Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – Lunedì
La settimana che apriamo è l’ultima prima che inizi il grande tempo della Quaresima. È caratterizzata dalla lettura del libro del Qoelet, come ultimo libro sapienziale che leggiamo prima di aprire un nuovo periodo liturgico e prima di chiudere il mistero della Incarnazione del Signore per aprire quello della Pasqua.
Qoelet
Qo 1, 1-14
Lettura del libro del Qoèlet
Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un’altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce. Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento. Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere. Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo. Non si sazia l’occhio di guardare né l’orecchio è mai sazio di udire. Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»? Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto. Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito. Io, Qoèlet, fui re d’Israele a Gerusalemme. Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. Questa è un’occupazione gravosa che Dio ha dato agli uomini, perché vi si affatichino. Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.
Dunque è davvero tutto inutile? È davvero tutto un continuo tornare delle cose, senza che vi sia una fine, senza che vi sia un “guadagno”? È davvero tutto così “assurdo”? Molti hanno parlato del pessimismo di Qoelet, che, anche con gli esempi che abbiamo ascoltato oggi, sembra dire che, davvero, non c’è nulla “sotto il sole” per cui valga la pena di darsi da fare. Non è così e il pessimismo di Qoelet è davvero solo apparente. Sembra che le cose siano sempre le stesse, sembra che i giorni siano tutti uguali, sembra che non ci sia fine per le cose che accompagnano la vita dell’uomo e che, prima o poi, tornano sempre a ripetersi. Eppure, ci dice il Qoelet, c’è una cosa per la quale vale davvero la pena di darsi da fare: la salvezza in Dio. È questa l’unica realtà della vita che rende piena l’esistenza, che rende vera la vita, che rende belli i giorni, nonostante le cose che capitano. C’è un darsi da fare per le cose degli uomini che rende bella ogni esistenza, che rende piena ogni vita, che rende bella qualsiasi esperienza dell’uomo: è la ricerca sincera del volto di Dio. Quando c’è questo, tutte le altre cose che accompagnano la vita dell’uomo acquistano il loro spessore e significato. Se manca la ricerca sincera del volto di Dio, niente ha più senso. Tutto diventa solamente un ripetersi delle cose nel fluire ininterrotto degli istanti.
Vangelo
Mc 12, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
Così come è sotteso anche alla pagina del Vangelo. Abbiamo già commentato diverse volte queste parole del Signore. Che cosa ha senso nella vita? Che cosa dice la verità di un’esistenza, se non quel “dare a Dio le cose di Dio” che, poi, non è altro che un modo per dire che l’anima è di Dio e a Lui deve tornare? Gesù più volte ha espresso il suo parere in proposito: l’uomo può davvero fare molte cose, può davvero dirigere il suo interesse in molteplici realtà, direzioni. Tutte cose che meritano la sua applicazione. Eppure, se l’uomo si spende e si getta a capofitto solo in questo, senza dare un senso a tutte le cose della vita, non farà altro che affaticarsi, senza trovare pace per i propri giorni. Solo il rimettere ogni cosa sotto lo sguardo di Dio toglierà l’uomo dalla sensazione di affaticarsi senza senso. È quanto andava dicendo anche il Qoelet. Come si vede i due insegnamenti biblici sono perfettamente in linea e ci dicono che solo una vita che trova nella fede il senso dei propri giorni, diventa una vita degna di essere vissuta. Una vita dove non si cerca di “far tornare a Dio quello che è di Dio”, conoscerà tante cose belle, indubbiamente, ma perderà il suo senso ultimo, il fine per il quale ogni anima è stata creata.
Per noi
Credo che oggi ci siano moltissime persone che interpretano la vita come una prima lettura superficiale del Qoelet sembrerebbe dire. Ci sono persone che interpretano la vita solamente come un darsi da fare per le cose dell’uomo; come un fluire ininterrotto di giorni, di ore, di istanti senza che mai ci possa essere il riposo dello spirito; come un andare avanti senza senso dannandosi la vita per cose che poi, tutto sommato, non dicono il senso di un’esistenza. Ci sono molte persone che vivono così: senza il pensiero di Dio e, quindi, attaccate solo alle cose che si possono quantificare, misurare, contare… Cose che certamente riempiono i giorni di una stagione della vita, quella giovanile ed adulta, ma che poi, sulla lunga distanza non tengono. Quando l’uomo giunge in tarda età a scoprire che tutto quello su cui aveva basato l’esistenza non regge, o nasce il senso profondo di una conversione, o non c’è altro esito che l’assurdo. Noi vediamo molte persone vivere così. Oggi dovremmo anzitutto preoccuparci di non essere noi troppo presi da queste cose e da questa visione della vita. Ma dovremmo anche intercedere per questi fratelli e sorelle in umanità, se davvero non vogliamo che nessuno perda quell’essere immagine e somiglianza di Dio nel quale tutti noi siamo stati creati.
- Vivo questa preghiera di intercessione?
- Mi preoccupo di non essere eccessivamente affannato per le cose della vita?