sabato 16 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – sabato

La spiritualità di questo giorno

Concludiamo la nostra settimana con il secondo giorno dopo l’Ascensione e ci mettiamo in attento ascolto del lezionario previsto per questo giorno.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 5, 9-14. 15c-d. 16c-d
Lettura del Cantico dei Cantici

Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, tu che sei bellissima tra le donne? Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, perché così ci scongiuri? L’amato mio è bianco e vermiglio, riconoscibile fra una miriade. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli sono grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi sono come colombe su ruscelli d’acqua; i suoi denti si bagnano nel latte, si posano sui bordi. Le sue guance sono come aiuole di balsamo dove crescono piante aromatiche, le sue labbra sono gigli che stillano fluida mirra. Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo ventre è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Questo è l’amato mio, questo l’amico mio, o figlie di Gerusalemme.

SALMO Sal 18 (19)

Della gloria di Dio risplende l’universo.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. R

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio. R

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via. R

EPISTOLA 1Cor 15, 53-58
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, è necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

VANGELO Gv 15, 1-8
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

La Scrittura

Questo è l’amato mio…

Questo corpo si vestirà di incorruttibilità…

Chi rimane in me porta molto frutto…

Anche oggi vi invito a leggere le Scritture nel loro insieme. Nel Cantico dei Cantici abbiamo sentito la descrizione del corpo dell’amato che l’amata fa. Certo le immagini e i paragoni sono molto distanti da quello che noi potremmo pensare, ma sono assolutamente capibili. L’amata descrive il suo amato come un uomo aitante, prestante, perfetto in ogni dettaglio del suo fisico.

San Paolo ci ha ricordato che il nostro corpo è imperfetto e segue tutte le dinamiche della vita corporea. Ciò che conta non è avere un corpo perfetto, curare un corpo che rimanga sempre tonico, quasi immortale. Conta molto di più curarsi di ciò che accadrà e, quindi, curarsi del fatto che l’anima si salvi perché essa salverà anche il corpo. Così, se si salverà l’anima, il corpo, che seguirà il suo destino, si salverà anch’esso. Ciò che conta non è questo corpo, che è destinato, per la legge della natura, alla decadenza e alla morte. Ciò che conta è la vita dopo la morte, che non è una vita solo dell’anima. L’Ascensione del Signore ha insegnato che là dove si trova il corpo di Cristo, dopo la Risurrezione finale, saranno anche i nostri corpi. Ecco in che senso è bene prendersi cura del corpo. Il cristiano si prende molta cura del suo corpo non per apparire, non per salvaguardare qualcosa in sé. Il credente si prende cura del corpo in vista della vita che verrà, perché non vuole che siano umiliati il suo corpo e la sua anima. Curandosi di questa, egli si cura anche di quello. Ecco il cuore del discorso paolino. Curare il corpo va bene, ma deve essere dentro questa logica, altrimenti si lascia campo all’esagerazione e alla deriva.

Così anche il Vangelo, che ci ha ricordato che, se non vogliamo prendere pericolose derive, l’unica cosa che occorre fare è unirsi sempre a Cristo. Più si è uniti a Cristo e più il corpo si incammina verso questa meta. Meno si è uniti a Cristo e più pericoloso diventa il cammino. Lasciare la vita della Chiesa mette nella condizione di diventare pampino inutile che viene tagliato e bruciato.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Stiamo curando in questo senso il nostro corpo?
  • Cosa ci impressiona maggiormente del discorso di Paolo?

Mi pare che siamo in un momento dove o si cura troppo il corpo o non lo si cura affatto. C’è chi è iper protettivo del proprio corpo e, quindi, lo cura in modo maniacale, ma anche chi lo trascura troppo. Manca un po’ di equilibrio. Se è così è perché si vedono e si giudicano solo le cose temporali, le cose che appaiono, le cose che servono nell’immediato. In effetti tutti abbiamo poco a cuore la vita eterna e abbiamo molta più concentrazione sulle cose del tempo, sulle cose contingenti. Le cose che verranno hanno perso il loro richiamo, il loro fascino, la loro capacità di attirare a sé il cuore dell’uomo.

Siamo noi che, memori di questa lezione del Signore, dovremmo desiderare di rimanere nella sua vite e di portare frutto a partire da questo essere radicati in Cristo. Frutto che è una giusta cura del corpo fisico, mentre attendiamo la trasfigurazione del corpo. I giorni dopo l’Ascensione e prima della Pentecoste servono appunto a questo. Mentre continuiamo a guardare al corpo del Signore che è presso il Padre, impariamo anche a contemplare noi tutti che, come battezzati, dobbiamo arrivare a questa meta.

Mentre ci prepariamo a vivere questa domenica che sarà ponte tra queste due grandi feste, consideriamo questa verità, questo insegnamento e disponiamoci a continuare la nostra novena chiedendo il dono dello Spirito di Dio che illumini i nostri giorni e la nostra fede.

2026-05-09T09:20:03+02:00