Venerdì 22 gennaio

Settimana della seconda domenica dopo l’Epifania – Venerdì

Siracide

Sir 44, 1; 47, 2-7
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso, così Davide fu scelto tra i figli d’Israele. Egli scherzò con leoni come con capretti, con gli orsi come con agnelli. Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante e cancellato l’ignominia dal popolo, alzando la mano con la pietra nella fionda e abbattendo la tracotanza di Golia? Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo, che concesse alla sua destra la forza di eliminare un potente guerriero e innalzare la potenza del suo popolo. Così lo esaltarono per i suoi diecimila, lo lodarono nelle benedizioni del Signore offrendogli un diadema di gloria. Egli infatti sterminò i nemici all’intorno e annientò i Filistei, suoi avversari; distrusse la loro potenza fino ad oggi.

La progressione del Siracide, nel suo racconto degli “uomini illustri”, è storica. Ecco allora il ricordo del Re Davide, il centro, il cuore dell’esperienza monarchica di Israele. Cosa ricorda il Siracide di Davide?

Davide fu scelto tra i figli di Israele…”. Il sapiente, dunque, ricorda anzitutto l’elezione di Davide. Elezione che è chiamata divina, che è chiamata a partecipare alla missione che Dio ha affidato al suo popolo. Il sapiente ricorda così il suo essere l’ultimo figlio, dell’ultima tribù di Israele, della più piccola città – capoluogo di Giuda: Betlemme. Ciò che avvenne nella vita di Davide, ci ricorda il Siracide, fu solamente grazia.

“Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante?”. Il sapiente ricorda poi la sua lotta contro Golia, il Filisteo, così come pure i mille uccisi in battaglia, quando ancora non era re ed era al seguito di Re Saul. Momenti molto importanti della formazione e della vita del giovane Davide, che emerse come guerriero, come prode, come capo dell’esercito, come il forte in grado di ristabilire i confini di Israele, consolidando la nazione. Davide fu questo, anzitutto. Il suo regno raggiunse la massima estensione del regno di Israele, prima di una decadenza piuttosto rapida e dolorosa.

Il sapiente ricorda anche altro, ma la liturgia ci fa leggere la seconda parte del racconto nel prossimo anno. Lì il sapiente ricorderà la cura di Davide per la casa di Dio, l’amore per il culto, l’istituzione dei Salmi, cioè tutte le opere di bene, di pace, di cultura con le quali Davide si distinse nel suo impegno. In tutto questo racconto una sola frase è dedicata ai peccati di Davide. Molte lodi, poche parole per liquidare i numerosi e gravi peccati di Davide. Come dire: è impossibile che un uomo sia senza peccato, ma Dio perdona il peccato degli uomini quando questi cercano di fare tutto il bene che possono. Davide è stato questo: un uomo che ha cercato di fare tutto il bene che poteva e, per questo, Dio gli ha perdonato i molti peccati commessi.

La sapienza della Scrittura è anche questa: mettere in luce il bene degli uomini e tralasciare il male da essi commesso.

Vangelo

Mc 4, 10b. 21-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Anche il Vangelo ci porta a pensare quanto Davide fu luce per quelli del suo tempo ma, in realtà, per quelli di tutti i tempi, anche per noi. La sua sapienza, la sua lode di Dio, i Salmi che egli scrisse in prima persona, e che noi ripetiamo nella liturgia delle ore, ci insegnano il grande amore di Davide per Dio. In questo senso egli è stato luce, lampada che risplende, esempio per gli uomini. Uno di quegli esempi dei quali Gesù dice: vale la pena che siano considerati tali, vale la pena che siano messi in luce per tutti, vale la pena che siano richiamo per tutti gli uomini e le donne che intendono vivere un cammino di fede serio. Davide è esempio anche nel suo saper chiedere il perdono di Dio. Così come ogni peccatore che si converte, proprio in forza della sua conversione, diviene luce anche per altri, a differenza di chi non si pente mai del proprio peccato e, quindi, rimane nelle tenebre, non diventando mai sorgente di luce per altri. Il richiamo di Gesù serve anche a questo, a dire che senza conversione nessuno diventa esempio per gli altri: con la conversione, per quanto uno abbia peccato, si diventa esempio di luce per tutti.

Per noi:

  • Quali esempi luminosi sono punto di riferimento per me?
  • Quale storia di conversione potrebbe contagiare anche me?
  • Che esempio di luce posso essere io?

Credo che queste tre diverse direzioni della meditazione possano fare per noi. Ricordiamoci tutti che siamo chiamati a convertirci per essere esempio di luce, ma, per fare questo, abbiamo anche noi bisogno di essere in contatto con esempi di luce grandi, che allargano il cuore e che aprono alla riflessione.

Come pure dobbiamo ricordare che, senza esempi di luce, non si va da nessuna parte, mai! Ecco perché è bene che ci impegniamo a valorizzare il bene che c’è attorno a noi. Sia questo l’impegno anche di questa giornata spesa a servizio della luminosità dei credenti.

2021-01-14T22:25:48+01:00