3 di Pasqua
Introduzione
“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.
Siamo anche noi, in un certo senso, abituati a ripetere questa parola che, come avete sentito, viene dal vangelo di Giovanni. Una perla che si è cristallizzata in una frase liturgica.
- Cosa intendiamo però dire?
- Perché la ripetiamo?
- Quale impegno per noi?
La Parola di Dio
LETTURA At 19, 1b-7
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
SALMO Sal 106 (107)
Noi siamo suo popolo e gregge del suo pascolo.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Lo dicano quelli che il Signore ha riscattato,
che ha riscattato dalla mano dell’oppressore
e ha radunato da terre diverse. R
Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini,
perché ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene. R
Vedano i giusti e ne gioiscano,
e ogni malvagio chiuda la bocca.
Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà l’amore del Signore. R
EPISTOLA Eb 9, 11-15
Lettera agli Ebrei
Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
VANGELO Gv 1, 29-34
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Vangelo
Anzitutto immergiamoci nel Vangelo: siamo nelle prime pagine del Vangelo di Giovanni e la figura di riferimento per questi testi è Giovanni il Battista.
Giovanni è un uomo che vive un itinerario di fede molto profondo, un itinerario di fede singolare, un itinerario di silenzio e di meditazione. È proprio in questo clima spirituale che egli matura la sua attesa del Messia. Incontrando Gesù egli riconosce nel Cristo la presenza del Messia e si esprime con questa immagine. Immagine complessa e piena di riflessioni.
Anzitutto per Giovanni l’Agnello è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia nei carmi del servo che anche noi abbiamo riletto nei giorni del Sacro Triduo. In questo caso il riferimento è alla sofferenza del Messia, come il profeta aveva detto. Giovanni, dunque, riconosce nel Cristo che sta iniziando il suo ministero e che ancora non ha parlato della sua Pasqua, quale sarà la sua fine. In qualche modo, mosso dallo Spirito di Dio, Giovanni capisce che quel Messia che appare ora accanto a lui sulle rive del Giordano è colui che un giorno dovrà soffrire per il suo popolo. Annunciare la presenza dell’Agnello in Gesù significa già rimandare alla sua fine, alla sua volontaria donazione, alla sua gloriosa passione. È un riferimento che chi era con Giovanni può capire perché i testi di Isaia erano conosciuti e letti e non è escluso che il battista stesso ne abbia parlato, magari anche a più riprese.
In secondo luogo era evidente l’immagine dell sacrificio che si immolava nel tempio di Gerusalemme e che anche Giovanni aveva visto più volte. Il contesto è quello liturgico, il contesto della preghiera solenne, nella quale si univano molti riti diversi: la preghiera vocale, il canto, l’offerta dell’incenso e anche il sacrificio dell’animale, secondo quello che era previsto dalle minuziose regole del tempio stesso di Gerusalemme. Anche questo contesto è molto noto a chi fa visita a Giovanni nel deserto, perché tutte queste persone erano state almeno una volta a Gerusalemme ed erano rimaste anche affascinate dai riti del tempio, sempre molto curati e molto solenni. Questi riti erano anche quelli che venivano ricordati nell’Epistola di oggi.
Epistola
Proprio l’autore della lettera agli ebrei ci ricordava che l’immolazione dell’agnello era il rito per eccellenza, quel rito che segnava la festa della Pasqua ebraica e di ogni altra festa. Il rito antico prevedeva l’immolazione dell’agnello fuori dall’accampamento, mentre, poi, dalla costruzione del tempio di Gerusalemme in poi, tutto si era concentrato nel tempio stesso. Da questo rito, che prevedeva diversi piccoli riti liturgici, il popolo di Israele faceva discendere la sua salvezza. Ecco perché il rito dell’aspersione con il sangue dell’agnello, il rito del lavacro di acqua e delle ceneri dell’animale offerto a Dio, erano elementi essenziali della preghiera e della gestualità liturgica di Israele. Erano simboli preziosissimi attraverso i quali Israele prendeva coscienza della salvezza e del perdono che, da Dio, discendeva su tutti i figli del popolo. Un rito, quindi, collettivo. Immagini che rimandano non ad una preghiera privata, personale, composta magari in famiglia, ma, al contrario, preghiera corale, collettiva, da fare in pubblico. Il testo della lettera agli Ebrei sottolinea molto bene che la redenzione non è un fatto privato, né tantomeno privatizzabile: la salvezza è data ad un popolo, va celebrata con un popolo, è nella comunità che si comprende la vicinanza di quel Dio che tutti chiama a sé.
C’è poi il terzo richiamo del Vangelo, quello che Giovanni il Battista non poteva conoscere ma che è nella mente di Giovanni l’Evangelista. Il simbolo dell’agnello è uno dei simboli più forti dell’altro scritto di San Giovanni: l’Apocalisse. Nella visione finale troneggia l’agnello pasquale, che è il Cristo glorioso, colui che ha redento il mondo e che introduce l’umanità nella visione e nella comunione con Dio. È il simbolo dell’indifeso che, paradossalmente, sconfigge il male. È il simbolo per eccellenza della Gerusalemme celeste, così come anche noi abbiamo in molteplici immagini dell’iconografia classica.
Il vangelo colpisce poi anche per un altro particolare. Dell’agnello ci viene detto che “è colui che toglie il peccato del mondo”. Il “peccato” è detto al singolare, anche se tutti, anche noi, parliamo normalmente di “peccati”, al plurale. Perché questa singolarità? San Giovanni ha in mente che il grande peccato, quello che l’Agnello viene a vincere, è uno solo: l’opporsi alla rivelazione del Padre, il prendere le distanze da ciò che Egli realizzerà per la salvezza del mondo. Il grande peccato è quello di non credere al Figlio di Dio, che è poi il peccato che pone così tanta distanza con Dio da non permettere più la comunione con lui.
Nella mente di Giovanni l’Evangelista c’è anche questo terzo richiamo, molto forte per tutti.
Dunque il Vangelo presenta, condensate in una sola locuzione, molte riflessioni, dalle più vicine alle più lontane da noi.
Lettura
La prima lettura è quella più semplice perché ricordava che il popolo dei cristiani, che nasce per vivere e far annunciare la Pasqua di Gesù, in un primo momento aveva solo ricevuto il battesimo di Giovanni, quello dato per la remissione dei peccati. Il battesimo cristiano non è solo questo. Se è vero che, da un alto, trovano remissione tutti i peccati, è vero, dall’altro, che il cristiano viene inserito in Cristo, partecipa della sua stessa identità e della sua stessa missione. Il cristiano, reso figlio di Dio nell’acqua purificatrice del Battesimo, diventa così corresponsabile della stessa missione di Cristo. Inserito nella Chiesa, il Battezzato ottiene quel dono dello Spirito Santo che è fuoco, coraggio, fortezza interiore, illuminazione feconda… Sono diverse e molteplici le immagini e le espressioni, per dire il cambio di mentalità, se l’uomo del primo testamento si aspettava che il Battesimo fosse solo penitenziale, richiesta di perdono per il male commesso, il cristiano, invece, sa bene che il battesimo è immersione nel mistero di Cristo, per risorgere a quella vita di grazia che si esprime nella comunione con Dio. L’esito del Battesimo che viene amministrato è quella di una immediata partecipazione ad una nova pentecoste.. abbiamo infatti sentito che chi lo riceve subito comincia ad esprimersi con il dono delle lingue. C’è, dunque, una trasformazione, chi si lascia rinnovare dal dono dello Spirito di Dio, partecipa alla sua missione.
Perchè la Parola dimori in noi
Questa parola di Dio parla a noi.
A noi che rileggiamo e ripetiamo questa parola senza troppo pensarci. Cosa dice a noi questa immagine dell’Agnello di Dio? forse siamo così abituati a ripeterla nell’imminenza della comunione che, di fatto, per noi tutti è un rimando a Cristo presente nell’ostia consacrata. È vero, è una applicazione immediatamente possibile, è un richiamo molto forte al Sacramento che stiamo celebrando. Questo è fuori discussione. Ma anche per noi valgono gli altri significati. Dunque ogni volta che sentiamo parlare dell’Agnello dovremmo ricordare la sua passione, i giorni di Pasqua, se ci fate caso, non cancellano tutto l’insieme delle sofferenze che il Signore ebbe a partire. Di fatto i testi sacri ce lo richiamano continuamente, per educarci a comprendere che la Pasqua non è cancellazione della sofferenza di Cristo, ma, caso mai, comprensione del valore profetico e salvifico di quella sofferenza.
In secondo luogo, anche per noi, il richiamo è al rito che stiamo celebrando e che abbiamo celebrato nella solennità della Pasqua. Ogni Messa è memoria della Pasqua del Signore, annuncio della sua risurrezione ed anche professione gioiosa dell’attesa del suo ritorno.
Infine, per noi tutti, il richiamo all’agnello dovrebbe essere espressione della nostra partecipazione alla sua rivelazione e alla sua missione. Ecco il cuore di questo richiamo. Noi rileggiamo l’immagine dell’Agnello pe ricordarci del nostro Battesimo, che è il primo atto di fede, l’inserimento nella passione, morte e risurrezione di Cristo ma anche nella comunità della chiesa. Evidentemente questo terzo fatto segna anche la nostra partecipazione alla vita stessa della comunità dei credenti.
Come vivere questa partecipazione? Certo in mille modi, perché dal Battesimo e dalla richiesta continua dello Spirito di Dio nascono mille carismi e mille possibilità diverse.
Oggi, però, vorrei ricordare che a tutta la comunità è chiesto di essere mite, come il Signore, capace di sopportare il male, come l’agnello del sacrificio, piena di speranza, nell’attesa del ritorno del Signore.
In un mondo che va palesemente altrove, tutti siamo inviati a partecipare al trionfo dell’Agnello che salva il mondo. Siamo in un contesto difficile, siamo in un contesto dove i diritti dei poveri e dei deboli sono cancellati. Siamo in un contesto storico nel quale pare davvero che il più forte sappia prendersi ogni spazio e ogni possibilità. È in questo contesto che noi, con le nostre scelte illuminate dallo Spirito Santo che tutti abbiamo già ricevuto, siamo chiamati a scegliere la parte dell’Agnello. Ovvero la parte di chi trova nell’ascolto reciproco, nel sostegno del debole, nella condivisione umana, la forza per resistere ad ogni manifestazione di forza e di potere che vorrebbe, in fondo, schiacciare l’umile.
Scegliere la parte dell’Agnello è possibile a chi continua a riflettere sulla passione di Cristo, per saper godere della sua risurrezione e per saper interpretare la vita come attesa della sua piena ed ultima manifestazione nella gloria finale.
Ecco cosa significa contemplare l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Saremo beati se, sapendo queste cose, vivremo come figli e discepoli dell’Agnello immacolato.