Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
Non so cosa pensate voi dopo questa liturgia della Parola. Credo però che, più che un commento, la cosa più necessaria oggi sarebbe quella di prendere il foglietto della Messa e rileggere molte volte la prima lettura, esercizio che consiglio di fare a tutti. In essa ci addentriamo come in punta di piedi, con una narrazione assolutamente squisita, sia dal punto di vista letterario che da quello teologico.
La Parola di Dio
LETTURA 2Mac 7, 1-2. 20-41
Lettura del secondo libro dei Maccabei
In quei giorni. Ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore dell’universo, che ha plasmato all’origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi». Antìoco, credendosi disprezzato e sospettando che quel linguaggio fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo; e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice, se avesse abbandonato le tradizioni dei padri, e che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato alti incarichi. Ma poiché il giovane non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia». Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. Noi, in realtà, soffriamo per i nostri peccati. Se ora per nostro castigo e correzione il Signore vivente per breve tempo si è adirato con noi, di nuovo si riconcilierà con i suoi servi. Ma tu, o sacrilego e il più scellerato di tutti gli uomini, non esaltarti invano, alimentando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo, perché non sei ancora al sicuro dal giudizio del Dio onnipotente che vede tutto. Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato un breve tormento, per una vita eterna sono entrati in alleanza con Dio. Tu invece subirai nel giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. Anch’io, come già i miei fratelli, offro il corpo e la vita per le leggi dei padri, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu, fra dure prove e flagelli, debba confessare che egli solo è Dio; con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l’ira dell’Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe». Il re, divenuto furibondo, si sfogò su di lui più crudelmente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno. Così anche costui passò all’altra vita puro, confidando pienamente nel Signore. Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.
SALMO Sal 16 (17)
Avrò pienezza di vita alla tua presenza, Signore.
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole. R
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. R
EPISTOLA 2Cor 4, 7-14
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
VANGELO Mt 10, 28-42
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare “l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera”; e “nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Maccabei
Ci fu il caso… La vita, in effetti, è fatta tutta di casi, ovvero di storie. Storie che dicono come Dio si rende presente in esse, stando di fianco a coloro che sono i protagonisti principali di questa storia. La storia è il racconto denso di dolore, perché è un racconto di persecuzione. È la storia di 7 fratelli che muoiono tutti martiri per testimoniare la loro fede. In questa storia terrificante emerge il comportamento della madre
Soprattutto la madre era amorevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire i suoi figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Narrazione stupenda. Questa donna che, diversamente, non sarebbe passata alla storia, è degna di memoria per il suo comportamento fermo e risoluto nel giorno in cui vede morire tutti i suoi 7 figli per le torture che subiscono. Ci si aspetterebbe il grido, il pianto, il venir meno prima ancora che il carnefice possa stendere la mano su di lei proprio per questa visione che è la sua prima e più crudele tortura: vedere la morte dei figli. Invece il testo sacro ce la descrive come una donna che sopporta serenamente. Non è fuori di sé, oppure non è senza sentimenti questa donna. È una donna forte, che dice la ragione della sua sopportazione, che non è assolutamente la rassegnazione di chi deve accettare la legge del più forte. Ella è piena di speranza nel Signore. Questa donna, che umanamente non può fare niente per i suoi figli, li affida a Dio, sa che la speranza della vita eterna è viva per ciascuno di loro e, semplicemente, li affida al Padre da cui tutto proviene. La sua speranza diventa una forte certezza che sostiene anche lei stessa nel momento in cui deve affrontare la morte dopo i suoi figli. La sua professione di fede nasce però, molto prima, nasce dalla sua considerazione della vita, lei che dice:
non so come siete apparsi nel mio seno; non vi ho dato io il respiro e la vita, né forma alle membra di ciascuno di voi. Questa donna, che considera la sua vita come un dono di amore di Dio, vede così anche la vita dei suoi figli. Lei che li ha gestati e allevati, riconosce che, nonostante tutto quello che ha fatto, è Dio che porta avanti la vita dei suoi figli, ricevuto in custodia e come dono, non certo in possesso e per farne quello che lei voleva. Non solo questo. Ella anche ritiene che
il Creatore dell’Universo che ha plasmato all’origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, perché, ora, per le sue leggi, voi non vi preoccupate di voi stessi. Ulteriore professione di fede. Questa donna sa che tutto è nelle mani di Dio, vive un momento terribile. Sa che, in fondo, basterebbe poco, per salvare sé stessa e almeno uno dei suoi figli: basterebbe obbedire alla richiesta del governatore e abiurare la fede. Basterebbe suggerire almeno all’ultimo figlio di fare così, cosa che tutti stiamo pensando come, del resto, le suggerisce il governatore stesso. Ella sa, invece, che questo è un ragionamento pagano. Un ragionamento di chi è senza Dio. Lei, invece, lei che viene un secolo prima del Signore, vive già la certezza del Vangelo: ovvero la certezza della vita eterna, che è quella che genera questa speranza incrollabile. La certezza che la vita eterna è dono di Dio, cosa che il Signore predicherà, poi, nel corso della sua esistenza. Fede che esprime anche chi vive la vita eterna chi fa della sua vita un dono di amore, che è ciò che lei stessa vede in quella resistenza gloriosa dei figli che, per amore del Signore, non abiurano la fede e si mettono al servizio di Dio: il suo atteggiamento è vangelo puro. Non c’è ancora stata al predicazione del Signore ma questa donna attesta di conoscerla già tutta. La sua conoscenza è la conoscenza di amore di chi contempla in Dio la verità della vita. Ciò che il Signore espliciterà, ella lo vive nel cuore, per queste sue posizioni, l’autore sacro riconosce che ella aveva la capacità di vivere
temperando la dolcezza femminile ad un coraggio virile. Non dite, per favore, che questo è uno stereotipo superato. No. Non lo è. È la fede che parla in questa donna, quella fede che la porta ad imitare la tenerezza di Dio insieme alla fermezza di Dio. Lei ha capito che queste cose sono tipiche di Dio e si dispone a riviverle nella sua vita. La vita di questa donna è tutta trasparenza di fede. Non c’è altro in lei. Solo la trasparenza di chi vuole essere fedele a Dio. Così si giunge alla fine della storia:
ultima, dopo i figli, anche la made incontrò la morte. Non è l’epilogo di una triste vicenda. Non è l’ultimo atto di morte. Il testo sacro ci sta dicendo che la famiglia si riunifica nella vita eterna insieme al padre, già precedentemente morto. Ora, questi 7 fratelli Maccabei, giungono alla vita eterna, insieme con la loro madre. Madre che li riottiene tutti. Ella li ha saputi, da sempre, partecipi della vita eterna, la visione della loro morte l’ha confermata in questa sua convinzione. Anche questa donna si abbandona alla morte perché ha la certezza di rivedere tutti nel mistero di Dio. La morte, che ella “incontra”, non è qualcosa che ella subisce, ma è una sorella che ella incontra per ritornare in compagnia di tutti i suoi cari. Vangelo purissimo, perché questo è ciò che ha predicato il Signore.
Vangelo
Vangelo a cui vi rimando, senza troppa fatica perché adesso, sostenuti da questo insegnamento dei Maccabei, tutte le frasi del Vangelo ci tornano comprensibili non solo nella loro spiritualità, ma nella concretezza della vita. Gesù che dice di non temere coloro che uccidono il corpo, ha in mente ogni persecutore. Quello dei Maccabei, tutti quelli prima di lui e tutti quelli che sarebbero seguiti a lui. Ogni persecutore ha già scritto in sé il destino di morte a cui lui si avvia, dopo aver dato la morte agli altri. Non solo la morte fisica, ma quella spirituale, quella dell’anima.
Quando Gesù dice che egli non ci rinnegherà davanti al Padre, sta dicendo le stesse cose della madre dei Maccabei. Ella ha creduto in questa parola prima ancora che fosse detta dal Signore.
Quando il Signore parla di ricompensa, sta dicendo quello che la madre dei Maccabei ha detto con la sua piccola sapienza di donna del popolo ma credente.
Vedete, tutte le cose dette dai Maccabei tornano nel Vangelo. Forse noi le abbiamo conosciute prima proprio dal Vangelo e, poi, dal caso dei Maccabei. Non importa l’ordine cronologico. Credo che a noi faccia bene sapere che ci sono dei testimoni della fede che vivono tutto questo.
Corinzi
Come anche San Paolo è un testimone privilegiato, lui che ha saputo dire che la vita è tutta un tesoro prezioso, tenuto come in un vaso di creta. Anche lui, forte delle persecuzioni che ha sperimentato anche nella sua persona, si è affidato a Dio a cui ha rimesso tutta la sua vita. Così l’Apostolo ci invita a credere e a fare altrettanto.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Cosa dite voi? Come reagite voi? Io credo, lo ripeto, che per vivere bene questa domenica, tutti dovremmo solo rileggere la prima lettura. Sappiamo che i pensieri nostri sono molto distanti da questo testo. Non credo che molte madri, e qui ne abbiamo tante, avrebbero fatto come la madre dei Maccabei, e forse è bene prendere consapevolezza di questa visione nostra. Visione che ci fa dire che davvero la nostra fede è molto debole. Per questo, ripeto, abbiamo tutti bisogno solo di leggere e rileggere questa narrazione avvincente, questa narrazione piena di fede, per capire che chi ha fede non è mai solo, nemmeno nel momento del dolore massimo e della massima disperazione. Per capire che, chi ha fede, vive tutte le cose come un affidamento a Dio, anche il momento della morte. Per capire, infine, che anche noi siamo chiamati alla medesima professione di fede. Professione di fede di chi vuole essere sempre capace di rimettersi nelle mani di Dio. Professione di fede di chi, tra le cose ordinarie, tra le cose del tempo, vuole mettere la speranza dell’eternità. Quella speranza che noi tutti cercheremo di vivere e di possedere, vivendo bene il prossimo anno giubilare tutto dedicato alla speranza.