Settimana della 3° domenica dopo Pentecoste – mercoledì
La spiritualità di questa settimana
Quest’anno possiamo cercare di rileggere le due letture partendo dalla fine del Vangelo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 14, 2-19
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Tutti gli Israeliti mormorarono contro Mosè e contro Aronne e tutta la comunità disse loro: «Fossimo morti in terra d’Egitto o fossimo morti in questo deserto! E perché il Signore ci fa entrare in questa terra per cadere di spada? Le nostre mogli e i nostri bambini saranno preda. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?». Si dissero l’un l’altro: «Su, diamoci un capo e torniamo in Egitto». Allora Mosè e Aronne si prostrarono con la faccia a terra dinanzi a tutta l’assemblea della comunità degli Israeliti. Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Iefunnè, che erano stati tra gli esploratori della terra, si stracciarono le vesti e dissero a tutta la comunità degli Israeliti: «La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra molto, molto buona. Se il Signore ci sarà favorevole, ci introdurrà in quella terra e ce la darà: è una terra dove scorrono latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo della terra, perché ne faremo un boccone; la loro difesa li ha abbandonati, mentre il Signore è con noi. Non ne abbiate paura». Allora tutta la comunità parlò di lapidarli; ma la gloria del Signore apparve sulla tenda del convegno a tutti gli Israeliti. Il Signore disse a Mosè: «Fino a quando mi tratterà senza rispetto questo popolo? E fino a quando non crederanno in me, dopo tutti i segni che ho compiuto in mezzo a loro? Io lo colpirò con la peste e lo escluderò dall’eredità, ma farò di te una nazione più grande e più potente di lui». Mosè disse al Signore: «Gli Egiziani hanno saputo che tu hai fatto uscire di là questo popolo con la tua potenza e lo hanno detto agli abitanti di questa terra. Essi hanno udito che tu, Signore, sei in mezzo a questo popolo, che tu, Signore, ti mostri loro faccia a faccia, che la tua nube si ferma sopra di loro e che cammini davanti a loro di giorno in una colonna di nube e di notte in una colonna di fuoco. Ora, se fai perire questo popolo come un solo uomo, le nazioni che hanno udito la tua fama, diranno: “Siccome il Signore non riusciva a condurre questo popolo nella terra che aveva giurato di dargli, li ha massacrati nel deserto”. Ora si mostri grande la potenza del mio Signore, secondo quello che hai detto: “Il Signore è lento all’ira e grande nell’amore, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”. Perdona, ti prego, la colpa di questo popolo, secondo la grandezza del tuo amore, così come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui».
SALMO Sal 77 (78)
Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo.
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Dimenticarono le sue opere,
le meraviglie che aveva loro mostrato. R
Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Eppure continuarono a peccare contro di lui,
a ribellarsi all’Altissimo in luoghi aridi. R
Perciò il Signore udì e ne fu adirato;
un fuoco divampò contro Giacobbe
e la sua ira si levò contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio
e non confidarono nella sua salvezza. R
Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore;
ricordava che essi sono di carne,
un soffio che va e non ritorna. R
VANGELO Lc 6, 17-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».
Vangelo
Gesù ha appena terminato la predicazione sulle Beatitudini che, come tutti avvertiamo anche solo “ripassandole”, è una predicazione di largo respiro. Se non fosse, appunto, per il finale. Perché Gesù, nel finale, avverte coloro che lo stanno ascoltando e che pure si compiacciono della sua parola, che un profeta ha sempre vita difficile. Il profeta è sempre disprezzato. Gesù dice queste cose riferendosi a sé stesso. Ha parlato di amore, ha parlato della benedizione che Dio manda dal cielo su coloro che si aprono alla comprensione del suo mistero, ma ecco che, a quella predicazione, fa seguito un indurimento del cuore da parte di molti uomini. Gesù sa bene ciò che, un giorno ancora lontano ma già presente nella sua mente e nel suo cuore, toccherà a lui. Per questo richiama alla memoria il modo con cui sono stati trattati genericamente i profeti di Israele e richiama tutti al fatto che la Parola di Dio non sempre apre al bene. Molti cuori rimangono ostinati, chiusi, molte menti ottuse, cercando, perfino, di prendersela contro Dio.
Numeri
È l’esatta realtà di cui ci ha parlato la prima lettura. Mosè, ormai da tempo, sta conducendo Israele verso la terra che Dio vuole dare al suo popolo. Da tempo sta predicando la vicinanza del Signore, la benedizione che scende da Dio su tutto il popolo, ma ecco che il cuore rimane sempre indurito. C’è sempre chi rimpiange le cose che furono, c’è sempre chi si oppone, c’è, addirittura, chi suscita rivolte proprio contro Mosè che, invece, non fa altro che rincorrere tutti per portare tutti alla terra della libertà. Nemmeno quando tornano gli “esploratori” della nuova terra che parlano di ciò che hanno visto, il popolo si placa. È necessario un intervento di Dio che porti tutti ad ascoltare la voce di Mosè. Mosè, dal canto suo, si mostra sempre molto attento a tutte le voci, ma, soprattutto, il suo desiderio è quello di portare a tutti la voce di Dio. Dio è paziente, Dio perdona la colpa, Dio passa sopra anche a tutti quegli episodi che portano il popolo contro Dio, purché il popolo si converta e sappia scegliere il bene che Dio ha già predisposto per lui. Se vedete quella di Mosè è la stessa posizione di Gesù. Mosè si mostra benevolo verso gli uomini come un giorno farà Gesù; Mosè richiama la volontà del Padre esattamente come un giorno farà Gesù; Mosè non teme la contestazione del profeta, esattamente come Gesù è ben conscio della contestazione che, sempre, tocca al profeta e non la teme, ma va avanti nel compimento del suo ministero e della volontà del Padre, sia per Lui stesso che per tutti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che tutti possiamo rileggere questa Parola di Dio in modo provocatorio per noi in due modi.
Il primo è quello che ci ricorda che anche noi siamo popolo dalla dura cervice, dalle orecchie che spesso si chiudono all’ascolto della verità che Dio rivela. Anche noi facciamo molta fatica a vivere sempre bene e sempre meglio il nostro cammino di fede. Anche noi siamo un po’ sempre messi di fronte a responsabilità che, poi, non prendiamo. Anche noi, insomma, facciamo fatica a vivere bene quella chiamata alla verità, alla libertà, alla dimensione contemplativa del mistero di Dio che è dentro la nostra vita. Un primo modo di rileggere questa Parola di Dio potrebbe, quindi, farci interrogare su cosa facciamo per togliere da noi quella durezza di cuore e di orecchie che, invece, sempre ci riguarda.
Un secondo modo potrebbe essere, invece, quello di metterci noi al posto del profeta. Non che meritiamo tanto, però sono convinto che alcune nostre scelte, alcune nostre affermazioni, qualche modo di pensare, qualche parola buona che sappiamo spendere, ci mettono proprio direttamente a confronto con i profeti. Anche noi, infatti, sappiamo scegliere qualcosa di buono e sappiamo metterci al posto “giusto”, quello della testimonianza. Quando viviamo qualcosa di questo genere, io credo, non sempre veniamo capiti. Anche noi veniamo criticati, talvolta sono proprio le nostre scelte di fede a non essere comprese, a essere derise, a non essere condivise… c’è sempre molto di tutte queste cose anche in ciascuna delle nostre esperienze. Non saremo magari contestati come Mosè, tantomeno come Gesù, eppure qualche volta la difficoltà della testimonianza cristiana sorprende anche noi. Vale la pena di domandarci come reagiamo, cosa facciamo, come cerchiamo di uscire da questo genere di situazioni.
Provocazioni dalla Parola
- Come vivo i momenti di contestazione del mio esempio?
- Mi ricordo anch’io di essere popolo dalla dura cervice, sempre pronto ad allontanarmi dal Signore?