vivere bene la propria adesione a Cristo. La Chiesa antica propone i martiri come modello di vita. Noi dovremmo fare altrettanto. Se i martiri hanno saputo fare quello che hanno fatto ed hanno affrontato la loro prova suprema sentendo il Signore vicino, non è forse vero che anche noi dovremmo sentire il Signore accanto a noi in qualsiasi circostanza di vita? Non è forse vero che anche noi dovremmo sentire il Signore che ci chiama, che ci guida, che ci sostiene nelle difficoltà del nostro cammino? Forse non saranno proprio le difficoltà dei martiri, ma pur sempre di difficoltà si tratta! Mettiamole anche noi in comunione con Cristo e lasciamo che sia il mistero di Dio ad educarci e a guidarci dove il Signore ha posto il nostro bene e la nostra felicità.

A Maria, in questo giorno del mese di maggio, chiediamo di essere sostenuti da lei, dalla sua amorevole presenza, dal suo forte esempio. Anche lei ha sentito la presenza del Signore che le diceva: “Coraggio, sono io!”. Anche noi chiediamo di sentire lo stesso incoraggiamento pieno di speranza nelle difficoltà della nostra esistenza.

Esercizio per questo giorno di gioia

Chiedo a Maria di saper sentire la parola incoraggiante del Signore che sostiene con la sua presenza.

2025-05-02T11:54:10+02:00