Settimana della 12° domenica dopo Pentecoste – venerdì – San Rocco
La spiritualità di questa settimana
Come già accennavo all’inizio della settimana, oggi siamo in festa per San Rocco. La sua devozione è certamente molto popolare, perché, fin dal suo tempo, moltissimi furono ammirati dal suo esempio.
L’esempio di un pellegrino, cioè l’esempio di un uomo che interpreta la vita come progressivo avvicinamento a Dio, di cui il pellegrinaggio fisico, verso mete cristiane, è solo un segno.
L’esempio di un uomo che vive la mitezza anche rimettendoci di persona. Sappiamo che Rocco, di ritorno da Roma, venne ingiustamente imprigionato per uno scambio di persona. Innocente, professò la sua fiducia in Dio fino all’ultimo e venne ammirato quando, riconosciuto l’errore, non portò rancore verso nessuno.
L’esempio di un uomo capace di aiutare nel bisogno i malati, rendendosi vicino anche a coloro che avevano contratto il terribile e pericolosissimo morbo della peste.
Rocco fu davvero esempio per quelli della sua generazione esattamente come lo è anche per noi. Come tutti ricordiamo, Rocco ebbe due chiese dedicate nella nostra città: San Rocco e San Rochino. Oggi rimane solo questa cappella, alla quale comunque siamo devoti ed è per questo che la onoriamo come segno di fede in mezzo alla nostra città. Anche oggi ci lasciamo guidare dal Vangelo per rileggere, poi, la vicenda di Neemia.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ne 6, 15 – 7, 3
Lettura del libro di Neemia
Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. Quando lo seppero, tutti i nostri nemici ebbero paura, tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest’opera si era compiuta per l’intervento del nostro Dio. In quei giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; infatti molti in Giuda erano suoi alleati, perché egli era genero di Secania, figlio di Arach, e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm, figlio di Berechia. Anche in mia presenza parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole, mentre Tobia mandava lettere per intimorirmi. Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a posto le porte, e i portieri, i cantori e i leviti furono stabiliti nei loro uffici, affidai il governo di Gerusalemme a Anàni, mio fratello, e ad Anania, comandante della cittadella, perché era un uomo fedele e temeva Dio più di tanti altri. Ordinai loro: «Le porte di Gerusalemme non si aprano finché il sole non cominci a scaldare e si chiudano e si sbarrino i battenti mentre gli abitanti sono ancora in piedi; si stabiliscano delle guardie prese fra gli abitanti di Gerusalemme, ognuno al suo turno e ognuno davanti alla propria casa».
SALMO Sal 121 (122)
Gerusalemme, città della mia gioia!
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R
Salgono, secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R
VANGELO Lc 13, 6-9
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Vangelo
La parabola del Signore ha una spiegazione a tutti evidente. La pazienza, l’attenzione continua, la cura, sono il primo modo di prendersi cura delle persone e, spesso, di portare a casa risultati non sperati. Come quando si coltiva un albero da frutto che non produce nulla, ma che torna a dare frutti quando si mette non solo attenzione agli interventi da fare, ma soprattutto quando si mette amore. Così il Signore insegna che ogni attestato di amore, di cura, di vicinanza ad un altro uomo, produce sempre il suo risultato. È la cura l’anima di molte azioni che portano frutto. Dove manca la cura spesso la vita si spegne. Gesù sta, dunque, chiedendo questa pazienza, ad imitazione della pazienza di Dio che sempre attende la conversione dell’uomo e continua ad effondere le sue grazie su tutti, proprio per vedere quale risultato sanno produrre gli uomini che si sentono seguiti ed aiutati da Dio.
Neemia
La cura per Gerusalemme, la cura per la città santa, che diventa cura per le cose di Dio oltre che per le famiglie che vivono in essa, è la grande trama della pagina di Neemia che abbiamo ascoltato. Ci veniva ricordato come le mura vennero ricostruite a tempo di record. Non solo. Neemia, quando ebbe finito quest’opera, pose persone degne, soprattutto persone di fede, come responsabili della città che, pian piano, veniva ricostruita. Egli sapeva bene che persone degne e di fede avrebbero continuato ad effondere la medesima cura su tutta la città, diventando così modello per tutti. Neemia stesso viene ricordato come uomo di grande fede e, soprattutto, come abbiamo sentito anche nei giorni precedenti, uomo che seppe prendersi a cuore la situazione di Gerusalemme e la situazione degli uomini che la abitavano. Un’attenzione particolare all’uomo nel nome di Dio. Come vedete questa storia è un commento efficace al Vangelo. Secoli prima dell’arrivo del Signore, Neemia visse ciò che Gesù avrebbe esplicitato nella sua predicazione. Ricordando così che il prendersi cura degli altri e anche delle cose, opera fondamentalmente umana, è assai gradita a Dio che la edifica come sua opera.
Per noi e per il nostro cammino di fede
La raccomandazione viene, dunque, a noi. A noi è chiesto, a noi è domandato di imparare a prenderci cura delle cose e degli altri nel nome del Signore. Certo mettendo a disposizione di quest’opera tutte le risorse umane che abbiamo, ma non dimenticando che la fede è un ottimo aiuto per vivere questo incarico con responsabilità e attenzione. La cura che Rocco mise per tanta parte della popolazione che ebbe ad incontrare nel suo tempo, ci sta dicendo la medesima cosa. Impariamo quindi, anche nel nome della beata Vergine Maria che solo ieri abbiamo onorato gloriosa, a prenderci cura di tutto, degli altri e delle cose, con quell’amore che viene dalla fede e che da essa è continuamente motivato oltre qualsiasi stanchezza, e con quella responsabilità che tutti, come uomini, dobbiamo sempre vivere nei confronti di ogni cosa.
Ci aiuti San Rocco a vivere bene e con fede tutto questo.
Provocazioni dalla Parola
- Di chi e di che cosa mi prendo cura con amore?
- Ho quella pazienza che lo stile di vita buona del Vangelo cerca di immettere anche dentro di me?