Lunedì 23 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

La spiritualità di questo giorno

La Natività di Giovanni il Battista, la solennità del Sacro Cuore e quella del Cuore Immacolato della Vergine Maria sono lo sfondo dell’itinerario spirituale che ci verrà proposto nei prossimi giorni. Inoltre vi raccomando di tenere in grandissima considerazione il Giubileo dei Sacerdoti, che avverrà proprio in concomitanza con la solennità del Sacro Cuore. Credo sia un’intenzione di preghiera che tutti dovremmo tenere presente, pregando per tutti i sacerdoti del mondo.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 5, 1-9. 19 – 6, 1
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè e Aronne vennero dal faraone e gli annunciarono: «Così dice il Signore, il Dio d’Israele: “Lascia partire il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto!”». Il faraone rispose: «Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!». Ripresero: «Il Dio degli Ebrei ci è venuto incontro. Ci sia dunque concesso di partire per un cammino di tre giorni nel deserto e offrire un sacrificio al Signore, nostro Dio, perché non ci colpisca di peste o di spada!». Il re d’Egitto disse loro: «Mosè e Aronne, perché distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri lavori forzati!». Il faraone disse: «Ecco, ora che il popolo è numeroso nel paese, voi vorreste far loro interrompere i lavori forzati?». In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sovrintendenti del popolo e agli scribi: «Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni, come facevate prima. Andranno a cercarsi da sé la paglia. Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano finora, senza ridurlo. Sono fannulloni; per questo protestano: “Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio!”. Pesi dunque la schiavitù su questi uomini e lavorino; non diano retta a parole false!». Gli scribi degli Israeliti si videro in difficoltà, sentendosi dire: «Non diminuirete affatto il numero giornaliero dei mattoni». Usciti dalla presenza del faraone, quando incontrarono Mosè e Aronne che stavano ad aspettarli, dissero loro: «Il Signore guardi a voi e giudichi, perché ci avete resi odiosi agli occhi del faraone e agli occhi dei suoi ministri, mettendo loro in mano la spada per ucciderci!». Allora Mosè si rivolse al Signore e disse: «Signore, perché hai maltrattato questo popolo? Perché dunque mi hai inviato? Da quando sono venuto dal faraone per parlargli in tuo nome, egli ha fatto del male a questo popolo, e tu non hai affatto liberato il tuo popolo!». Il Signore disse a Mosè: «Ora vedrai quello che sto per fare al faraone: con mano potente li lascerà andare, anzi con mano potente li scaccerà dalla sua terra!».

SALMO Sal 113A-113B (114-115)

Trema, o terra, davanti al Signore.

Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio. R

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà. R

Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto ciò che vuole, egli lo compie. R

Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.
Benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi. R

VANGELO Lc 5, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.

Esodo

Ora vedrai quello che sto per fare…”.  In conseguenza anche della domenica che abbiamo celebrato ieri, ecco che la Parola di Dio ci fa accostare l’inizio del ministero di Mosè. È un inizio drammatico. La sua promessa di liberare il popolo dalla schiavitù d’Egitto, promessa fatta solennemente a tutto il popolo, si scontra con le prime reazioni del Faraone a quanto sta predicando Mosè: una durezza di cuore che rende sempre più ostinato il cuore del Faraone. Il problema è che si inasprisce anche la dura schiavitù di Israele, così che la gente maledice Mosè: è un ciarlatano, uno che ha fatto promesse che non si mantengono, uno che dice di volerci liberare ma che, di fatto, ha reso il lavoro peggiore di quello di prima. Mosè stesso, lo abbiamo sentito, è molto scosso di fronte a quello che avviene, tanto che domanda in preghiera davanti a Dio il perché di tutto questo. La risposta di Dio non si fa attendere: conoscerai ciò che sto per fare. Un insegnamento che dice, in sostanza, che l’opera di Dio è sempre diversa dall’opera dell’uomo. I tempi di Dio sono sempre diversi da quelli dell’uomo. Come poi è costante nella Scrittura, Dio interviene non quando le cose vanno bene, ma quando le cose vanno male, anzi propriamente quando sono disperate.

Vangelo

Così anche nel Vangelo. Si dà per scontata l’identità di Gesù perché si conosce sua madre, perché si conoscono i suoi parenti, perché si sa dove abita, perché si conosce la sua parentela… Dal momento che il Signore ha passato circa trent’anni della sua vita a Nazareth, si pensa di poter sapere tutto di lui e di poter dire tutto su di lui, senza che ci sia lo spiraglio per la minima novità, tantomeno per la domanda di fede. In questo caso è una presunta conoscenza che limita e forse blocca del tutto qualsiasi domanda di fede.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa mi dicono queste letture?
  • Come reagisco quando vedo le cose andare male?

Credo che tutti noi abbiamo fatto, qualche volta, l’esperienza che viene narrata. Tutti noi abbiamo fatto l’esperienza di cose che vanno male, magari proprio anche nel momento in cui abbiamo cercato di rendere la nostra fede un poco più forte. Moltissimi credenti si sono trovati a fronteggiare cose tristi e difficili della vita proprio mentre avevano un itinerario spirituale più intenso e più vero che in altre stagioni dell’esistenza. È un’esperienza abbastanza comune. Perché capitano queste cose? Io credo perché il Signore ci voglia provare e perché voglia suscitare in noi il desiderio di credere nella provvidenza per affidarci ad essa. Noi non crediamo più a tutto questo. Noi non crediamo più a queste realtà. Pensiamo continuamente che tutto dipenda da noi, dalla nostra bravura, dalla nostra capacità di fare le cose, dal nostro modo di impostare le questioni. Credo proprio che le letture di oggi servano a spronarci, a dirci che non tutto dipende da noi, a farci capire che anche quando le cose vanno di male in peggio, non solo non è colpa di nessuno ma, addirittura, potrebbe essere questo l’indice di un miglioramento che interviene quando si perde ogni riferimento alle capacità umane da mettere in campo.

La Scrittura ci sta invitando a prendere molto seriamente l’invito a supplicare il Signore anche quando le cose non vanno bene. Normalmente gli uomini fanno il contrario. Quando le cose non vanno bene, ecco che si abbandona Dio. Quando le cose non vanno bene, ecco che ci si allontana dalla fede, quasi che sia “colpa di Dio”, come spesso molti, pur credenti, ritengono. Penso quindi che sia bene soffermarsi un attimo a riflettere e a capire che anche quando le cose vanno di male in peggio, il nostro compito è comunque quello di rimetterci di fronte all’immensità di Dio per supplicarlo per le cose della nostra esistenza, anche per quelle più pratiche.

Chiediamo a Dio Padre di essere molto attenti a queste verità di fede, per cercare di vivere con fede, ma anche con realismo cristiano, anche questi periodi difficili della nostra vita e della nostra esperienza di fede.

2025-06-19T16:08:07+02:00