Settimana della seconda domenica dopo l’Epifania – Sabato
Esodo
Es 3, 7a. 16-20
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell’Egitto verso la terra del Cananeo, dell’Ittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo, verso una terra dove scorrono latte e miele”. Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re d’Egitto e gli direte: “Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio”. Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare».
Come vi dicevo settimana scorsa, il sabato non leggiamo il Siracide, ma, per tema, tre brani scelti dalla Scrittura. Se ricordate, settimana scorsa abbiamo letto la vocazione di Mosè. Le letture di oggi sono la logica continuazione, infatti tutti i testi, a partire dall’Esodo, sono testi sulla missione.
La missione di Mosè, anzitutto. Missione precisa, compito eletto: riportare il popolo di Israele nella terra dei padri. Opera di liberazione dall’oppressione della schiavitù di Egitto, epopea di un ritorno alle origini. Eppure, nonostante Mosè sia ricordato soprattutto per quest’opera, ecco che il testo ci lascia intuire il perché di tutto questo. Se egli fu il grande liberatore, fu per la sua fede, fu il suo desiderio di continuare a vedere quel Dio che gli aveva parlato dal roveto ardente, che spinse Mosè a cercare, in ogni modo, di portare avanti quella vocazione alta e nobile di cui Dio lo aveva reso partecipe.
Non solo: egli è chiamato a fare del popolo di Israele il popolo di Dio, cioè a rinnovare tra quel popolo che, nel tempo, è quello che Dio si è scelto e Dio stesso, quell’alleanza e benedizione che già a partire da Abramo aveva caratterizzato tutta la storia di Israele. Se Abramo fu colui che udì la Parola di Dio e iniziò il cammino del popolo di Israele, Mosè è colui che rinnova l’alleanza sul Sinai.
Efesini
Ef 3, 1-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, per questo io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.
Il brano della lettera agli Efesini è uno dei molti brani autobiografici di San Paolo, uno dei testi nei quali San Paolo riflette sulla sua missione, prende consapevolezza di ciò che a Lui è chiesto e aiuta gli altri a prendere consapevolezza del dono riposto nelle sue mani. San Paolo è molto cosciente del fatto che il suo compito sia quello di “annunciare alle genti le imperscrutabili ricchezze nascoste, da Dio, per secoli, in Cristo”. Come ci fu una prima alleanza, quella con il popolo ebraico, così c’è una nuova alleanza che, ponendo le radici in quella, la porta a compimento e la conclude. Non più un popolo eletto che nella storia vive come un “ambasciatore di Dio”, ma molti popoli tutti già chiamati ad entrare in alleanza con Dio Padre. Paolo poi specifica: “in Cristo abbiamo la piena libertà di accedere a Dio”. Se la prima alleanza aveva avuto bisogno di un uomo che fungesse da mediatore, la seconda alleanza si fonda direttamente su Gesù Cristo, che, uomo e Dio, è il garante dell’alleanza “nuova e migliore”. Il compito dell’apostolo è solo quello di annunciare questa alleanza, di annunciare questa salvezza perché tutti possano raggiungere la pienezza della vita eterna.
Vangelo
Mt 10, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, il Signore Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento
Alla missione di Mosè fa da contraltare la missione dei 12. Mentre per la missione di Mosè ci si esprimeva con toni trionfalistici, per la missione dei 12 nulla di così altisonante, nulla di così ampolloso. Essi vivranno la loro missione semplicemente condividendo. Condividendo quello che sono, condividendo l’annuncio che Gesù ha chiesto loro di portare nel mondo, condividendo la vita con le persone che incontreranno, così come il cibo, il vestito, il tempo… Nulla di altisonante come per la missione di Mosè, a testimonianza di quella logica dell’incarnazione del Figlio di Dio che abbiamo celebrato nel Natale. Dalla condivisione della vita del Figlio di Dio nasce la missione apostolica.
Per noi:
- Qual è la mia missione?
- Se tutti hanno un compito in ordine a Cristo, qual è il mio compito? Qual è il mio modo di onorare Dio, cercando di essere il più possibile testimone dell’amore che Dio Padre ha per me?
Le Scritture di oggi devono renderci certi che, come c’è stata la vocazione di Mosè, come c’è stata la vocazione degli apostoli, c’è una vocazione anche per noi. C’è anche per noi un mistero della volontà di Dio per il quale noi stessi abbiamo accesso a Dio Padre e grazie al quale possiamo portare nel mondo la buona testimonianza al Vangelo di Cristo. Concludiamo questa seconda settimana dopo l’Epifania, ricordandoci di questa verità. Tutti abbiamo una vocazione custodita dal Padre nei secoli eterni. Tocca noi scoprirla e renderla bella e luminosa, come Dio ci chiede.