Settimana della 3 domenica di Pasqua – Sabato
La spiritualità di questo giorno
Concludiamo la settimana ancora con un grande richiamo alla S. Eucarestia.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 8, 1b-4
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quel giorno. Scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere. Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
SALMO Sal 65 (66)
Grandi sono le opere del Signore.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere! R
A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini. R
Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno. R
EPISTOLA 1Cor 15, 21-28
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
VANGELO Gv 6, 30-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. La folla disse al Signore Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Vangelo
È ben noto il paragone di Gesù. Egli mette in parallelo la manna dell’Esodo all’Eucarestia. Che differenza c’è tra le due cose? La manna era un “pane sottile” che Dio ha dato per sostenere il cammino del popolo in un momento molto particolare della sua storia. Un momento di esodo, di cammino, di difficoltà anche fisica da sostenere. L’Eucarestia si colloca su tutt’altro piano. L’Eucarestia è la permanente presenza del Signore Gesù che, proprio attraverso il dono della sua vita, il dono che si ripete nella consacrazione del pane e del calice, sostiene tutto il suo popolo che cammina nella storia verso l’incontro con Lui.
Corinti
Da questo punto di vista ci può aiutare, allora, la parola di San Paolo che ci ricorda qual è la fine della storia. La fine del tempo, che sarà quando Dio Padre avrà deciso di porla, sarà l’incontro di ogni realtà con Lui attraverso Cristo. Per ora l’uomo è in cammino. Il cammino è faticoso, non mancano gli ostacoli, ma non mancano nemmeno le grazie che lo sostengono. Il cammino vedrà come ultimo nemico annientato la morte. Tutti, infatti, siamo destinati alla vita eterna, cioè a quell’incontro liberante con Cristo che richiama tutti a sè nel suo nome, nella sua misericordia, nella sua gloria. Tenere in mente questa visione, tenere sullo sfondo questa verità è occasione per vivere bene la propria esistenza, il proprio pellegrinaggio eterno, la propria adesione a Cristo che ama essere cercato perché egli possa donare questa visione di vita.
Atti
Così possiamo anche capire bene la pagina degli Atti. C’è chi aderisce a questa visione e va avanti, nonostante le persecuzioni e le difficoltà. Dopo la morte di Stefano si scatena, come abbiamo sentito, una violenta persecuzione. Ma non tutto il male viene per nuocere. Alcuni di coloro che si devono allontanare dalla città per l’imminente pericolo, non rinunciano alla propria fede, non rinunciano alla professione del nome di Cristo come unico nome nel quale c’è salvezza. Questa fede, testimoniata pur tra mille prove, diventa richiamo anche per altri. Così la persecuzione che toglie la vita ad alcuni e chiude la bocca a molti, diventa occasione per generare nuova fede, occasione nella quale gioire perché il Signore trae nuovi figli anche da un evento terribile e luttuoso. La propagazione della fede, anzi, è più efficace proprio nel tempo della persecuzione. È lì che Dio opera infiniti e nuovi prodigi.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Come viviamo questi richiami?
- In questo anno di Giubileo, soprattutto, ci sentiamo incamminati verso la vita eterna?
Credo che la conclusione di questa settimana ci lasci proprio queste domande. Ricordando a tutti, come è anche tipico di ogni anno giubilare, che, se non ci mettiamo nella prospettiva della vita eterna, se non mettiamo questa visione dentro il nostro modo di operare e di agire, non saremo mai pronti a vivere con generosità il cammino di fede. Se togliamo la prospettiva dell’eternità, anzi, molti richiami della fede risulterebbero incomprensibili e addirittura inutili. Solo dentro la prospettiva della vita eterna con Dio trovano, invece, tutto il loro senso e tutta la loro forza. È per questo che il Giubileo vuole essere per noi tutti un richiamo a come vivere la vita presente in ordine a quella futura. Se non avessimo questa speranza, saremmo da compiangere! Vivere la fede senza avere la prospettiva della vita eterna, non potrebbe essere che inutile! Solo nella prospettiva della salvezza eterna trovano senso tutte queste realtà.
Maria, che onoriamo ogni giorno specie nel mese di maggio, ha vissuto proprio in questa prospettiva. Ha avuto fede e si è lasciata guidare dal Figlio suo in questa direzione, perché la prospettiva della vita eterna fosse la sua prospettiva particolare. A Lei chiediamo la grazia di saper vivere in questa direzione, in quest’ottica, per fare in modo che la fede sia sempre un richiamo a quelle verità che danno senso ai giorni e anche alle fatiche che, in ognuno di essi, non mancano.
Esercizio per questo giorno di gioia
Nella Messa festiva di domani, ricordiamoci di fare la nostra professione di fede nella vita eterna.