Giovedì 14 gennaio

Settimana della prima domenica dopo l’Epifania – Giovedì

Siracide

Sir 43, 33 – 44, 14
Lettura del libro del Siracide

Il Signore ha creato ogni cosa e ha dato la sapienza ai suoi fedeli. Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Il Signore li ha resi molto gloriosi: la sua grandezza è da sempre. Signori nei loro regni, uomini rinomati per la loro potenza, consiglieri per la loro intelligenza e annunciatori nelle profezie. Capi del popolo con le loro decisioni e con l’intelligenza della sapienza popolare; saggi discorsi erano nel loro insegnamento. Inventori di melodie musicali e compositori di canti poetici. Uomini ricchi, dotati di forza, che vivevano in pace nelle loro dimore. Tutti costoro furono onorati dai loro contemporanei, furono un vanto ai loro tempi. Di loro, alcuni lasciarono un nome, perché se ne celebrasse la lode. Di altri non sussiste memoria, svanirono come se non fossero esistiti, furono come se non fossero mai stati, e così pure i loro figli dopo di loro. Questi invece furono uomini di fede, e le loro opere giuste non sono dimenticate. Nella loro discendenza dimora una preziosa eredità: i loro posteri. La loro discendenza resta fedele alle alleanze e grazie a loro anche i loro figli. Per sempre rimarrà la loro discendenza e la loro gloria non sarà offuscata. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre.

Il brano del Siracide di oggi inizia una lunga sezione che ha il titolo medesimo delle prime parole che abbiamo letto: “facciamo ora l’elogio degli uomini illustri”. Il Siracide ha dedicato una sezione ampia della sua opera a ricordare i “grandi” di Israele. È nota sapienziale il modo con cui il Siracide procede. Egli diceva infatti che i grandi di Israele, come di per sé di ogni popolo, si distinguono in diverse arti. C’è chi eccelle nel pensare, chi nel costruire, chi nella musica, chi nelle arti, chi, persino, nella forza. Tuttavia degni di ricordo sono “gli uomini di fede”. Gli “illustrissimi” di Israele non sono solo coloro che hanno compiuto grandi imprese, coloro che hanno reso grande la nazione o che si sono distinti in chissà quale arte; sono uomini che hanno anche fatto grandi cose ma che, prima di tutto, sono stati uomini di fede. Chi non è stato “grande” nella fede, per il Siracide, anche se ha fatto grandi cose non conta poi molto, non viene ricordato a lungo. Solo chi ha messo cuore e passione per le cose di Dio potrà essere ricordato. Solo chi ha messo cuore e passione per la propria fede è veramente illustre. Del resto tutti coloro che hanno fatto qualcosa di veramente grande, erano anche uomini, o donne, di fede. Questo è anche il criterio per cui uno viene ricordato non solo nel tempo nel quale vive, ma per sempre. Chi è un esempio di fede trascende qualsiasi concezione del tempo e rimane come esempio di fede per tutti i secoli.

Vangelo

Mc 1, 35-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Non è certamente un uomo illustre l’uomo del Vangelo: è un lebbroso. Uno di quelli che devi tenere a distanza, uno di quelli “Puniti da Dio” per qualche male, per qualche peccato, come si riteneva a quel tempo. Uno di quelli da evitare. Eppure anche quest’uomo ha una sua sapienza e anche quest’uomo, nella logica di Gesù, diventa illustre. Un illustre sconosciuto – di lui non viene ricordato nemmeno il nome – eppure un uomo che passa alla storia, entra nel Vangelo e noi continuiamo a rileggere la sua storia. Perché quest’uomo diventa “illustre”? Perché ha fede, perché sa domandare la grazia che più gli sta a cuore, perché sa chiedere il dono della salute a Gesù che lui ha già riconosciuto come Messia, profeta, o, comunque, come un illustre al quale chiedere un dono così grande. È un umile della fede, un uomo che il Vangelo ricorda non perché abbia fatto qualcosa di veramente grande, non per qualche opera che ha tramandato ai posteri, ma per la sua fede. È su questo punto che la visione di sapienza del Siracide e quella del Vangelo convergono.

Per noi:

  • Chi sono, per me, gli uomini illustri?
  • Di chi ricordo la storia perché veramente esemplare?

Se guardo al nostro tempo e anche a questi ultimi mesi, credo che noi consideriamo giusti, illustri, esempi da ricordare uomini che si sono distinti in qualcosa di “umano”. Più che altro mi pare che siano i grandi campioni dello sport che vengono ricordati con unanime sentimento. Eppure, a ben guardare, spesso questi uomini non sono per niente uomini o donne di fede. Non sono stati, veramente, di esempio! Anzi, alcuni di loro, al di là delle loro prodezze sportive, sono stati veramente di cattivo esempio. Uomini e donne che non hanno certo i valori che, come cristiani siamo invitati a condividere. Altrettanto spesso ci dimentichiamo di uomini e donne umili, poveri, che non hanno fatto niente di grande, ma che sono stati grandi nella fede. Sembra quasi che accada quello che il Siracide dice, invece, che non accadrà. Ovvero che un uomo di fede, un giusto, sia dimenticato.

Nel nostro modo di proclamare chi è illustre e chi non lo è c’è qualcosa che differisce profondamente dal dato biblico. Credo che la Scrittura, oggi, ci permetta di ricevere una correzione di non poco conto. È un invito, quello che riceviamo tutti: l’invito a valorizzare come degno di lode, non chi compie opere umane grandi, anche a qualsiasi costo, ma chi, nell’umiltà della vita, vive i valori di Dio. Questi rimangono in eterno. Le opere dell’uomo, anche quelle dei grandi campioni, è certo che passano!

Disponiamoci a questa sapienza che ci permetterà di annoverare tra gli uomini illustri chi è veramente tale!

2021-01-13T10:19:22+01:00