Settimana della 9° domenica dopo Pentecoste – Giovedì – San Giacomo
La spiritualità di questa settimana
Oggi facciamo doverosa memoria di san Giacomo, che è uno dei santi più invocati d’Europa, soprattutto a causa del “cammino”, iter medioevale di penitenza, di ritrovamento del senso di Dio, di adesione ai valori della fede. Eppure ho l’impressione che stia venendo meno tutto questo. Oggi chi fa il cammino di Santiago lo fa quasi per riportare un trofeo. Molti lo fanno solo per vedere un panorama, oppure per vedere uomini e donne di altri continenti, o, ancora, per motivi non tanto seri o nobili, come la cura dimagrante!
La Parola di questo giorno
LETTURA Sap 5, 1-9. 1
Lettura del libro della Sapienza
Il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che lo hanno perseguitato e a quelli che hanno disprezzato le sue sofferenze. Alla sua vista saranno presi da terribile spavento, stupiti per la sua sorprendente salvezza. Pentiti, diranno tra loro, gemendo con animo angosciato: «Questi è colui che noi una volta abbiamo deriso e, stolti, abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; abbiamo considerato una pazzia la sua vita e la sua morte disonorevole. Come mai è stato annoverato tra i figli di Dio e la sua eredità è ora tra i santi? Abbiamo dunque abbandonato la via della verità, la luce della giustizia non ci ha illuminati e il sole non è sorto per noi. Ci siamo inoltrati per sentieri iniqui e rovinosi, abbiamo percorso deserti senza strade, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Quale profitto ci ha dato la superbia? Quale vantaggio ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e di essi ha cura l’Altissimo.
SALMO Sal 95 (96)
Gesù è il Signore; egli regna nei secoli.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!». R
EPISTOLA 2Cor 4, 7-15
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
VANGELO Mt 20, 20-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Sapienza
Credo proprio che, in questo clima culturale, ecclesiale, umano, tutti possiamo farci le domande che il libro della Sapienza ha messo dentro di noi. “Ci siamo inoltrati per sentieri iniqui e rovinosi, abbiamo percorso deserti senza strade, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore”. La constatazione del sapiente è molto amara. Egli vede un uomo che cerca di fare di tutto per emergere, per essere al top in ogni cosa ma che, in fondo, così facendo, perde sé stesso. Cammina su molte strade, ma è come se camminasse in un deserto; si augurava progresso senza fine, ma ecco che deve scoprire che si è molto lontani dal migliorare la vita… credo che queste siano le esperienze di molti di noi. Credo che tanti potrebbero dire di vedere la gente percorrere strade che non portano da nessuna parte, e uomini darsi da fare per migliorare le condizioni del vivere che, tuttavia, rimangono solo per pochi. Forse molti di noi, arrivati nella stagione anziana, devono dire, con rammarico, di sé stessi queste cose e ammettere che tutta la loro vita è stata un rincorrere cose senza arrivare da nessuna parte, o cercare di migliorare la propria vita ma senza riuscirci.
Corinti
Forse, allora, possono venirci più che mai buone le parole dell’epistola. San Paolo sta parlando dell’apostolo, ovvero di sé stesso, di un uomo al quale vanno male, per così dire, la maggior parte delle esperienze della vita. Un apostolo sa bene che incontra sofferenze di ogni tipo, vive solitudini che affaticano, incontra delusioni di ogni genere. Eppure, dice San Paolo, egli non se ne dà peso, perché tutto viene fatto per il Signore e in riferimento al suo amore. Così è stato per ogni apostolo, anche per San Giacomo, il primo a donare la vita per amore del Signore, il primo a dover accettare che la morte violenta del maestro diventasse anche la propria morte. Credo che queste parole si possano applicare a moltissimi che hanno fatto il cammino di Santiago. Moltissimi potrebbero dire le stesse cose e riconoscere che non sono mai stati schiacciati e vinti da nulla solo perché avevano fede, solo perché erano stati capaci di mettere Dio sopra ogni cosa. San Giacomo potrebbe benissimo dire queste parole per sé. Moltissimi altri, discepoli ignoti, potrebbero dire le stesse cose.
Vangelo
Così Giacomo attesta anche la sua conversione. Partito come “figlio del tuono”, con una madre che pretendeva il meglio per i suoi figli, Giacomo si consegna a Cristo e scopre che il vero onore non è quello che consiste nell’avere cose, o nell’occupare posti, ma nell’essere discepolo, nel servire altri, nel metter sé stesso a servizio di coloro che si donano, così, semplicemente e per amore.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Non so se abbiamo fatto il cammino di Santiago, e nemmeno se lo faremo mai. Ma al di là di quella strada, io credo che a tutti sia chiesto di percorrere questa strada: la strada di chi vive testimoniando il Vangelo, la strada di chi non pretende per sé ma si dona con gioia, la strada di chi sa interpretare la vita come un servizio generoso, gratuito, singolare. Credo fortemente che tutti possiamo fare molto per dire come si fa a non perdere la via, anche quando si ha l’impressione di camminare come attraverso un deserto. Questo è il nostro compito. Ben venga San Giacomo che ci ricorda che questo è possibile se uno guarda alla stella. La stella della fede, la stella che è Dio, la stella che è la presenza di Maria nel cammino del discepolo. Forse, per fare questo, occorre proprio andare controcorrente, non rassegnarsi mai e dove gli uomini abbassano gli ideali, occorre avere il coraggio di volare più alto.
- Siamo disposti a fare questo?
Non so, in verità, quanto siamo disposti a rinunciare a quel modo di vedere le cose che, in fondo è dentro di noi da sempre, però so che tutti siamo richiamati a fare così. Chiediamo al Signore la forza di grazia che ci occorre per vivere bene questa chiamata alla testimonianza della vera santità.