Lunedì 20 ottobre

Settimana della dedicazione – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

Dopo la solennità della dedicazione del Duomo inizia l’ultima fase del tempo dopo Pentecoste, quella che è connotata da una riflessione sul mistero della Chiesa. Per questo, come sapete, si inizia a leggere il testo dell’Apocalisse. Questa settimana sarà poi connotata dalle feste di San Giovanni Paolo II e del beato Carlo Gnocchi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 1, 1-8
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino. Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. «Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto». Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

SALMO Sal 96 (97)

Vedano tutti i popoli la gloria del Signore.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.
Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici. R

Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e trema la terra.
I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
Ascolti Sion e ne gioisca,
perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi. R

VANGELO Gv 1, 40-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Vangelo

Partiamo da queste Scritture che vorrei rileggere insieme sempre alla luce del tema dell’anno pastorale, ovvero delle relazioni. Mi piace moltissimo questa pagina delle prime vocazioni perché si capisce bene che c’è tutta una trama di relazioni belle, forti, importanti, che sostengono ciascun chiamato. C’è una relazione di parentela tra Andrea e Simone, tra Giacomo e Giovanni. Tra loro c’è anche una relazione di amicizia. Questa relazione è destinata ad estendersi con la venuta di Cristo. Non ci sono più solo loro, non ci sono più solamente i singoli con la loro identità e con il loro lavoro ma inizia una esperienza nuova che è comunione. Comunione di persone diverse, non senza differenze, non senza tensioni, eppure dentro un modo di fare, di vedere, di agire che è fortemente comunitario. L’esperienza della Chiesa non è esperienza di singoli ma è esperienza di uomini che, insieme, lodano il nome del Signore e contemplano il volto di Cristo.

Apocalisse

Così mi piace lo sguardo di San Giovanni in questa apertura del testo dell’Apocalisse. C’è tutta una Chiesa che si raduna nel nome del Signore; c’è tutta una Chiesa che segue il Cristo nella storia e che è destinata a vedere il volto di Cristo e a dimorare nella sua presenza dopo la fine dei tempi. È questo il bello del saluto che è anche una lode e una preghiera che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Non solo. Questa Chiesa che è stata pellegrina nel tempo e che è destinata a stare alla presenza di Dio, è anche la Chiesa che si nutre e vive della comunione degli angeli e dei felici abitatori del cielo. Dunque la rivelazione di San Giovanni è una rivelazione comunitaria, è rivelazione di quel popolo numeroso che Dio si è scelto e che entrerà nella visione di Dio e delle cose celesti dopo le lotte e le difficoltà della storia. Trovo che la parola di Gesù affidata alla rivelazione di Giovanni sia molto consolante: “Io sono l’alpha e l’omega”. Dio è inizio di tutto, l’alpha, Dio è la fine di tutto, l’omega. Dio è però anche il sostegno dei singoli giorni, dei giorni concreti dell’uomo nei quali ciascuno è chiamato a vivere un itinerario di ritorno a Dio. Sapere che tutti, anche ciascuno di noi, siamo stati generati in Cristo e sapere che tutto si avvia alla definitività di ogni cosa in Dio, credo sia davvero molto consolatorio. La rivelazione di Giovanni si apre, quindi, con una certezza che viene offerta a tutti i fedeli. Tutti siamo creati da Dio e tutti siamo a lui destinati.

Per noi e per il nostro cammino di fede

niziare una nuova fase di un tempo liturgico è un po’ mettersi in discussione. Per questo troverei utile che, partendo dalle letture di oggi, un po’ tutti ci chiedessimo:

  • Ci sentiamo parte di questa Chiesa pellegrina?
  • Ci sentiamo parte di questo popolo numeroso che è custodito dai santi e dagli angeli mentre è pellegrino nel tempo?

Credo che a parlare sia la nostra esperienza ecclesiale. Dipende da quello che abbiamo fatto, da come abbiamo vissuto, da come ci siamo aperti per entrare in una esperienza comunitaria forte e decisiva o da come siamo rimasti chiusi senza poter dare il meglio di noi in tutto quello che decidevamo. Siamo in un anno molto particolare: il Giubileo. Inevitabilmente vivere un Giubileo significa anche fare esperienza di Chiesa. Credo che abbiamo avuto diverse occasioni per sentirci Chiesa viva, Chiesa pellegrina, Chiesa chiamata a fare esperienza di Dio mentre si vivono le molteplici cose di cui è fatta la nostra vita. Vorrei che ci sentissimo proprio pellegrini, uomini e donne in cammino. A sostenere questo nostro cammino deve essere la speranza. La speranza di giungere a questa meta, la speranza di essere concittadini dei santi che oggi possiamo ammirare, la speranza di essere avvolti dalla tenerezza di Dio che ci chiama ad una comunione sempre più specifica e sempre più profonda in Lui. Se non percepiamo questa “compagnia”, se non ci sentiamo incamminati verso questa meta, difficilmente gusteremo la bellezza della fede. Chiediamo al Signore e a Maria di guidare il nostro cammino, la nostra esperienza di fede, perché sia davvero e sempre più esperienza di comunione, di pace, di familiarità, di condivisione. Cose tutte che possono alimentare il cammino e sostenere la speranza.

2025-10-17T08:28:48+02:00