Settimana dopo Pentecoste – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Inizia una nuova sezione del tempo liturgico, il tempo dopo Pentecoste. Come sappiamo questo tempo inizia con la memoria di Maria Madre della Chiesa. Festeggeremo poi San Filippo Neri, i martiri della Val di Non e San Paolo VI. Naturalmente vi ricordo che, cambiando il tempo liturgico, cambiano anche i libri liturgici e il lezionario proprio per questo tempo e di questa settimana in particolare. Oggi manteniamo le letture del giorno per sentirci in comunione con tutta la Chiesa ambrosiana che inizia questo nuovo cammino.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 16, 9-12
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Conterai sette settimane. Quando si metterà la falce nella messe, comincerai a contare sette settimane e celebrerai la festa delle Settimane per il Signore, tuo Dio, offrendo secondo la tua generosità e nella misura in cui il Signore, tuo Dio, ti avrà benedetto. Gioirai davanti al Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava, il levita che abiterà le tue città, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto: osserva e metti in pratica queste leggi».
SALMO Sal 80 (81)
Esultate in Dio, nostra forza.
Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate il Dio di Giacobbe!
Intonate il canto e suonate il tamburello,
la cetra melodiosa con l’arpa. R
Suonate il corno nel novilunio,
nel plenilunio, nostro giorno di festa.
Questo è un decreto per Israele,
un giudizio del Dio di Giacobbe. R
Una testimonianza data a Giuseppe.
Ascolta, popolo mio:
«Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto». R
VANGELO Lc 21, 1-4
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Vangelo
Partiamo dal Vangelo, anche se sono le due letture insieme ad avere un unico significato. Come ben si vede anche ad una primissima lettura, il tema è comune: l’offerta a Dio in riconoscenza dei beni che la vita offre. L’esempio più provocatorio è quello di questa donna vedova, che non getta del superfluo ma tutto quello che ha. È un atteggiamento che dice il suo concreto affidarsi al Padre, in spirito di vera adesione alla Provvidenza. Questa donna crede che Dio sarà il suo sostegno. Non ha sostegni umani e, per questo, confida solo in Dio. È una figura spirituale che ci sfugge: non ha nome, non ha volto, eppure la sua fede diventa esempio. Ella è di esempio per come si affida a Dio, per come crede fermamente nel suo aiuto, per come si sente partecipe del suo mistero e della sua volontà. Volontà che intende compiere anche con questo gesto di consegna totale.
Deuteronomio
Il tema dell’offerta è trattato anche nel Primo Testamento. In ogni occasione di festa Israele era invitato a presentare la propria offerta a Dio. Era un segno di riconoscenza per i beni che la terra produceva, era un segno di gratitudine per Dio che si mostra vicino al cammino degli uomini, era una richiesta di benedizione per la terra, era un segno di condivisione con chi era bisognoso. Tanti significati insieme. In più occorre aggiungere che ogni festa, essendo particolare, aveva anche una sua ritualità che doveva sempre essere rispettata. È così che Israele ha educato ad essere riconoscenti.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Iniziare questo tempo dopo Pentecoste con questa memoria, assume, per noi tutti, un significato del tutto particolare, tanto più che siamo nel mese di maggio. Oggi noi vogliamo guardare a Maria chiamata con il titolo di Madre della Chiesa e vogliamo essere riconoscenti a Dio Padre per il dono di essere partecipi della vita della Chiesa. In effetti non so quanto questa spiritualità possa essere diffusa. Un tempo, certo, si pregava dicendo: “Ti ringrazio di avermi fatto cristiano”. Non so se è ancora un’espressione che utilizziamo e, soprattutto, non so se è una cosa che pensiamo davvero. Siamo riconoscenti a Dio non solo per il dono della fede ma anche per essere partecipi della vita della Chiesa? Vorrei augurarmi di sì! Ma non si può dare per scontato.
Noi dovremmo essere riconoscenti per il dono della Chiesa perché ci sentiamo suoi figli e, dunque, non siamo soli nel cammino di fede e nemmeno in quello umano. C’è sempre una comunità sulla quale possiamo contare, c’è sempre una comunità nella quale possiamo riconoscerci, una comunità nella quale possiamo essere figli.
Noi dovremmo essere riconoscenti per il dono della Chiesa perché essa guida il nostro cammino verso il Padre, invitandoci alla mensa della Parola, dell’Eucarestia, dei Sacramenti. Che cosa sarebbe il nostro cammino senza questi punti di riferimento, senza questi sostegni, senza questi punti saldi? Sarebbe povero. Forse dovremmo trovare più spesso il modo per dire di questa riconoscenza.
Noi dovremmo essere riconoscenti per il dono della Chiesa perché mette a nostra disposizione tante realtà associative, educative, assistenziali, missionarie, vocazionali… credo che sia molto importante mettere anche questo sul piatto della bilancia!
Noi dovremmo essere riconoscenti per il dono della Chiesa perché è vicina ai poveri e, spesso, si fa carico di situazioni difficili che non sapremmo come risolvere, non dico come singoli uomini ma anche come società. Spesso dimentichiamo il tanto bene che la Chiesa mette a disposizione della società civile, il tanto bene che si mette in circolo nelle mille attività che la Chiesa, anche con diversi carismi, sostiene.
Maria è madre della Chiesa, è madre di tutto questo. Maria ci guida alla scoperta della bellezza della Chiesa.
Chiediamo a Maria di starci vicino e di guidarci sempre a questa consapevolezza rinnovata di appartenere ad un popolo di figli che, nel loro insieme e nella loro unione, gode di una ricchezza indicibile e varia. Maria ci aiuti a scoprire la bellezza di questo dono per sentirci responsabili di una chiamata alla santità.