Settimana dopo la dedicazione – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Questa settimana ci introduce in una nuova sezione del tempo liturgico. Inizia la fase delle settimane dopo la Dedicazione che ci porterà alla conclusione di quest’anno liturgico e al nuovo Avvento. Non abbiamo particolari santi da celebrare in questi giorni. Dopo la giornata di oggi, nella quale leggiamo la seconda lettera di Giovanni, inizieremo il testo dell’Apocalisse come testo base di lettura di queste settimane.
La Parola di questo giorno
LETTURA 2Gv 1-13
Lettura della seconda lettera di san Giovanni apostolo
Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che rimane in noi e sarà con noi in eterno: grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore. Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie. Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo con carta e inchiostro; spero tuttavia di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena. Ti salutano i figli della tua sorella, l’eletta.
SALMO Sal 79 (80)
Visita, Signore, la tua vigna.
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Seduto sui cherubini, risplendi.
Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R
VANGELO Gv 1, 40-51
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Vangelo
Come sappiamo bene, ogni inizio del tempo liturgico nelle sue diverse fasi è contraddistinta da un brano di chiamata dei discepoli. È come se la Chiesa volesse insistere sul fatto che noi tutti dobbiamo sempre sentirci chiamati. È come se il testo biblico volesse quasi prenderci per mano e ricordarci che sempre, in ogni tempo, noi tutti siamo chiamati a fare esperienza viva di Cristo, come persone chiamate all’amicizia con Dio. Il fatto che ci vengano ricordati i nomi di alcuni apostoli ci dice questo. Come un tempo il Signore associò a sé uomini per il suo ministero, così oggi, nel concreto di questi giorni, il Signore chiama tutti noi perché possiamo continuare a vivere la nostra storia di alleanza con Dio, ma anche perché possiamo continuare a testimoniare la sua presenza nel mondo.
2 Giovanni
Anche il testo di San Giovanni ci ricorda una verità che sarebbe davvero bene non dimenticare mai. La fede, che è una continua chiamata, non ci propone sempre cose nuove! Anzi, di per sé non c’è proprio niente da aggiungere alla rivelazione di Cristo. Ecco perché il comandamento che Giovanni ricordava alla sua comunità, è sempre il medesimo: il comandamento dell’amore. Giovanni sa bene come sia difficile seguirlo, viverlo ogni giorno nelle diverse forme in cui si può renderlo attuabile per le diverse realtà della vita e nelle diverse relazioni che un uomo può intrattenere. Ecco perché lo richiama a tutti come comandamento principale, come punto di riferimento rispetto al quale non venire meno. Il comandamento è sempre lo stesso: nuovo dev’essere lo stimolo di seguirlo. Il comandamento è sempre lo stesso, nuova è la forza con cui cercare di attuarlo nella vita. Il comandamento è sempre lo stesso, ma è così complesso e difficile che è bene richiamarlo alla memoria, perché continui a depositarsi nel cuore, perché possa poi ispirare tanti modi concreti della sua attuazione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che anche per noi sia giusto chiederci:
- Come viviamo il richiamo a questo comandamento?
- Quali sono le maggiori difficoltà che troviamo nel viverlo?
Anche noi, che pure conosciamo bene il comandamento dell’amore, non siamo esenti da tentazioni nel non viverlo, o del viverlo solo con chi vogliamo, o ancora del ridurlo a qualche forma che, ormai, è diventata abitudine per la nostra vita. Vorrei invece che sentissimo tutta la novità di pensiero a cui siamo chiamati e, in conseguenza, tutta la novità di azione che si apre davanti a noi. Il comandamento dell’amore, anche se sempre lo stesso, è davvero difficile da attuare in tutte le sue forme. Chiede una vera rivoluzione del cuore. Credo che questa mattina tutti dovremmo chiedere questo dono, perché possiamo sperimentare quella novità di vita che il Vangelo vuole accendere dentro di noi. Guai a noi se, dicendo di conoscere già il comandamento, spegnessimo la sua forza. Lasciamo che, davvero, sentendoci chiamati ad un nuovo tempo di amicizia con Dio, sentiamo vivo ed operante in noi il richiamo a mettere da parte difficoltà e consuetudini che abbiamo assunto, per dedicarci ad una maggiore comprensione di cosa il comandamento possa chiedere, in questa fase della nostra vita a ciascuno di noi. Inoltre, mentre stiamo vivendo il mese missionario, non dimentichiamoci di chiederci come possiamo continuare ad amare i lontani, le persone che nemmeno conosciamo e che, pure, desiderano vivere passi di Vangelo almeno quanto noi. Sarà così possibile sostenere, con il nostro amore e anche con la concretezza dei gesti, coloro che rendono ancora oggi possibile la missione ai lontani nel nome della Chiesa.