5° Domenica dopo Pentecoste
Introduzione
- Che cosa è la fede?
Credo che tutti noi siamo un po’ in difficoltà nel rispondere a questa domanda. Preferiamo piuttosto descrivere alcune esperienze di fede, provare a raccontare come viviamo la fede piuttosto che dire cosa è la fede in sé, cosa è la fede al di là delle esperienze concrete che di essa si possono fare. Le tre scritture di oggi ci aiutano a rispondere a questa domanda.
La Parola di Dio
LETTURA Gen 17, 1b-16
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso». Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio». Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro prepuzio e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi. Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra voi ogni maschio di generazione in generazione, sia quello nato in casa sia quello comprato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comprato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne. Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del prepuzio, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza». Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».
SALMO Sal 104 (105)
Cercate sempre il volto del Signore.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi. R
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco. R
«Ti darò il paese di Canaan
come parte della vostra eredità».
Quando erano in piccolo numero,
pochi e stranieri in quel luogo,
non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro. R
EPISTOLA Rm 4, 3-12
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, che cosa dice la Scrittura? «Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia». A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Così anche Davide proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: «Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!». Ora, questa beatitudine riguarda chi è circonciso o anche chi non è circonciso? Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non dopo la circoncisione, ma prima. Infatti egli ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia, derivante dalla fede, già ottenuta quando non era ancora circonciso. In tal modo egli divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, cosicché anche a loro venisse accreditata la giustizia ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione.
VANGELO Gv 12, 35-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio. Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».
Vangelo
Anzitutto le risposte del Vangelo.
La fede è un cammino. Forse siamo un po’ abituati a questa risposta, forse citiamo anche noi questa immagine, a proposito o a sproposito. Fatto sta che ci appartiene, la sentiamo nostra. Anche se, spesso, non siamo capaci di trarre le giuste conseguenze. Dire che la fede è un cammino significa accettare la logica del “già e non ancora” ovvero di avere alcune risposte alle grandi questioni della vita ma non tutte; significa avere la certezza che il mistero di Dio è conosciuto ma non nella sua totalità; significa, soprattutto, accettare che la nostra vita sia finita, sia indirizzata all’incontro con Lui, sia tutta rivolta verso l’eternità. Cosa assolutamente non scontata. La fede è un cammino che non significa continua progressione. Ci possono essere momenti di fede molto belli e molto intensi che, poi, lasciano spazio a momenti di desolazione interiore, di assolta mancanza di desiderio di incontrare il mistero di Dio, di assoluto non percepire la sua presenza, la sua esistenza, la sua volontà di interfacciarsi con noi. Ancora la fede è un cammino di conoscenza, che non può assolutamente mai dirsi finito, ma che sempre deve essere in approfondimento. È il senso del richiamo di Gesù: “camminate mentre avete la luce”. Lui stesso è luce, la sua Parola è luce, ma se noi non ci affidiamo ad essa, se noi siamo duri nell’ascolto, come potrebbe illuminarci?
La fede “divide”. Lo dice il Signore stesso, anche in altre occasioni di predicazione. La fede divide perché ha una sua evidenza, ma questa evidenza non è totalizzante, non è definitiva, non è univoca, non si impone. È per questo che accanto ad uomini che credono, abbiamo uomini che non credono. Il vangelo raggiunge tutti, la predicazione della parola raggiunge tutti, la fede, come dono, è dato a tutti. Ma non tutti lo coltivano, non tutti ne avvertono il bisogno, non tutti apprendono che la fede è anche responsabilità. Così accade che ci siano uomini non credenti, uomini che non si lasciano attirare dal disegno di Dio, uomini che non sanno come rispondere al Signore che, pure, bussa alle porte del loro cuore, la fede è da sempre così, non solo oggi, non solo ora. La fede è sempre per tutti, ma sono solo alcuni coloro che corrispondono al dono ricevuto.
La fede è attesa: “chi vede me vede Colui che mi ha mandato”. Anzi, la fede stessa consiste proprio nell’attesa della visione perfetta, della visione di Dio nella sua verità, nella sua essenza, nella sua realtà. La fede è speranza delle cose ultime, la fede è via per le cose ultime. Se noi togliamo questa dimensione alla fede, essa non si capisce più, non si percepisce più, non si regge più. Noi abbiamo fede perché abbiamo speranza in Dio, noi abbiamo fede perché siamo certi della sua presenza, del suo aiuto, del suo amore che è già presente nell’oggi delle nostre storie, ma che diventerà definitivo nella venuta del Signore.
La fede è salvezza. Salvezza eterna, incontro eterno con Dio, la fede è anche questo, è anche attesa del mondo che verrà, è anche attesa delle cose che ancora non sono ma delle quali si ha certezza. Non la certezza matematica ma la certezza della fede. Noi sappiamo che queste cose sono vere e che si avvereranno in Dio, autore di ogni bene e di ogni realtà.
La fede è tutto questo e molto altro ancora. Queste risposte del Vangelo sono anche quelle che vengono riprese nelle altre scritture.
Genesi
Abramo, nella prima scrittura, ne è esempio. Tutta la sua vita è stata cammino, cammino anche fisico, ma, soprattutto, interiore, cammino di fede. Tutta la sua esistenza è stata una continua ricerca delle cose di Dio. Anche Abramo si è dovuto incontrare e qualche volta scontrare con uomini, donne, che non hanno accolto il dono della fede. Anche il segno dell’alleanza, il segno della circoncisione, fondamentale per tutto il popolo ebraico, dice questo. La fede divide, come ci ha detto il Vangelo, ieri, oggi, sempre ci saranno uomini che non accetteranno il mistero che anche a loro è stato rivelato. La fede sarà sempre così. Anche per Abramo la fede è diventata speranza, sostegno e prova per le cose che non si vedono, cammino verso le cose eterne. Tutta la vita di Abramo si spiega solo per questo. Solo perché è stata un “rincorrere” le cose di Dio. Per Abramo l’incontro con Dio è stato anche salvezza. La salvezza chiesta per tutti, anche per i peccatori più incalliti, come abbiamo sentito anche settimana scorsa nell’episodio di Sodoma e Gomorra.
Epistola
Anche San Paolo torna sul tema. Paolo ha dedicato tutta la sua vita alla riflessione sul tema della fede. Egli scopre con forza, con calma, nell’ultima stagione della vita, che la fede è tutto quello che abbiamo detto insieme, ma, soprattutto, scopre che la fede è dono. Abituato fin dalla sua infanzia a ritenere che la fede fosse un dono dato al popolo santo, al popolo alleato di Dio, Paolo comprende che, in Cristo, questo dono diventa universale. Tutti possono essere chiamati alla salvezza. Tutti, di fatto, devono sentirsi chiamati alla salvezza, nessuno escluso. Perché Dio non esclude nessuno dalla salvezza. Paolo invita anche a non essere scaramantici, a non ritenersi già salvati perché si appartiene nominalmente al popolo di Dio. La fede è un dono ma richiede impegno, richiede applicazione, richiede capacità di essere coltivata. La fede richiede tutto questo insieme.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Così dobbiamo interrogarci anche noi.
La fede è per me cammino?
A che punto sono del mio cammino? Certo ciascuno dovrà un po’ fare il suo esame di coscienza, dovrà cercare un po’ la sua risposta, ma, credo, tutti siamo qui a dire che la fede è difficile, la fede è cammino impervio. Ecco perché abbiamo bisogno necessariamente del sostegno dell’Eucarestia, ma anche del sostegno degli altri, il sostegno di una comunità che tutta insieme prega, soffre, attende il Signore. Dire che la fede è un cammino mette ciascuno di noi nello stato del pellegrino, cioè, come abbiamo detto, di chi va avanti non senza incertezze, non solo in una continua ricerca di luce, ma anche attraversando zone d’ombra importanti e momenti di difficoltà di non poco tenore.
Cosa dico io sulla divisione che la fede opera?
Anche su questo tema abbiamo, certamente, le nostre idee, le nostre risposte, le nostre attenzioni, le nostre difficoltà. Anche noi, che siamo qui a pregare, vediamo come molti che pure abbiamo educato alla fede, non sono con noi, non credono più, non hanno più nessuna relazione con il Padre Eterno. Questo dovrebbe preoccuparci moltissimo: possono esserci anime che, dopo aver iniziato una storia con Dio se ne distaccano profondamente? Ovviamente sì! La risposta viene non solo dall’esperienza, ma dalla lettura attenta dei testi sacri. È possibile che anche chi ha ricevuto la fede come un dono la dimentichi, non se ne curi, la maltratti. È per questo che noi siamo qui, perché vogliamo continuare a prenderci cura di un cammino che ci riguarda in prima persona.
Se la fede è attesa, noi cosa attendiamo?
Vorrei anche che ci facessimo questa domanda che, di fatto, ci proietta già nel prossimo giubileo, che è tutto dedicato al tema della speranza. Avremo molte riflessioni e molte occasioni di preghiera su questo tema. Vorrei che noi tutti percepissimo quanto è fondamentale camminare alla luce della speranza cristiana e quanto è doveroso che noi tutti alimentiamo a questa luce i nostri cuori. Senza speranza, come dice San Paolo, saremmo da compiangere sopra ogni cosa e più di ogni altra creatura.
Noi crediamo ancora nella salvezza dell’anima?
Perché un cammino di fede, un’attenzione a non perdere la fede, un’amicizia verso tutti, anche verso chi non vive questo cammino, si spiega solo sentendoci chiamati a vivere in cerca della salvezza dell’anima. Eppure a me pare che ci diamo pena per molte cose, ma non per la salvezza dell’anima, per la salute dell’anima, per l’eternità, che è un concetto scomparso dalle nostre riflessioni e dalle nostre idee.
Non perdiamo l’occasione per riflettere sulla fede e su tutte queste sue implicanze. Saremo così noi per primi a camminare in una nuova dimensione: quella dei figli di Dio che vogliono vedere il Padre al termine del loro pellegrinaggio terreno.