Lunedì 23 dicembre

Feria prenatalizia 6

La spiritualità di questa settimana

Di fatto questa settimana abbiamo solo due giorni “feriali”. Oggi, giorno della feria prenatalizia 6 e domani che ci farà entrare più da vicino, con la spiritualità della vigilia, nel tempo di Natale. Oggi si conclude il percorso di queste ferie prenatalizie che abbiamo seguito con fede e con cura in questi ultimi giorni. Con oggi si concludono le grandi vicende del Primo Testamento che hanno scandito queste giornate particolari.

La Parola di questo giorno

RUT 4, 8-22
Lettura del libro di Rut

In quei giorni. Colui che aveva il diritto di riscatto rispose a Booz: «Acquista tu il mio diritto di riscatto». E si tolse il sandalo. Allora Booz disse agli anziani e a tutta la gente: «Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato tutto quanto apparteneva a Elimèlec, a Chilion e a Maclon dalle mani di Noemi, e che ho preso anche in moglie Rut, la moabita, già moglie di Maclon, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità, e perché il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni». Tutta la gente che si trovava presso la porta rispose: «Ne siamo testimoni». Gli anziani aggiunsero: «Il Signore renda la donna, che entra in casa tua, come Rachele e Lia, le due donne che edificarono la casa d’Israele. Procùrati ricchezza in Èfrata, fatti un nome in Betlemme! La tua casa sia come la casa di Peres, che Tamar partorì a Giuda, grazie alla posterità che il Signore ti darà da questa giovane!». Così Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio. E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli». Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: «È nato un figlio a Noemi!». E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide. Questa è la discendenza di Peres: Peres generò Chesron, Chesron generò Ram, Ram generò Amminadàb, Amminadàb generò Nacson, Nacson generò Salmon, Salmon generò Booz, Booz generò Obed, Obed generò Iesse e Iesse generò Davide.

SALMO Sal 77 (78)

Osanna alla casa di Davide.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Il Signore scelse la tribù di Giuda,
il monte Sion che egli ama.
Costruì il suo tempio alto come il cielo,
e come la terra, fondata per sempre. R

Egli scelse Davide suo servo
e lo prese dagli ovili delle pecore.
Lo allontanò dalle pecore madri
per farne il pastore di Giacobbe, suo popolo,
d’Israele, sua eredità. R

ESTER 9, 1. 20-32
Lettura del libro di Ester

In quei giorni. Il dodicesimo mese, il tredici del mese di Adar, le lettere scritte dal re erano giunte. Mardocheo scrisse queste cose su un libro e lo mandò ai Giudei che vivevano nel regno di Artaserse vicini e lontani, per stabilire questi giorni come festivi, da celebrare il quattordici e il quindici del mese di Adar. In quei giorni infatti i Giudei ebbero tregua dai loro nemici, e quello fu il mese, Adar, nel quale essi passarono dal pianto alla gioia e dal dolore a un giorno di festa; perciò esso deve essere considerato tutto quanto come un periodo di giorni festivi, di nozze ed esultanza, in cui si inviano doni agli amici e ai poveri. I Giudei approvarono il racconto che aveva scritto loro Mardocheo: come Amàn, figlio di Amadàta, il Macèdone, li aveva combattuti, come egli aveva emesso il decreto e aveva tirato le sorti per farli scomparire e come egli era andato dal re dicendogli di impiccare Mardocheo; ma tutti i mali che egli aveva cercato di far cadere sopra i Giudei erano venuti sopra di lui, ed era stato impiccato lui e i suoi figli. Perciò quei giorni furono chiamati Purìm a motivo delle sorti, poiché nella loro lingua esse sono chiamate Purìm, e a motivo delle parole di questa lettera, che ricordava tutto quello che avevano sofferto e che era loro capitato. Mardocheo stabilì e i Giudei approvarono per sé, per i loro discendenti e per quelli che si fossero uniti a loro, che non si sarebbero comportati in modo diverso: questi giorni dovevano essere un memoriale da osservare di generazione in generazione, in ogni città, famiglia e provincia. Questi giorni dei Purìm saranno celebrati in ogni tempo, e il loro ricordo non sia lasciato cadere dai loro discendenti. La regina Ester, figlia di Aminadàb, e Mardocheo, il Giudeo, scrissero tutto quello che avevano fatto e confermarono la lettera dei Purìm. Mardocheo e la regina Ester stabilirono per sé privatamente di digiunare; imposero allora la loro volontà contro la loro salute. Ester lo stabilì con un ordine che fu scritto come memoriale.

VANGELO Lc 2, 1-5
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

Rut

La conclusione del libro di Rut è tutta nel segno della consolazione. La nascita di Obed viene vista e salutata come il compiersi di un riscatto. Il riscatto di due donne povere e sole. Il riscatto di una famiglia che sembrava finita. Il riscatto di una situazione che, ormai, sembrava non solo compromessa, ma proprio senza più alcuna possibilità di risorgere. Così la storia insegna che Dio entra nella vita degli uomini con segni che nessuno si aspetta, in tempi che nessuno conosce. Tutto il racconto serve, quindi, per alimentare la speranza. Un bambino che nasce è già, di per sé, segno di speranza. La sua nascita prodigiosa, la sua venuta assolutamente singolare, sta dicendo a tutti che Dio consola il suo popolo, Dio consola ciascuno in modi sempre nuovi, sempre diversi, che lui solo conosce. Dio è il grande consolatore del suo popolo. Questa consolazione prelude, appunto, alla grande consolazione, quella della venuta del Signore. Rut tiene in mano il suo bimbo, Noemi abbraccia il suo nipote, ma queste immagini ci fanno già pensare alla dolce premura e alla insostituibile cura con la quale Maria e Giuseppe si prendono cura del corpo del Signore Gesù appena nato. Immagini che ci dicono come ogni anima, di fatto, è chiamata a fare la medesima esperienza, sperimentando la vicinanza di Dio.

Ester

La festa di Purim, la festa delle sorti, la festa che è il contenuto ultimo del libro di Ester, insegna che tutto è nelle mani di Dio e che una sorte segnata può perfino rovesciarsi. La storia del popolo ebraico insegna che, più volte, tutto un popolo che era dato per morto, per definitivamente cessato, torna ad essere forte, torna sulla scena in modo assolutamente principale, torna ad essere anche più forte di prima grazie all’intervento di Dio che salva il suo popolo. La speranza nella quale ci introduce il libro di Ester è davvero la speranza che nessun male è infinito, che nessuna cosa può colpire l’uomo per sempre. Anche le realtà più negative che gli uomini attuano, anche il male più feroce che gli uomini possono fare, tutto è già nelle mani di Dio che, a suo tempo, compie ogni cosa. La speranza del credente non si deve lasciare ingannare. L’attesa c’è, il peso del tempo che sembra non passare mai è reale. Eppure tutto è nelle mani di Dio e, quando Dio giudica opportuno, le cose cambiano. Il libro di Ester è un invito alla speranza in questo senso. La sorte di ciascuno è sempre nelle mani di Dio.

Vangelo

Il Vangelo ci dona un’ultima immagine, quella della salita a Betlemme. È un’immagine molto dolce, materna e forte allo stesso tempo. Forte perché ci fa pensare a San Giuseppe che guida la salita, forse, come ce lo immaginiamo, con un asino che porta Maria. Forse in altro modo. Forse pensieroso perché non trova alloggio. Forse più preoccupato del parto imminente. Immagine dolce allo stesso tempo, perché ci pare di vedere Maria che sale piena di fiducia e di speranza. Il bimbo che ha portato nel grembo per nove mesi è il suo consolatore. Ella sa che quel bambino avrà qualcosa di speciale, di unico. Così, ancora una volta, si affida. Si affida a Dio, ma anche al suo Giuseppe che cerca posti, provvede alle cose più necessarie, si dà da fare perché quel parto possa essere onorato e possa essere custodito come un evento generatore di vita.

Meditazione

Quest’anno abbiamo dedicato gli esercizi spirituali e questo tempo di Avvento a cercare tracce di speranza. Abbiamo cercato di trovare nella Parola di Dio fonti di consolazione per i nostri giorni. Vorrei che, al termine di questo itinerario, ci domandassimo: quale speranza cerco da questo Natale? Quale speranza vorrei fare mia in questo rinnovarsi della presenza del Figlio di Dio con noi? Le feste cristiane si ripetono anno dopo anno. La spiritualità del Natale, della Pasqua, della Pentecoste, delle grandi feste di Maria, si ripete anno dopo anno. Potremmo dire che conosciamo già bene le cose. Eppure, se noi vogliamo crescere nella vita spirituale, queste feste non sono mai solo una ripetizione. Hanno sempre qualcosa da dirci, da comunicarci. Hanno sempre qualcosa da proporci. Dipende da noi quello che vogliamo ottenere! Dipende dalla nostra vita di fede, dalla nostra vita interiore, ma anche da molte condizioni esterne. Dipende da quello che stiamo vivendo, da quello che accade nel mondo… Ci sono molti fattori che ci aiutano a capire che non c’è mai una ripetizione nella vita di fede ma, sempre, una novità. Vale la pena che ci chiediamo: qual è la novità di quest’anno? Cosa vogliamo ottenere quest’anno da questa festa? Credo che la giornata di oggi e, se vogliamo, ancor più quella di domani servano proprio a questo scopo. Lasciamo che il Signore ci guidi e ci doni di entrare in comunione con Lui in questo rinnovarsi della sua presenza tra gli uomini.

Rifletti

  • • Quale speranza voglio celebrare nel mio Natale?
    • Come vivere questo giorno di attesa?
    • Il Natale e le feste sono per me un ripetersi banale o riesco a comprendere la novità di vita a cui sono chiamato?
2024-12-20T08:55:19+01:00