Settimana della 2 domenica di Avvento – Lunedì
La spiritualità di questa settimana
In questa seconda settimana di Avvento, dopo che abbiamo dato corpo alla speranza con le liturgie della prima settimana, vorrei che continuassimo a riflettere insieme sul tema già indicato ieri: la speranza richiede un serio cammino di conversione. In questa seconda settimana troveremo sempre richiami alla conversione soprattutto nel profeta Geremia, mentre la seconda lettura profetica ci aiuterà a coltivare immagini di speranza che aiutano il nostro cammino spirituale.
La Parola di questo giorno
GEREMIA 2, 1-2a; 3, 1-5
Lettura del profeta Geremia
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: Se un uomo ripudia la moglie ed ella si allontana da lui per appartenere a un altro, tornerà il primo ancora da lei? Quella terra non sarebbe tutta contaminata? E tu, che ti sei prostituita con molti amanti, osi tornare da me? Oracolo del Signore. Alza gli occhi sui colli e osserva: dove non sei stata disonorata? Tu sedevi sulle vie aspettandoli, come fa l’Arabo nel deserto. Così hai contaminato la terra con la tua impudicizia e perversità. Per questo sono state fermate le piogge e gli acquazzoni di primavera non sono venuti. Sfrontatezza di prostituta è la tua, non vuoi arrossire. E ora gridi verso di me: “Padre mio, amico della mia giovinezza tu sei! Manterrà egli il rancore per sempre? Conserverà in eterno la sua ira?”. Così parli, ma intanto commetti tutto il male che puoi».
SALMO Sal 76 (77)
La mia voce sale a Dio finché mi ascolti.
Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R
Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia?
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. R
Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze.
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R
PROFETI Zc 1, 1-6
Lettura del profeta Zaccaria
Nell’ottavo mese dell’anno secondo di Dario, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio di Iddo: «Il Signore si è molto sdegnato contro i vostri padri. Tu dunque riferirai loro: Così dice il Signore degli eserciti: Tornate a me – oracolo del Signore degli eserciti – e io tornerò a voi, dice il Signore degli eserciti. Non siate come i vostri padri, ai quali i profeti di un tempo andavano gridando: “Dice il Signore degli eserciti: Tornate indietro dal vostro cammino perverso e dalle vostre opere malvagie”. Ma essi non vollero ascoltare e non mi prestarono attenzione, oracolo del Signore. Dove sono i vostri padri? I profeti forse vivranno sempre? Le parole e le leggi che io avevo comunicato ai miei servi, i profeti, non si sono forse adempiute per i padri vostri? Essi sono tornati e hanno detto: “Quanto il Signore degli eserciti ci aveva minacciato a causa dei nostri traviamenti e delle nostre colpe, l’ha eseguito sopra di noi”».
VANGELO Mt 11, 16-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Geremia
Il primo richiamo di conversione ci viene dal profeta Geremia. Il profeta si appellava all’immagine matrimoniale per descrivere l’atteggiamento di peccato di Israele verso Dio. Con le parole accorate che abbiamo appena ascoltato il profeta si chiedeva, a nome di Dio, come potrebbe essere che un uomo che ha visto disonorare il matrimonio da parte di sua moglie, possa riprendere il percorso comune come se niente fosse. Ovviamente Dio non fa così, sarebbe disposto a cancellare ogni colpa, come di fatto Dio fa sempre, ma occorre il pentimento. Dio è sempre disposto a fare in modo che l’uomo possa recuperare la sua dimensione di alleato di Dio, ma l’uomo sa fare altrettanto? Ecco la risposta del profeta, durissima: no! L’uomo non è affatto in grado di fare questo! Ecco che invoca Dio ma “intanto commette tutto il male che può”. Parola veramente dura da digerire, eppure vera. Il profeta sa bene che l’uomo invoca il perdono di Dio quando gli conviene, ma, nel suo intimo, rimane sempre pronto a continuare la dimensione di peccato nella quale è coinvolto. Ovviamente la Parola di Dio non è rivolta solo ad Israele, ma ha un valore universale. L’uomo è sempre così, si comporta sempre così. Ecco perché la Chiesa ci fa leggere questa parola che, oggi, intende essere assolutamente provocatoria per ciascuno di noi.
Zaccaria
La parola del profeta Zaccaria è direttamente centrata sul tema della conversione, ben sintetizzata nel verbo “ritornare”, che in ebraico si dice “shuv” e che è il termine tecnico che indica proprio il fare inversione di rotta per tornare a Dio. Il profeta sollecita tutto il suo popolo perché ciascuno abbia la possibilità di tornare a Dio. È il cuore della predicazione del profeta. Eppure il profeta deve fare un’amara constatazione: ogni volta che l’uomo supplica Dio, il Signore lo ascolta ma, a conti fatti, l’uomo poi non cambia. Dio è e rimane sempre disponibile ad accogliere l’uomo che torna pentito, ma, di fatto, l’uomo non si pente mai. Continua a vivere come se nulla fosse, approfittandosi del perdono di Dio, quasi che fosse un suo diritto. È questo ciò che rattrista più che mai Dio.
Vangelo
Il Vangelo ci mette di fronte all’amara constatazione del Signore. Gesù è non solo il “predicatore” dell’amore del Padre, ma è colui che lo avvera, colui che lo rende operativo. Gesù si dispone a perdonare l’uomo salendo fin sulla Croce e il suo ministero, la sua predicazione, sono un tentativo di condurre l’uomo a quel momento, cercando di far capire all’uomo il valore del suo gesto e la portata del perdono di Dio. Eppure, con amarezza, anche il Signore deve constatare che l’uomo pare non sapere cosa farsene del perdono di Dio. A deludere Gesù sono soprattutto le persone più vicine a lui, quelle che hanno avuto la possibilità di ascoltare maggiormente la sua predicazione, quelle che hanno avuto la possibilità di vedere la maggior parte dei suoi miracoli. Gesù paragona tutti costoro alla gente di Tiro e di Sidone, che sono città del Libano, fuori dai confini di Israele, dove il Signore venne una sola volta. Ebbene, dice il Signore, quelle persone hanno avuto più coraggio e più urgenza di convertirsi di chi lo conosceva bene! Constatazione amara che fa dire al Signore che è sempre così: sono i più vicini a deludere Dio.
Meditazione
È facile capire che il rimprovero viene, oggi, a noi, a noi che anche ieri abbiamo ascoltato il richiamo alla conversione, a noi che, spesso, riprendiamo in mano quella Parola di Dio che ci dice che il Signore attende la nostra conversione. Anche noi, nonostante la molteplicità di questi richiami, facciamo fatica a mettere in pratica questa Parola. Così che, più o meno, questi richiami lasciano in noi poca traccia. Ecco allora il senso di questa seconda settimana di Avvento dedicata alla speranza. La speranza del cristiano è la speranza del peccatore. È la speranza di coloro che, anche distratti, anche lontani dall’amore di Dio che perdona, anche se quasi vanificano questa sua parola che è un invito alla conversione, di fatto possono poi contare sulla sua assoluta attuazione. Le parole dei profeti sono giustamente provocatorie, ma servono di richiamo. Anche se non siamo attenti, anche se tentiamo di rendere vana la parola del perdono di Dio, essa non è mai vanificata. Il perdono di Dio rimane sempre. Il perdono di Dio rimane come attestato del suo amore ed è sempre possibile fruirne. Basta, appunto, iniziare una via di ritorno. Basta iniziare una via di conversione. Quando l’uomo fa un passo verso Dio, Dio ne fa cento verso di lui. È questa la speranza nella quale vogliamo tutti abitare e della quale possiamo approfittare in questo giorno.
Rifletti
- Quale via di ritorno a Dio posso intraprendere?
- Come rischio anche io di vanificare il perdono di Dio?
- Cosa posso fare di concreto, oggi, per incontrare Dio che perdona?