Martedì 16 febbraio

Martedì dell’ultima settimana dopo l’Epifania

Qoelet

Qo 3, 1-8
Lettura del libro del Qoèlet

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato. Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttar via. Un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

La riflessione che ci viene suggerita dal libro del Qoelet propone una grandissima verità e, forse, non a caso questo brano del Qoelet è uno dei più famosi dell’intera opera del sapiente. C’è, dunque, un tempo per ogni cosa. C’è un tempo per piantare e uno per raccogliere, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci, un tempo per fare la guerra e un tempo per dedicarsi alla pace… come diceva il sapiente. Qoelet non intende dire che, allora, ogni tempo è uguale ad un altro e che bisogna prendere il tempo così come viene, senza preoccuparsi troppo. Certamente questa posizione sarebbe una posizione infelice, stolta, per niente sapiente. Qoelet intende rileggere l’esperienza del tempo alla luce della fede e, per questo, dice che c’è un tempo per ogni cosa, perché così è voluto da Dio. Poiché ogni cosa ha il suo tempo, in ogni tempo ci sono tutte le indicazioni preziose, importanti, imprescindibili per “tornare” a Dio, per permettere alla propria anima di incontrare il Signore lì dove il Signore ha fissato la pace per ciascuno di noi. L’arte della sapienza dell’uomo consiste, allora, nel saper custodire il tempo che ci viene donato. Se c’è un tempo per ogni cosa, se ogni tempo è custodito da Dio, allora ogni tempo è buono per conoscere il Signore, per approfondire la propria relazione con Lui, per cercare di vivere con attenzione quello che il Signore propone.

Forse è anche vero che c’è un tempo per allontanarsi da Dio e un tempo per ritornare sui propri passi. C’è un tempo in cui la fede diventa difficile, un tempo in cui le cose vanno in crisi, un tempo in cui tutto diventa quasi senza senso. Ma c’è anche un tempo per tornare a Dio e per rileggere tutte le cose alla luce del suo mistero di amore che si rivela e che dona senso ad ogni cosa della vita dell’uomo. È questo il cuore dell’insegnamento del sapiente.

È esercizio di sapienza custodire il tempo che viene donato da Dio, perché in ogni tempo c’è la possibilità, per l’anima, di avere accesso al mistero di Dio, secondo quello che è dato di fare in ciascun tempo.

Vangelo

Mc 12, 18-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Possiamo rileggere così anche questa nota storiella con la quale si provoca la riflessione del Signore Gesù.

Intanto possiamo capire che a volte si va dal Signore con qualche domanda nel cuore, a volte si osa chiedere al Signore il perché delle cose della vita, ma, talvolta, si va dal Signore solo per provocarlo, solo per proporre cose che non hanno poi molto senso. Si va dal Signore pieni di sé, dei propri ragionamenti, non vedendo altro che quello che la propria mente partorisce e senza ascoltare la voce della coscienza che parla dentro di noi.  Il Signore accetta anche questo, il Signore risponde anche quando le cose non sono poste bene, anche quando le domande non vengono da un cuore che si è già messo nella dimensione dell’ascolto e del confronto sincero. Ciò non giustifica l’atteggiamento dell’uomo che vuole sfidare Dio. Piuttosto indica che il Signore è vicino a tutti, anche a quelli che non si accostano a Lui con cuore sincero.

Inoltre il Vangelo insegna che la sapienza di Dio sa andare oltre le sfide dell’uomo e, ancora una volta, ribadisce che “Dio è il Dio dei viventi”, ovvero il Dio che ama le cose degli uomini e che si rivela attraverso le cose degli uomini. Non esiste altra via per accedere a quella rivelazione di Dio che salva l’anima. Gesù si mostra innamorato profondamente di ogni cosa della vita degli uomini, perché in essa si rivela l’amore che Dio prova per ciascuno di essi. Vivere con pienezza ogni tempo è avere un’occasione propizia per conoscere il Signore e per sentirsi protetti e sorretti dalla sua mano.

Per noi

  • Guardiamo anche noi ai tempi della nostra vita?
  • Questo tempo che stiamo vivendo, che tempo è?
  • Cosa il Signore mi sta rivelando di sé in questo momento prezioso?

Credo che, quest’oggi, siamo invitati a scoprire che il tempo della nostra esistenza che ci viene dato di vivere è tempo utile, bello, prezioso per conoscere Dio. Anche questo tempo in cui dobbiamo astenerci dagli abbracci, per via delle precauzioni che dobbiamo vivere. Anche questo tempo che è il tempo della pandemia. Anche questo tempo che si connota con le cose che sta vivendo ciascuno è un tempo utile, bello, vero, se lo riempiremo non solo con la ricerca di cose vuote, o passeggere, ma se lo utilizzeremo per fare qualche passo di fede profondo e significativo.

2021-02-13T10:37:12+01:00