Domenica 16 luglio 2023

7  dopo Pentecoste

Per introdurci

  • Ci interessa davvero il tema della salvezza eterna?
  • Pensiamo alla salvezza della nostra anima?

Queste due domande sono state certamente la base del sentimento religioso e anche della pratica religiosa di molte generazioni di fedeli. Ma a noi interessano ancora questi discorsi?

La Parola di Dio 

LETTURA Gs 4, 1-9
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il Signore disse a Giosuè: «Sceglietevi tra il popolo dodici uomini, un uomo per ciascuna tribù, e comandate loro di prendere dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti, di trasportarle e di deporle dove questa notte pernotterete». Giosuè convocò i dodici uomini che aveva designato tra gli Israeliti, un uomo per ciascuna tribù, e disse loro: «Passate davanti all’arca del Signore, vostro Dio, in mezzo al Giordano, e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, perché siano un segno in mezzo a voi. Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, risponderete loro: “Le acque del Giordano si divisero dinanzi all’arca dell’alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero. Queste pietre dovranno essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre”». Gli Israeliti fecero quanto aveva comandato Giosuè, presero dodici pietre in mezzo al Giordano, come aveva detto il Signore a Giosuè, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, le trasportarono verso il luogo di pernottamento e le deposero là. Giosuè poi eresse dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza: esse si trovano là fino ad oggi.

SALMO Sal 77 (78)

La tua legge, Signore, è luce ai nostri occhi.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R

Fece partire come pecore il suo popolo
e li condusse come greggi nel deserto.
Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo abitare nelle loro tende
le tribù di Israele. R

EPISTOLA Rm 3, 29-31
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede. Togliamo dunque ogni valore alla Legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la Legge.

VANGELO Lc 13, 22-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Giosuè

Il popolo di Israele è stato educato da sempre a pensare in questi termini. Ben lo sapeva Giosuè che, mentre sta introducendo il popolo nella terra della promessa, chiede ai capi di ogni singola tribù di raccogliere ciottoli dal giordano per creare un memoriale di quello che è accaduto. L’operazione potrebbe essere per noi del tutto trascurabile, tanto che forse ci domandiamo perché rileggere un brano come questo mentre stiamo rileggendo tutta la storia della salvezza. La risposta è chiara: perché senza memoria non si va da nessuna parte, senza memoria dei benefici di Dio non si può progettare nessun cammino di fede. Ricordare i benefici ricevuti da Dio costruendo un altare, significa ricordare, per il futuro, come Dio ha agito nella storia e, ovviamente, questo è l’origine di ogni cammino di fede. Un modo per tenere desta, in tutti, la memoria della domanda fondamentale della fede: come faccio a salvare la mia anima? Questo è il desiderio guida di tutti gli uomini e le donne di fede di ogni tempo, non solo quello di Israele. Noi rileggiamo questa pagina per ricordare che quello che avvenne nell’Israele antico è ciò che avviene in ogni generazione dei fedeli, compresa la nostra.

Vangelo

La domanda è ancora più centrale nel Vangelo, dove noi troviamo questo tale che si avvicina a Gesù per una curiosità. Posto che per gli Ebrei era già chiara la loro salvezza eterna, di fronte ad un Maestro che parla di una salvezza universale, quest’uomo rimane incuriosito dall’insegnamento di Gesù e chiede se sono molti o pochi quelli che si salvano. Mentre la coscienza di quest’uomo gli suggerisce che siano in pochi a salvarsi, mentre Gesù parla di una salvezza per tutti, ecco che quest’uomo vuole sapere chi, di fatto, si salva.

La risposta di Gesù lo lascia stupito: ci si salva non per un’appartenenza data, non per un’appartenenza formale, ma per un cammino che è fatto di scelte, di impegno, anzi, come dice il Signore, di “sforzi”. Il che non significa che la salvezza eterna dipenda dai meriti che un’anima riesce ad acquisire, ma, piuttosto, dal fatto che uno deve avere attenzione alla domanda. Se uno non si domanda mai nulla circa la salvezza della propria anima, significa che questa domanda non gli sta a cuore e, quindi, non intraprenderà mai un cammino serio, responsabile, vero, per giungere a quella salvezza eterna che Dio, effettivamente prepara per tutti.

Nell’ultima parte del Vangelo Gesù risponde alla domanda di curiosità dell’uomo che gliel’ha posta. Dice apertamente che sono molti quelli che si salvano e che provengono da tutta l’umanità, senza alcuna distinzione e senza alcun privilegio. Coloro che si salvano sono tutti coloro che si sono posti la domanda circa la salvezza dell’anima e che hanno, per lo meno, cercato una risposta in quell’incontro con Dio che, a tutti, si rivela. La rivelazione di Israele non è un privilegio ma un segno. Segno di come Dio intervenga nella storia per cercare l’uomo, segno del suo desiderio di parlare con tutti gli uomini, segno della sua vicinanza e della sua amicizia ad ogni uomo. Dio, che si rivela pienamente in Gesù Cristo, può utilizzare tutti gli altri modi che lo Spirito genera per rivelarsi agli uomini, perché tutti abbiano a conoscerlo. Chi avrà corrisposto a questa rivelazione, chi avrà corrisposto a questa illuminazione interiore, sarà di fatto, colui che si salverà.

Un monito giunge, infine, nel Vangelo. la salvezza non è questione di automatismo. Non si potrà dire: “abbiamo profetato nel tuo nome… eri sulle nostre piazze… abbiamo mangiato in tua presenza…”. Parole che indicano che il cammino di fede è sempre personale e richiede fedeltà. È come se Gesù avesse detto che la salvezza inizia quando un’anima incontra la rivelazione di Dio che viene data a tutti, perché Dio vuole che tutti giungano a salvezza. Non conta il tempo in cui questa rivelazione avviene e nemmeno il modo con cui essa avviene. Conta solo che un’anima sia sempre in cammino, sia sempre in ricerca. Se manca il gusto per questa ricerca, se manca il gusto per la salvezza eterna, manca quell’inquietudine dello Spirito che produce salvezza.

Romani

San Paolo è un uomo che ha vissuto tutto questo personalmente. Appartenente al popolo di Israele, ritenendosi già salvo, scopre come Dio cambia le sue certezze, rinnovando la sua vita. È per questo che Paolo dedica ogni singolo giorno della sua esistenza alla santificazione della sua anima e propone a tutti di prendersi spazi di tempo, di riflessione interiore, di cammino dello Spirito nei quali chiedersi, appunto, in che cosa consista la salvezza eterna, chi si salvi. Facendo però salve anche tutte quelle memorie di fede che servono a spronare il cammino e a renderlo sempre più solido, forte, saldo. Paolo non rinnega il suo essere ebreo, non rinnega minimamente la sua professione di fede giudaica. Permette ad essa di evolversi. Il cammino di fede di Paolo ricorda a tutti che servono memorie di fede, elementi che permettano di vivere bene il cammino. Questo è il cuore di ogni cammino di fede che voglia, davvero, fare incamminare tutti sulla via della salvezza.

Per il nostro cammino

Dunque, anche per noi vale la domanda: chi si salva?  Che significa davvero chiederci se siamo interessati alla salvezza eterna! la risposta è personale, dipende da quello che stiamo facendo nella nostra vita, dal nostro cammino di fede, dalla cultura religiosa che abbiamo e anche dall’età che abbiamo. Vedo, nella mia esperienza, che questa domanda è spesso la domanda della terza età, come è facile capire. Sembra quasi che uno giunga alla possibilità di domandarsi davvero qualcosa sulla salvezza eterna solo verso la fine dei propri giorni, quando uno ha probabilmente visto che molte delle cose che riteneva indispensabili o indiscutibili per la propria vita, hanno deluso o perso gran parte del proprio senso. Non dovrebbe essere così, perché ogni età della vita, anche la più giovane, dovrebbe permetterci di chiederci: cosa penso in ordine alla salvezza dell’anima. Oppure, più radicalmente: chi si salva? La risposta non deve essere quella della curiosità. Non si tratta di essere di manica larga e, quindi, ritenere che, bene o male, ci salveremo tutti, almeno per la misericordia di Dio; nemmeno di essere di manica stretta, e dire che non si salva nessuno, perché il cammino di fede è troppo impegnativo. La domanda del Vangelo vuole suscitare l’interesse, l’impegno, la riflessione, la preghiera. Perché è quando c’è questo che nasce quel cammino di fede che, poi, pian piano, conduce alla salvezza. Il merito di questa domenica estiva è proprio quello di farci ricordare che, pur tra le mille cose della vita che attirano il nostro interesse e la nostra attenzione, deve esserci anche la fede. Come, poi, spendiamo tempo, energie, fatiche per mille cose della vita, non dobbiamo dimenticare che anche la fede richiede tutto questo. Non c’è strada di salvezza che non sia anche interesse, impegno, gusto per la fatica, capacità di porsi domande, ricerca di risposte che arrivano in un percorso e non in maniera puntuale. Per lo meno quasi mai. Eppure, si va avanti nella certezza della illuminazione del Signore, nella certezza del suo sostegno, nella certezza di quella forza che diventa occasione per vivere bene le cose della vita. Chi cerca la salvezza dell’anima non è mai uno che fugge il mondo, ma uno che, come il Signore, ama il mondo, gusta le cose della vita, senza perdersi in esse. Spero che questa sia proprio la realtà spirituale che terremo presente nelle prossime settimane. Pur in un contesto di vacanza, pur in un tempo nel quale moltissimi di noi si prenderanno anche tempi di riposo e svago, spero che tutti non smettiamo di domandarci: cosa serve alla salvezza eterna? così da fare di questa estate un tempo anche per la preghiera, per la lettura, per lo Spirito, per il volontariato, per la carità, ovvero per tutte quelle dimensioni che aiutano la vita dello Spirito.

Ben vengano, allora, anche per noi, i nostri memoriali, ovvero tutti quei segni di fede che abbiamo nelle città d’arte come nei più remoti luoghi di villeggiatura, perché possano essere per noi un richiamo a quella salvezza eterna che è un dono, che nasce da una promessa e che, pure, dobbiamo coltivare con attenzione e impegno. Siamo da poco reduci da una delle polemiche italiane anche a questo proposito. Vi invito a considerare, con grande valore, tutti i segni della fede posti ovunque dalla pietà popolare. Spesso, spessissimo, posti da gente povera che ha voluto ricordare un evento di fede, un’apparizione, un miracolo, un luogo di preghiera, o che, semplicemente, ha voluto consacrare qualche luogo particolarmente bello o significativo del creato, a Dio. Lasciamo che questi segni ci parlino, come al popolo di Giosuè e riscopriamo, anche attraverso di essi, il valore della domanda evangelica: Signore, chi si salva? Riscopriamone il senso per essere tra quello che amano la ricerca, la cura, la preghiera, la meditazione, l’incontro con quel Dio che promette la salvezza eterna a tutti coloro che la desiderano e che anelano ad essa nei giorni che sono loro dati.

2023-07-14T14:13:33+02:00