Seconda domenica dopo l’Epifania
Il tempo liturgico che stiamo vivendo, chiamato “tempo dopo l’epifania”, è costituito da una serie di “epifanie”, vale a dire di manifestazioni: l’epifania dei Magi, quella del Battesimo, quella delle nozze di Cana, quella della moltiplicazione dei pani e dei pesci; quella della Signoria di Dio sulla creazione; quella della famiglia; quella della clemenza e del perdono. È questa serie di epifanie che ci condurrà alla quaresima. In questa epifania delle nozze di Cana, quest’anno liturgico, siamo invitati a guardare a Cristo, “colui in cui abita la pienezza della divinità”.
Isaia
Is 25, 6-10a
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte”».
Colossesi
Col 2, 1-10a
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: infatti, anche se sono lontano con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo. Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui.
Vangelo
Gv 2, 1-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela ». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Colossesi
“E’ in lui che abita corporalmente la pienezza della divinità”. Così scriveva San Paolo ai Colossesi ed è proprio questa la luce particolare che accendiamo su questo Vangelo che rimane sempre uguale in tutti gli anni liturgici. Cosa significano queste parole? San Paolo è un uomo e un credente di formazione ebraica. Tutto l’antico testamento è pervaso dal desiderio di vedere il volto di Dio. Sono moltissimi i brani e i salmi, cioè le preghiere, che chiedono a Dio questo dono ed esprimono questo desiderio. Volto di Dio, in ebraico “panim”, è ciò che non si può vedere. Vedere Dio faccia a faccia significa essere passati attraverso il mistero della morte, giacché, ricordava l’Esodo, “nessuno può vedere il volto di Dio e rimanere vivo”. L’unica eccezione, l’unico a vedere il volto di Dio è Mosè, che parlava con Dio “faccia a faccia” e tuttavia, quando anch’egli chiese di vedere la gloria di Dio, il testo sacro precisa che il Signore gli passò davanti coprendo la grotta nella quale si trovava ed egli poté vedere solo le spalle di Dio. Questo volto invisibile, questo mistero insondabile, questo mistero a cui si erano riferiti tutti i grandi uomini di fede del primo testamento, prende carne in Gesù, nel mistero del Natale che noi tutti abbiamo appena celebrato. Il volto invisibile di Dio si rende visibile in Gesù Cristo. Il volto impenetrabile di Dio ha il volto di Cristo. Quel Dio che non si poteva che vedere da lontano, adorare con venerazione, timore e tremore grandi, ha ora il volto amico di Cristo che si rende presente in mezzo agli uomini e che rinnova nella sua carne l’alleanza tra Dio e gli uomini. Cristo non è venuto a “parlare di Dio”, non è venuto a dire qualcosa del mistero di Dio. È venuto per incarnare questo mistero. È nel suo corpo, è in tutta la sua vita che brilla la pienezza della divinità di Dio. Se Mosè e tutti i profeti del primo testamento avevano detto molte cose su Dio, ora è Dio che parla. È il suo Verbo che si fa carne a parlare agli uomini. Il Dio che è Gesù Cristo è il condividere la storia di Dio. Dio che aveva preparato l’umanità a questo evento, finalmente, in Cristo prende corpo. La sua verità non è più lontana, eterea, impalpabile, ma si fa presente nella carne di Cristo, del quale possiamo ascoltare la voce, toccare la carne, condividere l’esistenza. In Lui, dice ancora San Paolo, “sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. Egli è la rivelazione della sapienza di Dio, egli è la sapienza di Dio che prende carne. San Paolo dice che lui stesso deve sostenere una “lotta” per far comprendere tutto questo. La lotta consiste nel far capire che quello che era il Dio lontano, quello che era il Dio irraggiungibile, quello che era ritenuto da tutti il Dio nascosto, ora diventa il Dio vicino, conoscibile, addirittura toccabile. Cosa inaudita per un ebreo. Ecco il perché della fatica di Paolo e, forse anche di noi tutti. Al cristiano che ha accolto nella celebrazione del mistero della incarnazione questa verità, è chiesto di “camminare saldi nella fede, come vi è stato insegnato”. Paolo richiama i fedeli di Colossi a questo impegno: se in Cristo abita corporalmente la pienezza della divinità, a ciascuno è dato di conoscere questa rivelazione, perché il suo cammino rimanga solido ed effettivamente ancorato a Cristo.
Vangelo
Se in Cristo abita “corporalmente la pienezza della divinità”, dove è possibile vedere questa pienezza? Dove risplende questa verità della sua vita e del suo mistero? È possibile vedere che in Cristo abita la pienezza della divinità in ogni miracolo, o meglio in ogni “segno”. San Giovanni chiama così i miracoli: essi sono dei segni che Dio dona al suo popolo per rivelare la sua presenza, per insegnare che in Cristo abita corporalmente la pienezza della divinità. Come potrebbe altrimenti compiere i segni che compie? Era questa la domanda che si facevano già i contemporanei di Gesù. Ed è questo il motivo per cui noi rileggiamo continuamente la narrazione dei miracoli del Signore, perché essi sono anche per noi dei segni che ci rivelano che in Cristo abita pienamente e corporalmente la sua divinità.
Se i miracoli sono solo dei “segni”, quando si svela definitivamente che in Cristo abita corporalmente la pienezza della divinità? Solo nella sua “ora”. “L’ora” di Cristo, per San Giovanni, è il momento della sua passione, il momento della sua morte e della sua risurrezione. L’ora per eccellenza è quell’ora nona del venerdì santo, il momento in cui Gesù “emise lo spirito”, cioè chiuse quella vita corporale che aveva assunto nel mistero dell’incarnazione per tornare al Padre, portando con sé quel corpo che viene glorificato dopo la passione e che introduce l’umanità nel mistero di Dio.
Isaia
Di questo mistero, ed eccoci allora alla prima lettura, anche noi saremo partecipi, come ad un banchetto. Quel banchetto fatto di bevande prelibate, di vini succulenti, diceva il profeta, di cui ogni uomo potrà gustare stando nella gloria di Dio. Ovviamente è un’immagine per dire la pienezza della gioia, della felicità, della bontà e di qualsiasi altro aspetto della vita umana che ora si può sperimentare solamente come “anticipo” e che un giorno ci sarà dato in pienezza. Di questo banchetto di gloria che dona a noi la pienezza di ogni bene fu anticipo quel banchetto nuziale in Cana di Galilea, segno della pienezza della divinità che opera in Cristo Gesù, il rivelatore del volto del Padre, colui che fa brillare il suo volto amico dell’uomo. Così che ogni anima, un giorno, potrà dire con verità: “in lui abbiamo sperato perché ci salvasse”. La salvezza eterna dipende da Cristo, colui che noi possiamo incontrare nei giorni della nostra esistenza come pienezza della rivelazione, come pienezza della bellezza e della bontà di Dio.
Per noi:
Una lezione profonda e molto alta. Oggi noi tutti abbiamo ricevuto questo. Una lezione di teologia profondissima che costringe a pensare continuamente alla bellezza e alla profondità della nostra fede. Noi non seguiamo un’idea, non seguiamo una filosofia di vita, non seguiamo un pensiero, non siamo solo persone che aderiscono ad un codice di comportamento. Noi siamo coloro che seguono Cristo, pienezza della verità di Dio, incarnazione della sostanza di Dio, pienezza della divinità. Ma cosa significa questo per noi? Di fronte ad una lezione biblica profondissima e complessa, come non limitarci solo ad una spiegazione teologica?
Lancio due provocazioni. La prima viene dai padri della Chiesa. Commentando questo brano di San Paolo ai Colossesi e forti delle convinzioni che anche noi abbiamo ricordato, i padri erano certi che, per giungere alla pienezza della visione del volto di Dio occorre seguire Gesù Cristo Crocifisso. Se in Cristo abita corporalmente la pienezza della divinità, se Cristo è il brillare del volto di Dio tra noi, allora è necessario seguire la sua persona per giungere a quella pienezza di rivelazione che è la vita eterna. I padri affermavano che così si adempie per noi quello che già il primo testamento diceva. Noi dobbiamo continuare a vedere le spalle di Gesù, il Dio crocifisso, perché dobbiamo metterci ogni giorno alla sua sequela. Dopo la sua rivelazione, avendo visto il suo volto, noi comunque dobbiamo metterci nella posizione di chi continua ad avere in mente il brillare del volto di Dio ma concretamente continua a vedere le sue spalle. Le spalle che portano la Croce perché anche a noi è chiesto questo: portare ogni giorno la nostra piccola Croce nella vera sequela di Lui. Noi che abbiamo celebrato il Natale, continuiamo a lasciarci istruire dai miracoli di Cristo e cerchiamo ogni giorno di seguirlo con la nostra croce. Un tema bellissimo, sul quale vi invito a ragionare nei prossimi giorni. Chi è il Cristiano? È uno che sa che in Cristo abita corporalmente la pienezza della divinità, lascia che la Parola continui ad educarlo, accetta la fatica del cammino, segue Gesù Cristo guardando le spalle del Dio crocifisso per giungere alla pienezza della rivelazione nel banchetto dell’eternità. Sono questi i tratti di un possibile cammino di fede.
La seconda. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, sempre partendo da questi testi, afferma che “Cristo è il mediatore e la pienezza della rivelazione” (Dei Verbum 2). Il compito del cristiano è quello di seguire questa pienezza di rivelazione che si svela a noi nella scrittura. Seguendo la scrittura noi siamo continuamente immersi in Cristo, nel quale abita la pienezza della divinità e potentemente attratti a Lui. Così il concilio ci richiama all’esercizio che noi pure richiamiamo molto spesso perché vi sia effettivamente una lettura possibilmente quotidiana del Vangelo e, in generale, della Parola di Dio.
È così che vi invito a vivere questo tempo di rivelazione, di manifestazione che è il tempo dopo l’Epifania, cogliendo, domenica dopo domenica, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, il concreto ed effettivo svelarsi di Dio nei segni che Egli dona perché il cammino verso di lui diventi possibile.