Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – Giovedì
La spiritualità di questo giorno
Oggi è il giorno di San Pio X. Anche a Cassano siamo affezionati a questa memoria, soprattutto per via dell’origine veneta di molti di noi, quell’origine che ha spinto i nostri padri, in tempi non poi così lontani, a ricordarlo anche nella chiesa ora dedicata a San Pietro. Poiché i veneti erano molti e l’immigrazione veneta era molto forte, ecco che i nostri padri dedicarono la prima chiesa proprio a San Pio X. Ora è solo la via a portare il suo titolo, ma la sua memoria è ugualmente onorata e rispettata. Uomo forte e pronto all’ascolto, seppe spaziare, nel corso del suo ministero, tra diversi uffici e competenze. Divenuto Papa seppe governare la Chiesa con saggezza, ma, avendo vissuto anche il ministero di parroco, dotò la Chiesa universale di provvide istituzioni destinate proprio ad agevolare e a sostenere l’ufficio di chi è sempre in mezzo al suo popolo. La sua cara memoria diventa, oggi, benedizione per tutti.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Re 11, 41 – 12, 1-2. 20-25a
Lettura del primo libro dei Re
Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant’anni. Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo. Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall’Egitto. Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all’assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda. Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: «Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”». Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato. Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza.
SALMO Sal 47 (48)
Come avevamo udito, così abbiamo visto.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra. R
Gioisca il monte Sion,
esultino i villaggi di Giuda
a causa dei tuoi giudizi. R
VANGELO Lc 11, 37-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro. Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
1 Re
È difficile stare insieme! Questo, in estrema sintesi, il cuore della prima lettura. È difficile stare insieme sempre, a qualsiasi livello. È difficile stare insieme quando ci sono spinte che tirano da una parte e dall’altra. È difficile stare insieme quando si pensa che occorre sempre dare credito a ciò che si prova e mai alle esigenze o a quello che provano gli altri. Così accadde dopo la morte di Salomone. Le tensioni politiche, la scarsa fede, il desiderio di essere sempre autonomi in tutto, il mancato desiderio di ascoltare anche chi si lamenta, sono state le cause di una scissione del regno. Scissione che non si riunificherà più. Così ci sarà un regno, quello del nord, che partirà per la sua storia e un altro regno, quello del sud, che tenterà un’avventura diversa. In realtà in questa divisione ci perderanno tutti. Israele perderà la sua importanza, il suo essere sullo scenario politico dell’epoca. Ma perderà anche il senso stesso della sua presenza. L’esilio colpirà tutti e due i regni spazzandoli via e, in fondo, per sempre. I tentativi di ritorno che poi seguiranno non saranno mai all’altezza della situazione e Israele finirà per essere sempre vassallo o occupato da altre forze politiche, che mineranno sempre più non solo la sua autonomia, ma la sua stessa identità.
Vangelo
Anche Gesù predica su un tema molto difficile e a lui molto caro. Avere fede non è questione di comportamenti, tantomeno di identificazione in alcuni riti. Gesù, con gli esempi che porta, spiega bene che i riti possono anche essere compiuti senza cuore e possono anche perdere il loro senso e significato. Così Gesù insegna che senza un cuore che pulsa per Dio, senza un desiderio di avvicinarsi a Dio, tutto perde il suo significato. Ecco perché occorre sempre vigilare sul cuore. Ecco perché occorre sempre vigilare su ciò che entra nel cuore. Ecco perché è sempre il caso di purificarsi. Purificazione che avviene con la preghiera, con qualche rinuncia salutare, con qualche astinenza, con qualche elemosina. Quando ci sono questi segni di attenzione, quindi si purifica il cuore in questo modo, allora non c’è nulla da temere. Quando si perde il senso di queste cose, allora è difficile tenere sotto controllo il proprio cuore che, di sua natura, si allontanerà da Dio, con conseguenze inevitabili non solo sulla fede, ma su tutta la vita. Quando una vita si allontana da Dio, perde il senso di ogni cosa. Quando una vita è radicata nel Signore, invece, tutto trova la sua composizione e il suo senso.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Capita anche a me di vivere segni di fede senza che ad essi corrisponda un atteggiamento di fede nel cuore?
- Faccio fatica anch’io a vivere perseverando nel valore dell’unità?
Le due riflessioni del Vangelo e la cara memoria di San Pio X sono provvidenziali anche per noi. Credo che sia del tutto fondamentale che noi ci sappiamo soffermare a riflettere su entrambe le cose. Pensate, anzitutto, quanta fatica facciamo anche noi a vivere insieme gli uni con gli altri. Pensate quanto è difficile, per noi, cercare di vivere cammini di unione, di accompagnamento serio, di condivisione. Lo sappiamo rispetto al cammino delle nostre famiglie, delle nostre amicizie, ma anche della nostra Chiesa. Ci sono sempre spinte contrarie, ad ogni livello, al tema dell’unità. Credo che anche San Pio X abbia visto quanto è difficile tenere unita la Chiesa e far camminane tutti in vero spirito di unione e di corresponsabilità.
In secondo luogo vorrei che anche noi riflettessimo sul pericolo di vivere segni di fede e riti senza avere in essi il cuore. Cosa che, almeno una volta nella vita è capitata a tutti! Il richiamo deve essere, quindi, serio e forte. Senza questi segni non sappiamo esprimere la fede. Essi, quindi, sono necessari, ma attenzione al pericolo di svuotarli. Attenzione al pericolo, sempre imminente, di perdere il valore del segno. Chiediamo insieme a San Pio X di aiutarci a vivere meglio questo rapporto con i segni, soprattutto con i segni sacramentali. È questo il compito che ci viene chiesto. È questo il compito che dobbiamo vivere, come credenti e come Chiesa.