Giovedì 12 giugno

Settimana dopo Pentecoste – Giovedì 

La spiritualità di questo giorno

La Parola di Dio di oggi ci dona due immagini in forte contrasto l’una con l’altra. Procediamo in ordine storico.

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La Parola di questo giorno

LETTURA 2Re 23, 1-3
Lettura del secondo libro dei Re

In quei giorni. Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.

SALMO Sal 77 (78)

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R

VANGELO Lc 19, 41-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando fu vicino, alla vista della città, il Signore Gesù pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Re

Il Libro dei Re sta parlando del re Giosia, che conclude un’alleanza di tutto il popolo con Dio. Lo scenario è quello del tempio, la casa di preghiera di tutti. Il re è vestito degli abiti solenni, sta presso una colonna e sottoscrive, per così dire, l’alleanza di tutto il popolo con Dio. È la voce di tutto il popolo che gli fa eco e che promette di seguire le vie di Dio, in qualsiasi direzione egli proponga di camminare. È una voce unica quella che si innalza dal tempio, come unica è la volontà attestata: servire il Signore. Le parole dell’Alleanza sono scritte, quindi sempre consultabili. La scrittura sarà anche giudice qualora si decidesse di ritornare sui propri passi e di non servire più il Signore Dio. È una pagina solenne, un giuramento solenne, un’attestazione di volontà particolarmente forte.

Vangelo

Il Vangelo è esattamente il contrario. Anzitutto perché, quando vediamo un uomo adulto che piange, tutti capiamo subito, immediatamente, che c’è qualcosa di grave che non va, qualche cosa che turba profondamente il suo cuore. Se, poi, a soffrire e a piangere è il Signore Gesù, scopriamo subito che la cosa è ancora più grave, e il pianto mette ancora più tristezza. Scopriamo poi il motivo del pianto. Gerusalemme, proprio quella Gerusalemme che, al tempo del re Giosia aveva giurato di seguire l’alleanza con Dio, si è pervertita, è ritornata sui propri passi: nessuno segue più l’alleanza con il Signore. Ecco il motivo che genera dolore, ecco il motivo che genera dispiacere nel Signore, un dispiacere così forte che diventa pianto. Pianto che diventa anche monito: il Signore invita le donne di Gerusalemme, le più sensibili, coloro che hanno normalmente fede, a piangere per questa sventura che capita alla città santa. Perché quando si perde la fede, è davvero una sventura per tutti. Ancora il Signore pronuncia parole sul tempio. Quel luogo, che era stato il luogo in cui Dio si era manifestato, quel luogo che era diventato anche lo scenario nel quale l’uomo aveva giurato fedeltà a Dio, ha perso il suo senso, ha perso la sua ragion d’essere. Esso è il luogo dei formalismi religiosi e degli scambi commerciali. Ecco cosa rende la solitudine del Signore ancora più acuta e il suo cuore ancora più triste. Sapere che tutto questo avviene nella casa del Padre mette Gesù in uno stato di assoluta tristezza e di grande ansietà. Il luogo della fede, il luogo degli antichi giuramenti è diventato un luogo qualunque, un luogo che può anche essere profanato.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Forse il Signore piange anche per noi?
  • Forse qualcosa del genere capita anche alla nostra vita?

Ieri abbiamo svolto la nostra riflessione dicendo che il nostro mondo perde il senso della gratuità. Oggi dobbiamo aggiungere che non solo perde quel senso di gratuità che dovrebbe essere cosa abituale tra noi, ma abbiamo perso anche la fede. Così vediamo anche le chiese, le nostre chiese, trasformarsi in museo, perché molti vanno per apprezzare le opere d’arte in essa contenute, ma raramente si fermano per una preghiera. Non solo. Oggi vediamo anche moltissimi cristiani, che pure, da giovani, hanno ricevuto una formazione di fede, magari anche molto buona, molto approfondita, perdere completamente ogni riferimento al cristianesimo e mettersi a seguire altri insegnamenti o, semplicemente, a chiudersi nei confronti di Dio. Davvero credo che non ci sia poi troppo difficile immaginare che il Signore piange per noi, piange per il nostro tempo. Come credo che non sia molto difficile pensare che le parole del Signore, un giorno dette per Gerusalemme e per il suo tempio, oggi valgono per noi e per le nostre chiese. Cosa fare? Come reagire? Io penso che il Signore, quel giorno, abbia detto quelle parole per suscitare nuova fede, per far ritornare un minimo di senso di affidamento a Dio e di coerenza con le scelte che si possono fare o che sono state fatte dai padri. Le parole del Signore sono certamente anche un invito a fare memoria della tradizione dalla quale si proviene. Alla luce della Pentecoste che abbiamo appena vissuto, alla luce della fede che abbiamo rinnovato anche nella festa di Maria Madre della Chiesa, facciamo nostre queste parole e ricordiamoci della serietà che è richiesta a ciascuno nel proprio cammino di fede. Chiediamo ancora a Maria, a San Barnaba e a Sant’Antonio che ricorderemo domani, un aiuto serio, concreto, perché il nostro cammino di fede possa essere davvero occasione per vivere meglio la nostra appartenenza alla Chiesa e al popolo santo di Dio.

2025-06-17T09:25:43+02:00