Domenica 11 gennaio

Battesimo del Signore

Introduzione

Il tempo dell’Epifania, come ormai sappiamo, è caratterizzato da una serie di manifestazioni. Oggi, la prima di esse, quella del battesimo del Signore.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 55, 4-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona».

SALMO Sal 28 (29)

Gloria e lode al tuo nome, Signore.

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Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza. R

Tuona il Dio della gloria.
Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. R

EPISTOLA Ef 2, 13-22
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

VANGELO Mt 3, 13-17
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Vangelo

Il Vangelo diventa la scena principale di questo giorno. Anzitutto nel suo ricordo storico. L’evangelista ci ricorda che anche l’inizio del ministero di Gesù venne segnato dal Battesimo di Giovanni. Giovanni, come sappiamo, battezzava un battesimo per la remissione dei peccati. Ovviamente Gesù non aveva alcun bisogno di questo battesimo, come il battista stesso non mancava di sottolineare. Eppure Gesù intende vivere questo momento, come molti altri uomini del suo tempo, per partecipare a quel grande movimento di purificazione che il suo tempo stava vivendo proprio grazie all’opera di Giovanni. È proprio in questa scena defilata, presso il Giordano, lontano dagli occhi di tutti, che Gesù inizia il suo ministero. Solo chi è presente, Giovanni e qualche suo discepolo, può intendere la voce del cielo: “questi è il figlio mio, l’Amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Attestazione della identità di Gesù. Egli è uomo e, come tutti gli uomini del suo tempo sta partecipando ad un rito certo importante, certo solenne pur nella sua modestia. Egli è Dio, è il Figlio amato, è il Figlio che inizia, ora, a parlare nel nome del Padre e a rivelare la sua vicinanza agli uomini e la misericordia di Dio per essi.

Ecco perché un evento che potremmo dire “privato” diventa, invece, un momento pubblico. Ecco perché un rito personale, acquisisce una risonanza universale. Ciò che vive Gesù nella sua vita è destinato ad avere un significato per tutti, ciò che il Signore vive personalmente è destinato ad avere una risonanza universale. Quel Battesimo vissuto come lo viveva molta altra gente, diventa un richiamo per tutti, tanto che anche noi ne celebriamo una memoria annuale, non solo per ricordarci dove ebbe inizio il ministero di Gesù ma per comprenderne il suo valore per noi.

Isaia

Così capiamo anche la prima lettura che abbiamo ascoltato, il profeta che comprendeva che tutto ciò che riguarda Dio, tutto ciò che Dio rivela, non è solo per il popolo di Israele. La rivelazione di Dio è sempre diretta al bene di tutti gli uomini. Se Dio parla all’uomo, parla sì a uomini concreti, in un tempo concreto, ma la sua rivelazione è per tutti, è per ogni uomo, è perché tutti possano accedere alla rivelazione della sua misericordia e del suo amore. Così anche chi è costituito testimone di questa rivelazione, deve comprendere che la sua testimonianza è sempre universale. Anche la più piccola di esse, anche la più nascosta, anche quella più segreta, hanno sempre un richiamo che deve essere per tutti. Isaia lo dice a sé stesso, ricordando che la sua opera profetica ha questo valore; lo dice a tutto Israele, ricordando così il compito universale che tutto il popolo ha nella storia; lo dice del Messia, che non conosce ma che verrà a visitare gli uomini, lo dice di ogni credente che avrebbe creduto anche attraverso la sua parola e la sua testimonianza.

Di qui un invito che è nuovamente rivolto a tutti: “cercate Dio mentre è vicino…”. Il compito del testimone, chiunque esso sia, è quello di rendere vicina la presenza di Dio. Questa presenza vicina riempie il cuore di tutti di gioia e di esultanza perché Dio si rende amico di tutti, capace di parlare al cuore di ciascuno. Così Dio si rende vicino per mostrare la sua misericordia e il suo perdono sempre ampio e sempre rivolto a tutti gli uomini, senza alcuna distinzione.

Il compito del credente è, quindi, in ogni tempo, quello di lasciarsi trovare da Dio che, sempre, è in ricerca di ogni uomo.

Epistola

Se il profeta aveva capito bene il valore universale di questo richiamo, San Paolo lo traduce in forma particolare per il cristiano. Gesù Cristo è colui che viene e inizia il suo ministero per riconciliare gli uomini con Dio, è come se ci fosse un muro, dice Paolo, tra Dio e gli uomini. Questo muro è costituito dal peccato e viene inalzato ogni volta che l’uomo, con il suo peccato, si allontana da Dio. Solo Gesù Cristo viene per togliere questo muro e per riconciliare tutti in un unico atto di amore, che è quello della sua Pasqua, con il Padre. Questo atto di riconciliazione, questo atto di amore che recupera la distanza, viene vissuto ogni volta che si celebra il battesimo. È nel Battesimo che ogni uomo torna ad essere amico di Dio. È nel Battesimo che ogni uomo vive su di sé quello che vale per sempre e per tutti. Potremmo dire così: se Cristo viene al Giordano per essere battezzato, non è solo per vivere un atto che riguarda la sua vita, ma è per dare un esempio che vale per tutti, un richiamo universale di salvezza. Questo richiamo diventa attuale in ogni anima ogni volta che si celebra il Sacramento del Battesimo.

Perchè la Parola dimori in noi

Così dunque la Parola di Dio ci ha mostrato che c’è un richiamo della vita del Signore che vale per tutti, c’è un evento della vita di Cristo che certamente riguarda la sua persona, ma questo gesto, che diventa rito, smette di avere un valore solo personale e diventa gesto che coinvolge tutti e che ha un significato per ciascuno. Il Battesimo compie in noi gli effetti che sono stati ricordati dalle scritture: per un verso è remissione dei peccati – tutti i peccati, sia il peccato originale che gli eventuali peccati personali – ; per altro verso è realizzazione di quell’essere figli di Dio a cui tutti sono chiamati; per altro ancora è immissione nella vita della Chiesa, come famiglia di credenti, come famiglia di peccatori perdonati che si dispone a seguire l’insegnamento di Cristo. La chiesa è famiglia di credenti che si scopre riconciliata con Dio perché Cristo è venuto ad abbattere il muro di separazione che opprimeva tutti e che, finalmente, viene tolto di mezzo.

Se, dunque, abbiamo compreso le scritture di questo giorno, credo che possiamo ora fare un passo ulteriore. Continuando quella riflessione sul tema delle relazioni che sta segnando questo anno pastorale, possiamo chiederci: in che relazione sono io con il mio battesimo? Che significa poi chiederci: in che relazione sono io con la chiesa? Pare certo, infatti che, mentre si capisce molto bene il tema della remissione dei peccati e della costituzione dell’essere figli di Dio, si faccia molta più fatica a comprendere quello dell’essere parte della comunità ecclesiale. Oggi, quando si celebra il Battesimo, si cerca più di sottolineare la dimensione di festa che non quella di appartenenza. Quasi che il battesimo fosse rito di famiglia, rito provato, che coinvolge il battezzato e i suoi cari. Raramente si comprende, invece, la dimensione comunitaria di questo evento. Tant’è che, nella maggior parte dei casi, le famiglie che hanno chiesto e vissuto il battesimo, spariranno per molto tempo. Normalmente fino all’inizio della catechesi, quando torneranno non tanto per un itinerario di fede che riguardi la vita, ma per una preparazione prossima agli altri sacramenti della iniziazione cristiana. Oggi percepiamo così la vita cristiana, come una serie di riti che si vivono in alcuni momenti della vita e che, spesso, non hanno poi molta attinenza con la vita stessa. È così che si vive quella scissione che diventa occasione per avere cristiani sulla carta che non corrisponde poi alla verità dell’assistenza.

Al di là di quello che avviene per lo più. Io vorrei che tutti, oggi, non perdessimo l’occasione di chiederci:

  • Come vivo io nella chiesa?
  • Che relazione ho con il corpo di Cristo nel quale sono stato inserito fin dal mio battesimo?
  • Come alimento la mia fede grazie al corpo di cui faccio parte?

Credo che tutti possiamo dire di avere una relazione con la Chiesa: chi solo superficiale, chi in modo molto più approfondito. Tutti, però, come battezzati, siamo in relazione con la chiesa che è la Madre che ci ha accolto, che è la Maestra che ci ha istruito, che è la via sulla quale dovremmo tutti insieme camminare. Oggi non è assolutamente scontato pensare in questo modo ed è assolutamente vero che molti vorrebbero credere ma senza la chiesa, senza la dimensione comunitaria, lasciando che la fede sia solo un fatto privato. Il Vangelo, e in generale la scrittura, ci correggono. Non è possibile vivere una fede privata. Non è possibile vivere una fede senza connessione con gli altri. Non è possibile vivere un incontro di fede solo nella mente, nel cuore, nelle emozioni. Se quell’incontro con la fede è vero, è necessaria un’apertura alla comunità ecclesiale. Ecco, dunque, il perché della domanda su quale sia la nostra relazione con la Chiesa in questo momento. Non è possibile vivere la verità della fede senza vivere la verità di questa relazione profonda e viva.

Oggi, mentre battezziamo questi tre bambini, viviamo un momento ecclesiale. Non siamo in festa solo nelle loro famiglie, non siamo in festa solo nelle loro vite. Siamo in festa come comunità e tutti dobbiamo sentirci partecipi di questo momento.

Mettete bene in discussione la vostra partecipazione alla vita ecclesiale. Troverete sicuramente un modo per vivere bene il vostro battesimo e per dare senso ad un evento che, senza collegamento con la vita, rimarrebbe solo puro rito. Ridecidiamoci per una partecipazione più attenta e più attiva alla vita della Chiesa. Non solo daremo senso alla fede che professiamo, ma contribuiremo a realizzare quella comunità che è sempre il cuore pulsante di ogni invito a credere.

2026-01-10T11:29:47+01:00