Mercoledì 20 gennaio

Settimana della seconda domenica dopo l’Epifania – Mercoledì

Siracide

Sir 44, 1; 46, 11-12
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Ci sono poi i giudici, ciascuno con il suo nome: di coloro il cui cuore non commise infedeltà e di quanti non si allontanarono dal Signore, sia il loro ricordo in benedizione! Le loro ossa rifioriscano dalla loro tomba e il loro nome si rinnovi nei figli, perché essi sono già glorificati.

Anche oggi iniziamo la nostra riflessione dalle parole del Siracide.

Ci sono poi i giudici, ciascuno con il suo nome…”. Il Siracide passa, oggi, a ricordare un “personaggio collettivo”, o meglio un’epoca fatta di molte persone: i giudici. Coloro che “giudicarono”, cioè aiutarono Israele a risolvere ogni genere di controversia e ogni genere di conflitto interno nel nome del Signore. Non si fa il nome di nessuno, nel breve brano che abbiamo riletto oggi, ma si ricorda piuttosto una caratteristica generale dei santi giudici di Israele: “di coloro il cui cuore non commise infedeltà e di quanti non si allontanarono dal Signore, sia il loro ricordo una benedizione”. Il non ricordare i nomi è in vista di una caratteristica riassuntiva di tutti: essi furono uomini o donne fedeli a Dio e non si allontanarono mai dal Signore, cioè nelle varie vicende della vita non persero mai la fede. Ecco cosa importa al Siracide: ricordare non tanto i nomi dei singoli, quanto l’esempio di sapienza di un gruppo. Essi, che non si allontanarono mai dal Signore, che non rinnegarono mai la fede, furono giudici secondo il cuore di Dio e i loro detti, il loro esempio, rimangono come una benedizione.

Vangelo

Mc 3, 31-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Giunsero la madre e i fratelli del Signore Gesù e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Esattamente come non si fanno nomi nel Vangelo. Chi è la Madre del Signore, chi sono i suoi fratelli. Ovviamente la Madre è Maria! Si sa benissimo chi è, eppure, come vedete, non viene citata. Come pure l’Evangelista che scrive conosceva molto bene i parenti di Gesù, i suoi “fratelli”, nome generico con il quale si indicano sia i cugini sia i parenti in senso lato. Eppure non ci trasmette nessun nome! Gesù, infatti, in questa predicazione, ricorda che la fede non è questione di onore, non deriva da un posto che uno occupa, non viene donata a chi è parente secondo la carne, ma è questione di cuore. Tutti coloro che accolgono il Vangelo con sapienza, quella medesima sapienza di cui ci ha parlato il Siracide, che è fatta di rettitudine e di non allontanamento dal Signore, possono essere importanti come la Madre, o come quegli altri parenti del Signore che, convertendosi, accolsero la sua Parola. La fede non è mai questione di onore, ma è una sapienza alla quale si può giungere mediante il proprio cammino che è fatto di ricerca, di penitenza, di adesione umile a Dio.

Per noi

  • Vivo la sapienza umile di chi non si stacca mai da Dio?
  • Il mio professare i valori cristiani è solo formale o, davvero, sta indicando che anche io voglio far parte di quella famiglia dei figli di Dio che lo onorano e lo servono?

San Francesco di Assisi era molto affezionato a questa pagina di Vangelo e, nella sua sapienza di umiltà, si sforzava ogni giorno di vivere imitando questa regola di vita. La regola fatta di costante adesione al Signore, la regola che invita alla ricerca del volto di Dio e alla conversione, la regola che chiede di astenersi da tutti quei comportamenti che possono diventare una contro testimonianza o, peggio, una squalifica del proprio operato.

Forse il nostro nome non diventerà famoso come quello di grandi Santi. Forse non avremo mai un altare dedicato al nostro nome. Eppure sarà un’autentica benedizione se, in futuro, il nostro nome scomparirà per essere ricordato, genericamente, nella schiera enorme di coloro che hanno voluto bene a Dio e che non hanno mai smesso di vivere il proprio cammino di fede e la propria ricerca del volto di Dio. È questa la sapienza degli umili come San Francesco che seppero vivere il cammino di fede come momento di adesione a Dio e alla sua volontà.

Maria, che sempre guida il cammino degli amici del Figlio suo, guidi tutti noi a vivere questa forma di sapienza e di testimonianza.

San Sebastiano, di cui oggi facciamo memoria, ci aiuti a ricordare questo ideale di vita e di sapienza.

2021-01-14T22:18:40+01:00