Settimana della 7° domenica dopo Pentecoste – venerdì
La spiritualità di questa settimana
Oggi facciamo memoria dei santi martiri Nabore e Felice di cui Sant’Ambrogio ha tessuto un eloquente elogio. Venuti dall’Africa, hanno subito il martirio a Lodi, insieme a San Vittore, anche lui ricordato nella nostra liturgia. Portati poi in trionfo a Milano, il culto dei loro corpi ben presto si diffuse nella nostra Chiesa che ne venera le reliquie. Anche noi, sostenuti da questa venerazione e culto, rileggiamo le Scritture di oggi sorretti anche dal loro esempio di dedizione, fedeltà, martirio.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gdc 16, 22-31
Lettura del libro dei Giudici
In quei giorni. La capigliatura che avevano rasata a Sansone cominciava a ricrescergli. Ora i prìncipi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon, loro dio, e per far festa. Dicevano: «Il nostro dio ci ha messo nelle mani Sansone nostro nemico». Quando la gente lo vide, cominciarono a lodare il loro dio e a dire: «Il nostro dio ci ha messo nelle mani il nostro nemico, che devastava la nostra terra e moltiplicava i nostri caduti». Nella gioia del loro cuore dissero: «Chiamate Sansone perché ci faccia divertire!». Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione ed egli si mise a far giochi alla loro presenza. Poi lo fecero stare fra le colonne. Sansone disse al servo che lo teneva per la mano: «Lasciami toccare le colonne sulle quali posa il tempio, perché possa appoggiarmi ad esse». Ora il tempio era pieno di uomini e di donne; vi erano tutti i prìncipi dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva i giochi. Allora Sansone invocò il Signore dicendo: «Signore Dio, ricòrdati di me! Dammi forza ancora per questa volta soltanto, o Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!». Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava il tempio; si appoggiò ad esse, all’una con la destra e all’altra con la sinistra. Sansone disse: «Che io muoia insieme con i Filistei!». Si curvò con tutta la forza e il tempio rovinò addosso ai prìncipi e a tutta la gente che vi era dentro. Furono più i morti che egli causò con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita. Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo portarono via; risalirono e lo seppellirono fra Sorea ed Estaòl, nel sepolcro di Manòach suo padre. Egli era stato giudice d’Israele per venti anni.
SALMO Sal 19 (20)
Il Signore dà vittoria al suo consacrato.
Ti risponda il Signore nel giorno dell’angoscia,
ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
Ti conceda ciò che il tuo cuore desidera,
adempia ogni tuo progetto. R
Esulteremo per la tua vittoria,
nel nome del nostro Dio alzeremo i nostri vessilli:
adempia il Signore tutte le tue richieste. R
Ora so che il Signore dà vittoria al suo consacrato;
gli risponde dal suo cielo santo
con la forza vittoriosa della sua destra. R
VANGELO Lc 10, 1b-7a
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa».
Giudici
Il libro dei Giudici ci fa leggere la seconda parte della storia di Sansone. Purtroppo abbiamo perso la prima parte di questa storia, a motivo della festa di San Benedetto. Conosciamo la storia di quest’uomo il cui nome significa “piccolo sole”. Egli è un uomo tutto votato a Dio; la sua forza, la forza fisica straordinaria di cui è dotato e che serve come difesa per il popolo di Israele in un momento in cui è frequentemente attaccato dai Filistei, è legata proprio alla sua consacrazione. Sansone è un uomo tutto consacrato a Dio, è un uomo sempre rivolto a Dio. Egli, appunto, è un piccolo sole perché è costantemente rivolto a Dio. Sarà però una sua debolezza, la passione per una donna, Dalila, a sottrargli, temporaneamente, quella forza. Ella lo venderà alla sua gente, tradendolo e Sansone, recisi i suoi capelli, dovrà per lungo tempo rimanere in prigione dove, privato degli occhi, girerà la mola come uno schiavo. Sansone, l’uomo di Dio, il “Piccolo sole” perde la sua possibilità di vedere la luce del sole, ma rimane sempre tutto rivolto a Dio. Lo dice la sua preghiera, quella preghiera che lo accompagna nei giorni della solitudine, dell’abbandono, della fatica. I giorni, anche, in cui è presentato dai suoi nemici come un trofeo di guerra. Questi giorni sono però anche i giorni in cui ricrescono i suoi capelli e, quindi, anche i giorni del ritorno della forza in lui. Forza con la quale egli, per un’ultima volta, si oppone ai nemici, uccidendoli. Ricordo, ancora una volta, che questo modo di scrivere, di raccontare del Primo Testamento, va sempre inquadrato nella cultura, nella storia del popolo di Dio. Ben lungi dall’essere un invito ad imitare questa violenza, il testo intende, di per sé, insegnare esattamente l’opposto. Il testo ci invita ad essere come Sansone: uomini fedeli a Dio, uomini che sanno cercare la preghiera, la compagnia del Signore anche nei momenti più difficili dell’esistenza. È così che si diventa, come Sansone, dei piccoli soli.
Vangelo
Per essere “piccoli soli” il cristiano ha a disposizione non solo l’esempio dei grandi uomini del Primo Testamento ma, soprattutto, l’esempio di Gesù. Ecco il Vangelo, che ci raccomanda come deve essere il cristiano piccolo sole: un uomo povero, cioè che vive con gusto l’essenzialità come stile di vita; un uomo che opera per la pace e per la riconciliazione, in qualsiasi contesto; un uomo che crea condivisione e che sa godere dei momenti di condivisione che sa vivere come fossero un dono. Come vediamo il Nuovo Testamento, che è la pienezza della rivelazione, non si limita a ribadire le realtà già rivelate, ma porta ulteriore luce e vera novità di vita nel cammino dei credenti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Così anche noi possiamo unire insieme le due raccomandazioni della Scrittura di oggi e, quindi, capire che se vogliamo essere “Piccoli soli” abbiamo bisogno di tutte le realtà che sono state ricordate dalle Scritture: partendo dalla preghiera, primo vero e fondamentale punto per vivere qualsiasi itinerario di fede, per poi vivere quell’essere capaci di riconciliazione, pace, unione, valorizzazione dell’altro di cui ci ha parlato il Vangelo. Direi che oggi tutti dovremmo sentire come nostro l’invito ad essere “piccoli soli”. Le vicende della vita possono essere diverse, le difficoltà attraverso le quali si passa possono anche essere numerose. Il cristiano, però, non si perde d’animo e continua ad essere pronto a camminare su quelle strade che gli possono permettere di essere “luce”. Credo che è di questo che ci sia particolarmente bisogno oggi. Mentre ancora abbiamo nel cuore l’esempio di San Benedetto, quindi, cerchiamo anche noi di vivere quella perfetta adesione a Cristo che ci permette di essere suoi imitatori e piccole luci sparse per il mondo. Solo così la difficoltà del tempo presente potrà conoscere qualche illuminazione.
Provocazioni dalla Parola
- Mi sento chiamato ad essere “un piccolo sole”?
- Quale via posso seguire per essere anch’io una piccola luce che risplende nel mondo?