giovedì 26 febbraio

Settimana della prima domenica di Quaresima – giovedì

Introduzione

In questo quarto giorno feriale della Quaresima, il tono delle Scritture cambia e ci invita a custodire il bene che c’è e a generare altro bene.

La Parola di Dio 

GENESI 4, 25-26
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso». Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore.

SALMO Sal 118 (119), 17-24

Nel fare il tuo volere è tutta la mia gioia.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge. R

Forestiero sono qui sulla terra:
non nascondermi i tuoi comandi.
Io mi consumo nel desiderio
dei tuoi giudizi in ogni momento. R

Tu minacci gli orgogliosi, i maledetti,
che deviano dai tuoi comandi.
Allontana da me vergogna e disprezzo,
perché ho custodito i tuoi insegnamenti. R

Anche se i potenti siedono e mi calunniano,
il tuo servo medita i tuoi decreti.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri. R

PROVERBI 4, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi

Ascoltate, o figli, l’istruzione di un padre e fate attenzione a sviluppare l’intelligenza, poiché io vi do una buona dottrina; non abbandonate il mio insegnamento. Anch’io sono stato un figlio per mio padre, tenero e caro agli occhi di mia madre. Egli mi istruiva e mi diceva: «Il tuo cuore ritenga le mie parole; custodisci i miei precetti e vivrai. Acquista la sapienza, acquista l’intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non allontanartene mai. Non abbandonarla ed essa ti custodirà, amala e veglierà su di te. Principio della sapienza: acquista la sapienza; a costo di tutto ciò che possiedi, acquista l’intelligenza. Stimala ed essa ti esalterà, sarà la tua gloria, se l’abbraccerai. Una corona graziosa porrà sul tuo capo, un diadema splendido ti elargirà».

VANGELO Mt 5, 20-26
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

La Parola di Dio

Adam conobbe sua moglie che partorì un figlio…

Non abbandonare il mio insegnamento…

Va’ a riconciliarti con il tuo fratello…

Come sempre trovo giusto ed appropriato partire, per la nostra riflessione, dal libro della Genesi. Adam, cioè l’uomo e sua moglie, sono di fronte ad un disastro: i figli non sono andati d’accordo e uno ha ucciso l’altro. Ma la storia non si ferma. Essi di nuovo si cercano e decidono di generare altra vita. Di fronte alla sofferenza, di fronte al male, di fronte alla morte la reazione non è quella della disperazione o della chiusura, ma quella della speranza. Generare nuova vita, generare un figlio, è proprio mettersi al servizio della speranza, esprimere il proprio desiderio di non fermarsi, cercare in tutti i modi di vivere quell’attenzione al mondo, quell’attenzione all’altro, quel servizio alla vita che Dio aveva chiesto proprio a partire dai primissimi istanti della sua rivelazione all’uomo. La vita deve prevalere. Non ci si può arrendere nemmeno di fronte alla morte e nemmeno di fronte a chi ha attentato alla vita, a chi ha tolto la vita al fratello. È un segno di consolazione, è un segno di speranza, è un segno di attenzione alla vita stessa. È un invito a coltivare la relazione e a permettere nuove relazioni come modo per sopportare la difficoltà dei giorni e la fatica del vivere, è un invito a fare in modo che l’uomo non si rinchiuda in sé stesso ma, aprendosi all’altro, trovi il rimedio e la cura per tutto ciò che lo opprime, lo snatura, lo disumanizza. La relazione è, quindi, il vero antidoto contro qualsiasi realtà che tende ad imbruttire il cuore dell’uomo. La relazione è data perché l’uomo trovi nuova forza per vivere bene i propri giorni e il proprio cammino.

Questa forza delle relazioni è quella che il Vangelo indica nella riconciliazione. Questa pagina di Vangelo è sempre molto forte, perché ci sta dicendo che ancor prima di offrire a Dio il proprio culto e la propria azione liturgica, occorrerebbe offrire a Dio il dono di un cuore riconciliato. Questa è la prima realtà da vivere e da salvaguardare! Senza mezzi termini il Vangelo ci ha detto di lasciare il dono davanti all’altare per riconciliarci con il fratello. Come dire: la stessa azione liturgica potrebbe risultare compromessa se non viene da un cuore capace di perdono e di riconciliazione. Un insegnamento molto forte, perché ci dà un ordine di priorità che non è quello che avvertiamo, quello a cui siamo abituati, quello a cui dovremmo tutti accedere.

Ben venga, allora, se in questo giorno comprenderemo quello che ci stanno dicendo i Proverbi. Noi siamo chiamati a non abbandonare gli insegnamenti del Signore anche quando sono difficili. Il trovarli difficili non deve essere occasione per abbandonare quella Parola che, invece, è affidabile e che può diventare il cuore di tutta la vita e di tutta l’esperienza umana. È, insomma, un invito a non arrendersi, un invito a fare propri i richiami che la stessa Parola ci dona, avvertendone il peso ma anche la bellezza e, soprattutto, la verità. Solo chi custodisce l’insegnamento del Signore sa sempre guardare con speranza a tutte le circostanze della vita, senza mai arrendersi, lasciando solo che sia il Signore a spronare il cammino perché gesti di pace e di riconciliazione possano essere il fulcro di un’esistenza rinnovata.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che a tutti, anche se non con chissà quale cadenza o forza, sarà capitato di partecipare a qualche Messa o a qualche atto di culto non avendo il cuore perfettamente riconciliato con tutti. Anzi, credo che sarà capitato a tutti di andare a Messa con qualche divisione che pesava sul cuore o con qualche discussione accesa appena sostenuta o con qualche altra causa di divisione vissuta in modo non conforme al Vangelo. Cosa dobbiamo fare in questi casi? Come dobbiamo rispondere? Dobbiamo alzarci e andarcene dalla funzione? Oppure c’è qualcosa d’altro da fare e da vivere? Io credo che il Vangelo ci insegna che il perdono, la riconciliazione, non sono mai un atto, ma sempre un cammino. Per questo c’è bisogno di tempo, quando si tratta di vivere un percorso di riconciliazione particolarmente difficile o complesso. Ecco perché credo che anche quando dovessimo partecipare ad una Messa senza avere già portato a termine un percorso di riconciliazione, siamo del tutto autorizzati a stare lì, a partecipare a quella preghiera, non certo per derogare a questo Vangelo, ma per assaporarne la bellezza e l’efficacia. Stiamo lì a Messa per ascoltare il Signore, per parlare con il Signore, per ricevere il suo corpo e il suo sangue che sono il continuo sostegno e il continuo richiamo a vivere bene il cammino di perdono, di riconciliazione che si sta facendo. Ecco perché non è una deroga al Vangelo, ma un modo per viverlo! Certo poi occorrerà andare a completare questa riconciliazione, secondo i tempi che sono necessari e secondo quello che il Signore stesso ci invita a scoprire e a vivere. Quando si è sinceri nel proprio percorso di fede, poi i risultati arrivano! Direi che oggi dovremmo tutti chiedere al Signore questo dono: il dono di saper vivere bene il tempo che ci viene dato, il dono di saper vivere bene il tempo che ci viene concesso anche in vista della riconciliazione e del perdono. Senza queste realtà noi non riusciremo mai a vivere una vita pienamente cristiana.

Il Signore ci guidi a questa conversione! Anzi, mentre contempliamo il Crocifisso cerchiamo di capire che senza la sua forza non saremo mai in grado di vivere una riconciliazione vera e sincera nei confronti di nessuno.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Come vivo questa dinamica della riconciliazione?
  • Questa Quaresima con chi mi chiede di riconciliarmi?
2026-02-22T09:51:24+01:00