Mercoledì 13 settembre

Settimana della 2° domenica dopo il martirio – mercoledì 

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Gv 3, 17-24
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

SALMO Sal 111 (112)

Dio ama chi dona con gioia.

Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto. R

Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R

Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché non vedrà la rovina dei suoi nemici.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R

VANGELO Lc 17, 7-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Vangelo

Il Vangelo di oggi è, evidentemente, riflesso di quello che si vive al tempo di Gesù. Era normale vedere dei servi, vedere degli schiavi all’opera. Per molti era anche normale avere della servitù, possedere degli schiavi. Gesù vive in una società che è fatta così. Sa bene anche che, nelle case dove sono presenti degli schiavi, dei servi, ci sono anche delle gerarchie. Non tutti i servi sono uguali. Anche loro hanno un’anzianità che li differenzia, una competenza che può essere stata acquisita, un ruolo che è stato dato e che viene riconosciuto. E, poi, c’è anche l’ultimo servo, quello che non ha nessun merito, quello che sembra perfino inutile. Gesù prende spunto dalla presenza del “servo inutile” per dire chi è il cristiano. Il cristiano è un uomo così, un uomo che serve per fare il bene. Il servo inutile non si vanta del lavoro fatto, come il cristiano non si deve vantare di quello che fa, di quello che riesce ad offrire. È tutto a lode di Dio che ha messo a sua disposizione taluni talenti e alcune capacità. Il servo inutile non si stanca. Quando finisce un lavoro torna al suo posto di servo inutile e aspetta un’altra chiamata, un altro servizio. Così il cristiano non si stanca mai di fare il bene. Vede il bene che può compiere e lo fa, con umiltà, con semplicità, sapendo di essere servo inutile. Il cristiano sa che altri uomini possono anche essere chiamati ad imprese grandi e a cose meritevoli e degne di lode, ma non ambisce a tutto questo. Il cristiano sa che la sua inutilità è preziosa per Dio, così come anche il servo ultimo ed inutile è prezioso in una casa, anche per quel piccolo e quel poco che può fare. Il servo inutile non conosce tempi, perché è servo. Rimane disponibile, anche quando è stanco, anche quando vorrebbe riposare, anche quando vorrebbe fermarsi, ma sa che deve rimanere a disposizione per qualche chiamata. Così il cristiano non si stanca mai di compiere il bene. Sa che è il suo compito e, per questo, lo fa senza esitare. Ecco la spiritualità del servo inutile.

1 Giovanni

La medesima spiritualità è contenuta nella prima lettura. Anche San Giovanni ci sta dicendo qualcosa del genere. San Giovanni invitava i cristiani della sua comunità e del suo tempo, come oggi invita noi che ascoltiamo queste parole, a rimanere operosi e disponibili per compiere il bene che è alla nostra portata. San Giovanni, con la forza del suo essere discepolo, diceva apertamente che chi dice di amare Dio che non vede senza amare il fratello che vede, crea un cortocircuito nel modo di vivere la fede. È facile e comodo dire di amare Dio che non si vede senza implicazioni con la vita. Basta poco. Basta qualche invocazione, basta qualche pensiero. Ben più difficile è sporcarsi le mani nel presente, per le cose della storia, per gli uomini che non sono certo perfetti, che hanno continue pretese, che mostrano bisogni che sempre si rinnovano. Eppure, ci diceva l’Apostolo, la fede non può essere disincarnata rispetto alla storia. Il discepolo di Cristo è uno che vede i bisogni degli altri e non rimane inerte. Proprio perché invoca con fede il Padre di tutti, si rende poi disponibile a fare quello che può per qualcuno. È questa disponibilità, è questo desiderio di scendere nel concreto, è questo desiderio di sporcarsi le mani che dice la verità della sua fede e il suo desiderio di vedere, un giorno, il volto di Dio. Rimanere inoperosi e, soprattutto, sordi alle esigenze e alle continue grida di aiuto degli uomini, sarebbe anche un professare in modo incompleto e vano la propria fede.

Provocazioni di fede per il cammino

Che logica stiamo seguendo?

Abbiamo la logica del servo inutile? Oppure abbiamo altre logiche di vita?

Credo che la risposta venga un po’ da sé! Anzitutto perché nessuno di noi vorrebbe farsi servo di un altro e, quando capita per alcune situazioni di vita, come la malattia degli anziani, in fondo sopportiamo quello che ci capita, ma non ne siamo certo felici. In secondo luogo perché noi tutti viviamo nella società dei diritti e, quindi, ci sembra impossibile parlare di doveri da vivere sempre, disponibilità che deve essere perpetua, umiltà che deve essere al centro di tutto… Ci sembra strano non avere diritti da proporre e rivendicazioni da fare. Noi tutti, vedendo magari qualche “servo” del nostro tempo, pensiamo a vite limitate, a scarse capacità presenti in queste persone… non facciamo certo la riflessione spirituale e profonda di Gesù! Direi allora, oggi, di imparare dal Signore, al quale basta anche la visione di un servo per trarre qualche insegnamento prezioso. Chiediamo al Signore lo stesso occhio compassionevole e vero, lo stesso sguardo limpido e aperto, per capire che, davvero, a noi tutti è chiesto di essere servi inutili per il bene degli altri, servi che non accampano diritti, ma che sanno di avere come dovere il compiere quel piccolo bene che è possibile ogni giorno.

Invito alla preghiera

Vi invito a chiedere al Signore di farci vedere bene quel “bene” che è alla nostra portata, perché possiamo eleggerlo e compierlo con la spiritualità del servo inutile.

2023-09-08T20:47:18+02:00