Venerdì 12 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – Venerdì

Sapienza

Sap 15, 1-5; 19, 22
Lettura del libro della Sapienza

Tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. Anche se pecchiamo, siamo tuoi, perché conosciamo la tua potenza; ma non peccheremo più, perché sappiamo di appartenerti. Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la tua potenza è radice d’immortalità. Non ci indusse in errore né l’invenzione umana di un’arte perversa, né il lavoro infruttuoso di coloro che disegnano ombre, immagini imbrattate di vari colori, la cui vista negli stolti provoca il desiderio, l’anelito per una forma inanimata di un’immagine morta. In tutti i modi, o Signore, hai reso grande e glorioso il tuo popolo e non hai dimenticato di assisterlo in ogni momento e in ogni luogo.

Anche oggi, dopo la festa della Madonna di Lourdes, la Sapienza ci invita ad una riflessione profonda che ci introduce nel tema della penitenza e della conversione.

Tu, Dio, sei paziente e tutto governi con misericordia”. Anzitutto c’è una consapevolezza da cui partire: la misericordia di Dio con cui Egli tutto governa. Non è solo un modo di dire. Il sapiente vede questa sapienza di Dio in atto nella storia. Da profondo conoscitore della storia ebraica, il sapiente sa bene che Dio è stato paziente con il suo popolo, nonostante le mille volte in cui tutto il popolo ha deciso di staccarsi da Lui. Ecco perché il sapiente generalizza e comprende che questo è il comportamento che Dio ha, da sempre e per sempre, sull’umanità.

Anche se pecchiamo noi siamo tuoi”. È la frase più bella della lettura di oggi. Il sapiente sa che ogni uomo è peccatore, non esiste un uomo che non debba riconoscersi tale davanti a Dio. Eppure egli sa bene che anche se peccatore, ogni uomo è di Dio. Ogni uomo appartiene a Dio perché è sua immagine e somiglianza. Per questo Dio non può mai abbandonare l’uomo peccatore a sé stesso. Dio ha sempre una mano tesa al peccatore. Quello che il sapiente antico aveva intuito con la sua preghiera e con la sua riflessione è, effettivamente, ciò che noi vediamo in Cristo. “Egli è la mano che tendi ai peccatori”, come diciamo nella liturgia. È questa la consapevolezza che dovrebbe sempre accompagnarci.

Per questo non hai dimenticato di assisterci in ogni tempo e in ogni luogo”. Il sapiente sa bene che Dio non abbandona mai. È possibile non sentire la sua presenza, è possibile non accorgersi della sua presenza, eppure Dio c’è. Egli non abbandona mai. C’è sempre un momento, in ogni storia, in cui si arriva ad accorgersi della presenza di Dio. Questa è la consapevolezza del sapiente antico, ma anche la nostra.

Vangelo

Mc 11, 27-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Forse nel Vangelo di oggi, Gesù ci sembra un po’ scontroso. Sembra quasi che voglia distaccarsi appositamente dai suoi oppositori. Possiamo però rileggere la pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato alla luce della lettura sapienziale che accompagna questo giorno. Se facciamo così, allora abbiamo la possibilità di capire che Gesù tende la mano ai suoi oppositori. Li ascolta, lascia che lo interroghino, si ferma per ascoltarli. Gesù, anche, li provoca, perché vorrebbe proprio che da questa situazione emergesse la loro conversione. È per questo che domanda loro di Giovanni il Battista, un argomento a loro congeniale, un tema sul quale potrebbe trovarli sensibili. Purtroppo Gesù deve registrare ancora una chiusura, ancora una mancanza di attenzione da parte di costoro. La libertà può fare anche questo. Il Signore tenta di scuotere la libertà di ciascuno, ma si deve arrendere dove il mistero della libertà chiude la porta a qualsiasi dialogo e rifiuta qualsiasi mano tesa.

Per noi:

Credo che anche noi possiamo rileggere così la nostra storia personale. Siamo anche noi sempre di fronte a un Dio che ci tende la mano, che ci vorrebbe pronti ad accogliere la sua proposta di bene, di conversione, di amicizia, di dialogo. Non sempre siamo disposti ad accoglierla, a farla nostra, a comprendere che la forza di amore di Dio è in grado di riscattare i nostri giorni.

  • Se mi fermo a rileggere la mia storia, dove vedo Dio che mi ha teso la mano?
  • In quale evento, in quale momento potrei dire che Dio mi si è fatto vicino per sollevarmi e io non ho proteso la mia mano verso di lui?

Credo anche che tutti noi possiamo iniziare ad avere quell’atteggiamento di conversione che, poi, si è impadronito di tanti e ha portato tanti uomini e tante donne a credere nel Dio del bene, della pace, dell’amore. Credo che oggi sia un giorno propizio perché ciascuno di noi dica: anche io sono figlio di Dio e posso giungere a sperimentare quell’abbraccio di pace che Dio vuole donarmi! Sarebbe questa una convinzione grande che ci potrebbe guidare ad una conversione sempre più piena e vera.

2021-02-05T08:30:01+01:00