5 Domenica di avvento
Introduzione
La fede come fonte di protezione sicura e di speranza; la speranza che nasce dal perdono; i testimoni della speranza e la speranza della Beata vergine Maria, hanno guidato il cammino di avvento percorso fino ad ora. Percorso che ci farà iniziare domani la novena di Natale e, quindi, ci proietterà più da vicino nella dimensione del prezioso natale di Cristo. Credo che le scritture di oggi ci dicano che la speranza genera gioia, così che, insieme, possiamo riflettere su questa ulteriore dimensione della speranza.
La Parola di Dio
LETTURA Is 30, 18-26b
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia, per questo sorge per avere pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui. Popolo di Sion, che abiti a Gerusalemme, tu non dovrai più piangere. A un tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta. Anche se il Signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro, i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: “Questa è la strada, percorretela”, caso mai andiate a destra o a sinistra. Considererai cose immonde le tue immagini ricoperte d’argento; i tuoi idoli rivestiti d’oro getterai via come un oggetto immondo. “Fuori!”, tu dirai loro. Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno, e anche il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato. I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata con la pala e con il vaglio. Su ogni monte e su ogni colle elevato scorreranno canali e torrenti d’acqua nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri. La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte di più, come la luce di sette giorni, quando il Signore curerà la piaga del suo popolo».
SALMO Sal 145 (146)
Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R
EPISTOLA 2Cor 4, 1-6
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.
VANGELO Gv 3, 23-32a
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.
Vangelo
Certo il vangelo non sembra essere una pagina di gioia. Giovanni, ormai da tempo presente al Giordano, vede quasi “rubare” la sua scena. Sta iniziando il suo ministero anche il Signore che, dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni stesso, inizia anche lui a battezzare. Cosa che mette in allarme dei discepoli di Giovanni che vedono nel Battesimo del Signore Gesù quasi una possibile concorrenza, o, addirittura, una rivalità. La loro preoccupazione è così grande che ne parlano apertamente con il maestro. Cosa fare ora che c’è un altro che battezza? Cosa fare ora che la gente si sta spostando verso di lui? C’è un problema di audience, c’è un problema di concorrenza, sembrano dire questi discepoli. Giovanni ascolta, con pazienza, ma invece di condividere una preoccupazione, mostra tutta la sua gioia. Gioia perché finalmente inizia il ministero del Messia. Gioia perché, finalmente, vede il realizzarsi della sua parola, quella che, per anni, aveva annunciato nel deserto. Gioia perché quel Cristo che Lui stesso aveva indicato come Messia, sta uscendo allo scoperto, è iniziata la sua opera di rivelazione del volto di Dio agli uomini. Ecco perché Giovanni non solo non condivide le preoccupazioni dei suoi discepoli ma le trasforma in motivo di gioia e vorrebbe che anche nei suoi discepoli accadesse la stessa cosa. Così Giovanni attesta anzitutto la sua speranza, la speranza in Cristo, che è venuto per salvare gli uomini e che, finalmente, si fa concretezza di cammino, di vita, di proposta. La speranza che il suo modo di vivere, il suo modo di essere, di predicare, di spronare la gente non fosse vano, non fosse frutto di qualche sua illusione o di qualche sua idea personale: Giovanni vive ora la certezza che quella speranza che aveva vissuto negli anni precedenti era già stata pagata. La speranza di Giovanni, il rude predicatore del deserto, si trasforma in gioia. La presenza del Messia è gioia, la sua parola è gioia, la sua via è gioia. Ecco perché anche Giovanni attesta tutta la sua gioia: nelle difficoltà sopportate, nelle fatiche accettate, c’era già la gioia di un incontro. Quell’incontro che ora lo porterà in una nuova dimensione di vita. “lui deve crescere, io diminuire”, dice il Battista, attestando così che la speranza, quando lavora nel cuore, rende umili, rende piccoli, perché mette tutti alla sequela di Dio. Giovanni attesta che la sua speranza, d’ora in poi, non sarà più quella di vedere il Messia che si afferma, ma il lasciare che Egli, il Messia, prenda sempre più parte del suo cuore. La speranza di Giovanni è presto detta; egli non spera in cose, non spera in avvenimenti che cambieranno la sua vita o la vita del mondo. Egli spera solo che il suo cuore possa sempre conservare la presenza del Messia, come l’amico dello sposo, cioè il primo testimone, che conserva per sempre il ricordo delle nozze di cui è stato testimone, in spirito di amicizia ma anche di gratitudine verso chi glielo ha chiesto. La speranza, ci dice dunque Giovanni, genera gioia. Gioia che può anche passare attraverso qualcosa che si sperimenta, che già si vive, che già si possiede. Ma anche gioia futura, gioia che rimanda al tempo di Dio, gioia che rimanda ad un compimento che, ancora, deve venire Giovanni, ormai proiettato verso la fine del suo ministero, gioisce per questa presenza che sarà per lui la fonte della forza per completare i suoi giorni e per entrare, definitivamente, nella gioia del Suo Dio.
Una lezione bellissima sulla speranza che genera la gioia.
Isaia
Ma anche il profeta aveva intuito qualcosa del genere. Ecco perché pieno di speranza e di pace, afferma: anche se il Signore ci darà “l’acqua della tribolazione e il pane dell’afflizione”, ovvero, anche se la vita riserva giorni difficili, esperienze difficili, situazioni complesse da affrontare, anche se accadrà tutto questo, il Signore non smetterà di essere un rifugio sicuro. Ecco la speranza del profeta. Non sono le contrarietà della vita a spegnere la gioia di vivere, non sono le difficoltà dell’esistenza a togliere la gioia di credere. Forte di questa speranza il profeta mostra ancora a tutti la certezza della sua proposta e per questo va dicendo: “questa è la strada, percorretela”. Il profeta, cioè, continua a presentare la via della fede, la via di Dio, come unica via di speranza per l’uomo. Con un’altra immagine bellissima il profeta ricordava che, quando gli uomini si convertono, tornano sui loro passi, diventano capaci di compiere scelte di fede significative, allora Dio dona “la pioggia di primavera”, quella che non distrugge, quella che permette al seme di germogliare, quella che trasforma ogni cosa in anelito di vita. Il profeta ha questa speranza nel cuore: quando un uomo si consegna a Dio, quando in un’anima si riaccende la speranza, ecco che torna anche la gioia in coloro che la sperimentano. Ancora il profeta diceva: “la luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sette volte di più, quando il Signore curerà la piaga del suo popolo”. La piaga del suo popolo è la non fede, il non fidarsi di Dio, il non credere in Lui. Il profeta, dunque, attesta che quando l’uomo si apre al mistero di Dio, quando l’uomo si apre alla speranza, ecco che si genera anche la gioia. La gioia di vivere, la gioia di credere.
Corinti
Anche San Paolo è ben consapevole che tutto il suo ministero deve essere un ministero di gioia. Paolo, con forza, annuncia Gesù Cristo. Questo è il cuore del suo annuncio, questo è il cuore del suo ministero. San Paolo attesta, dunque, che Cristo è la speranza dell’uomo. Per questo egli va di città in città, d luogo in luogo, annunciando che Cristo è davvero colui di cui l’uomo ha bisogno per realizzare la sua umanità, la sua volontà di vivere giorni felici, il suo desiderio di gioia. Solo Cristo può realizzare la gioia dell’uomo perché, come disse San Giovanni Paolo II in una sua fortunata espressione, solo Cristo sa cosa c’è veramente nel cuore dell’uomo. “Lui lo sa!”. Per questo solo Cristo può essere la fonte della felicità dell’uomo, quella felicità che, in Lui, non ha tramonto.
La speranza genera gioia
Così le tre scritture ci hanno detto che la speranza, quando è autentica, cioè quando poggia su Cristo, genera sempre gioia.
La gioia di vivere, scoprendo, giorno dopo giorno, la bellezza della propria vita, del proprio tempo, del proprio mondo. La gioia che nasce dalla speranza apre alla dimensione dello stupore, perché chi vive questa gioia del credere, sta sempre dinnanzi a Dio come figlio che tutto attende dal proprio Padre.
La gioia di un futuro con Dio: questa è la grande gioia che genera la speranza. Non solo, quindi, speranza che alcune cose vadano meglio, non solo speranza in cose del tempo, del mondo, della terra, ma speranza dell’eternità che rimane per sempre. Speranza dl un dimorare presso Dio che non viene mai meno. La speranza apre a questa ricerca e a questa gioia.
La gioia è anche l’antidoto contro ogni forma di depressione che la vita genera. Ce lo ha detto il profeta. Il pane dell’afflizione, l’acqua della tribolazione, per quanto grandi, non devono mai spegnere la speranza che genera la gioia. Anche quando le cose vanno male, potremmo dire, al cristiano non è mai dato di disperare. La sua speranza deve essere più profonda delle cose che capitano, la sua gioia deve saper gustare le cose della terra che danno pace, mentre ci si sente proiettati verso le realtà celesti.
Per noi e per il nostro cammino spirituale
Siamo a pochi giorni dal Natale. Come già ricordavo domani inizia la novena.
- Gustiamo qualche cosa della gioia del Natale?
- La festa che si avvicina diventa, in noi, occasione di gioia?
Giustamente forse comprendiamo ben altro. Davanti a noi stanno giorni particolarmente intensi, in cui sarà un po’ tutto un rincorrersi di cose, perché, oltre ai ritmi consueti della vita, oltre alle cose di tutti i giorni, ci saranno i riti degli auguri che, naturalmente, non semplificano ma anzi rendono la vita ancora più complessa. Forse ci sembra che tutto acquisti una frenesia maggiore, non una pace duratura. Cosa fare? Dal momento che questa sensazione è vera, cosa fare per non rassegnarsi e non accettare che, semplicemente, le cose accadano? Io credo che il segreto stia proprio nel modo con cui noi decideremo di vivere la novena. La speranza che viene dal Natale ha questa preparazione e, dal modo con cui noi vivremo questi giorni, si capisce quale speranza abiterà il nostro cuore e, quindi, quale gioia sarà dentro di noi. Se la nostra novena avrà un momento di pace, di ascolto profondo della Parola di Dio, di celebrazione del suo mistero, allora avremo un punto di appoggio, un punto di ancoraggio attorno al quale far girare anche le altre cose. Se così non sarà, rischieremo davvero di essere triturati nel frullatore delle cose da fare, senza capire bene dove andremo né a cosa servono le cose che faremo. Dunque io vi consiglio questo. Se volete scoprire come la fede genera speranza e come la speranza genera gioia, lasciatevi coinvolgere in una novena che sia davvero occasione per dire a Dio la nostra disponibilità e la nostra volontà di lasciare che sia Lui il centro di ogni cosa. Solo così scopriremo quale gioia accende nel cuore la speranza della venuta di Cristo.